Alex è il mio fisioterapista ormai da anni. Non troppo alto, corporatura atletica, capelli corvini e un naso perfetto. Un piccolo nasino che sostiene una montatura di occhiali troppo grande e che nasconde due occhi verde smeraldo.
Da circa cinque anni posso dire che conosce il mio corpo meglio di me. Conosce il mio "calvario" fisico dall'inizio e dal primo giorno che l'ho conosciuto non ho più voluto essere aiutata da nessun altro,seppur competente nel campo. Mi ricordo ancora quel giorno, ero disperata, stavo male, non riuscivo nemmeno più a camminare: avevo una grande tendinopatia achillea cronica che mi trascinavo per troppi mesi di corsa sfrenata e senza sosta. Amavo quello sport ed il pensiero di non poterlo più praticare mi strappava via da quel mondo per me orami fondamentale. Un mondo nel quale c'ero solo io, il mio ipod, le mie gambe e la natura. Nonostante avessi fatto milioni di visite in varie città e con i più grandi luminari ortopedici, decisi scetticamente e priva di speranze, su consiglio di un ragazzo conosciuto casualmente ad una festa, di andare in questo grande centro in cui dicevano c'erano persone che avrebbero fatto miracoli. Ed il miracolo aveva un nome: Alex.
Dopo la visita, l'ortopedico mi portò in una stanzetta lilla e ricordo ancora che dopo essersi consultati Alex mi guardò e con un dolce sorriso mi disse :"ciao, piacere Alex. Qui abbiamo un bel percorso da fare, ma con la voglia, il sorriso e la costanza ne usciremo, non preoccuparti".
Le parole più belle e di conforto di cui avevo bisogno in quel momento. Alla radio c'era Firefiles degli Owl City, ed ora tutte le volte che l'ascolto i miei pensieri velocissimi tornano a quel momento.
E' iniziata così il mio percorso di guarigione e della mia vita all'insegna della fisioterapia settimanale. Ne ho passate tante: periostite, tendinopatia cronica, laser, iniezioni di acido jaluronico, iniezioni di ozono, tendinopatia alla zampa d'oca, pubalgia, cocsalgia, iniezioni di cortisone, lesione dei nervi della gamba e tante altre. Alex mi è sempre stato "vicino", con la sua estrema calma e pazienza. Mi ha sempre spiegato cosa dovessi fare, ma soprattutto come reagire mentalmente alla serie di sfortune capitate. Mi ha insegnato che prima di tutto la guarigione deve partire dalla testa, dalla voglia di mettercela tutta per aver pazienza, perchè "sono cose che ti porterai dietro per sempre". Ha imparato a conoscermi Alex: sa quando sono preoccupata, sa quando sono nervosa e sa quando ho bisogno delle sue parole di conforto :" tranquilla Ele, non agitarti, perchè il tuo nervosismo non ti aiuta. Piano piano ce la facciamo..". Dio solo sa quanto lo amo in quel momento. Una persona talmente esterna alla mia vita, che non sa nulla di me, ma che al tempo stesso è stato l'unico che negli anni più delicati della mia crescita mi ha saputo dar forza e grinta; quando nessuno poteva capire quanto ci stessi male, quanto soffrissi per questo. Lui l'ha capito, forse perchè è il suo lavoro o forse perchè è umanamente imbattibile.
Quando parlo di lui dico che Alex mi ha "salvata" troppe volte. Salvata mentalmente intendo. Salvata perchè quando i grandi "mediconi" dicevano, con una sensibilità da mammut,che dovevo smettere di correre, mi sentivo come se mi tirassero un pugno nello stomaco.
Alex invece mi ha insegnato che con pazienza tutto si risolve, e che non serve una diagnosi fredda per decretare la cura di un paziente. Serve prima di tutto partire dalla testa e non far sentire sola una ragazzina di 15 anni.
Mi ha vista crescere, mi ha vista cambiare, piangere ed essere testarda. Ora, quando mi fa male qualcosa penso "domani vado da Alex e son sicura che mi aiuta", e subito provo un senso di pace e tranquillità, e mi vien da sorridere quando mi dice " so già cosa vuoi tu, riprendere a correre iniziando già con un'ora sparata! ".
Oggi, a vent'anni, lo guardo e dico "Certo, è il suo lavoro questo Ele, è ovvio che deve saperlo fare bene. Ma chiunque si innamorerebbe di lui: è bravo, dolce, ti infonde pace ed ha un sorriso splendido".
Non dimenticherò mai il percorso che insieme abbiamo affrontato, le visite, le infinite lezioni di fisioterapia ma soprattutto la vicinanza che solo lui ha saputo e sa darmi. Nessuno può capire quale immensa gratitudine, quale ammirazione e stima ho nei suoi confronti. E forse è meglio così: non voglio nemmeno che qualcuno riesca ad immaginarlo. Perchè solo io e lui sappiamo quanto sono stati lunghi e duri questi cinque anni.
Queste sono le persone che amano il proprio lavoro: quelle che prima dell'applicazione delle teorie studiate in anni di università e prima del benessere fisico vogliono farti stare bene a livello emotivo.