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Officina Zoè - Sangue vivo
Ciclo di riflessioni di diversi intellettuali sui mali della televisione promosso da Giudizio Universale.
Di Salvatore Borsellino.

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Aiuta il piccolo Silvio a raggiungere il suo traguardo!
Di Fabrizio Tonello.

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Cinque operai extracomunitari sono dal 31 ottobre a decine di metri d’altezza in cima a una gru, a Brescia. Protestano contro la vergognosa truffa che il governo ha perpetuato nei loro confronti. Assieme ad altri migliaia di migranti, i cinque saliti sulla gru, avevano creduto al governo quando questi aveva promesso la normalizzazione delle loro condizioni, il permesso di soggiorno in cambio del pagamento di una tassa e dei contributi previdenziali. Così tutti costoro hanno pagato come minimo qualche migliaio di euro, tra tassa e contributi previdenziali, per vedersi riconoscere il permesso di soggiorno e non essere più clandestini. Ebbene, a seguito di una circolare del Ministero degli Interni a firma del capo della polizia Manganelli, questo loro contributo è stato semplicemente incamerato, ma la loro situazione è rimasta la stessa. Infatti, con un vergognoso comma 22, questa circolare dice che se un clandestino paga per emergere vuol dire che era clandestino e, pertanto, deve essere espulso. Alcuni dei lavoratori sulla gru sono egiziani, ma non sono nipoti di Mubarak. Per questo lo stesso governo e lo stesso Ministero degli Interni che si permettono i comportamenti scandalosi di questi giorni, sono coloro che applicano una vergognosa persecuzione nei confronti di migranti che, lo ripetiamo, hanno avuto fiducia nello stato e hanno pensato di regolarizzare la loro posizione pagando tutti i soldi che gli venivano richiesti. Questa è l’Italia di oggi. Contro quest’Italia leghista e berlusconiana, nipotina di Mubarak e Gheddafi, il 6 novembre a Brescia migranti e italiani manifesteranno in piazza.
Giorgio Cremaschi
Intervista al gen. Başer a cura di Yasemin Taşkin.
Da Limes.
"...La storia è molto semplice: più di cento profughi, di cui metà bambini, arrivano dopo pene indicibili da noi in Sicilia, sbarcano sulla nostra terra. Un tempo, le donne si sarebbero affrettate a portare coperte e viveri, e gli uomini vino. Adesso, l’affare è di competenza della forza pubblica. Rastrellano i disgraziati, li chiudono in uno stadio, inventano qualche chiacchiera per tenere a bada i pochi cittadini accorsi, e rimandano le pecore al lupo. Che è uno dei tanti tiranni africani, odiati dal popolo ma con una buona polizia: tutti, da qualche anno in qua, fraterni amici dell’Italia o almeno dei suoi governanti. Il rapporto fra noi e l’egiziano Mubarak, o il librico Gheddafi, è infatti chiarissimo su questo punto: l’Italia paga; essi impediscono con ogni mezzo, comprese tortura e morte, ai loro infelici sudditi di venire e infastidire noi ricchi. Cento o duecento vittime, uccise mentre fuggivano dal Muro di Berlino, disonorarono - e giustamente - i regimi orientali, concorsero al loro crollo e furono e sono invocate come prova della disumanità e tirannia di quei regimi. Oggi le vittime si contano a migliaia e decine di migliaia, e noi tutti italiani – meno chi vi si oppone – ne siamo conniventi. Vergogna, vergogna, vergogna..."
Continua su U Cuntu.

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«Non servono pene più severe, ma leggi per far emergere il reato. Il contrario di quello che avviene da noi, con la depenalizzazione dei reati finanziari».
L'Espresso intervista il giudice Piercamillo Davigo.