Alla fine mi sono deciso e ho invitato Sylvie a cena. “ non facciamone un dramma” mi aveva detto. Una frase che si presta ad essere interpretata: non facciamone un dramma , ma non ripetiamo la cosa, oppure non facciamone un dramma perché la cosa non mi è dispiaciuta. Devo capire. Sabato sera.
La mia cucina non è mai stata così pulita. Ho dato una rassettata perché la signora che viene una volta la settimana a pulire viene il martedì. Ho preparato la tavola con una tovaglia bianca e un mazzetto di pensees.
Alle otto suonano al citofono. Mi rendo conto di essere un po agitato. Apro, e la sua voce arriva chiara attraverso l'interfono: "Salve, professore. Sono Sylvie”
Ha un vestito leggero, blu scuro, che le arriva sopra il ginocchio. ( Lo stesso dell'altra sera. Sarà un caso ? )I ricci sono raccolti in una coda morbida, e ha un sorriso che è un misto di sicurezza e timidezza. In mano tiene una bottiglia di vino.
"Chablis" dice, porgendomela. "Non ci capisco molto, ma il mio vicino dice che è buono.
Apro la bottiglia e ci sediamo a tavola.
Ho preparato un'insalata di pesce e un taboulè di verdure. Lei mangia con appetito, si complimenta, beve il vino. Parliamo di tutto: della sua infanzia a Marsiglia, di suo padre che suonava l’inanga nei matrimoni, della madre bretone che faceva le crêpes più buone del mondo. E del suo piccolo che le dà un po 'di preoccupazioni a scuola. Mi offro per delle ripetizioni di storia. Ride molto.
La serata scorre leggera. Dopo cena, passiamo sul divano con due bicchieri di vino bianco. La finestra è aperta, entra l'aria della sera, finalmente fresca.
Ma cosa sto aspettando ? Non mi decido a fare il primo passo. Ho paura di avere frainteso, oppure ho paura di propormi ad una donna molto più giovane di me ?
Alla fine posa il bicchiere sul tavolino e si siede sul bracciolo del divano accanto a me, mi guarda. I suoi occhi sono due fessure scure, attenti. Poi
si sporge in avanti e mi bacia. Un bacio deciso, caldo, con le sue labbra che sanno di vino e di vita. Le sue mani mi afferrano il viso, e io finalmente, finalmente mi lascio andare. Le circondo la vita con le braccia, la tiro a me, e il divano cigola sotto il nostro peso.
Apro gli occhi. La notte è passata. Sylvie è sdraiata accanto a me, i ricci sparsi sul cuscino come un cespuglio selvatico. Sento il suo respiro lento, il calore della sua pelle contro la mia.
Guardo il suo corpo nudo , questa notte
il corpo di Sylvie è stato come un'onda calda che mi ha travolto. Il suo odore, la sua pelle scura, la risata che ha rotto la tensione: tutto questo è stato esattamente ciò di cui avevo bisogno.
Facciamo colazione in fretta perché deve tornare a casa.
Le dico che dovremmo parlare di questa cosa che ci è capitata. Lei mi zittisce subito con un sorriso “Professore..leggerezza, è stata solo una bella serata e una bella notte”
Prendo un respiro profondo. "E poi?"
"E poi niente" dice alzando le spalle. "Continuerò a servirti il caffè ogni mattina. E ogni tanto, se ci va, potremmo ripetere questa notte. Senza impegni, senza complicazioni. Una cosa semplice."
Alla fine è quello che volevo anche io, però sento una punta d’amaro, forse mi aspettavo che il mio fascino l’avrebbe fatta cadere innamorata ai miei piedi ?