Ciao a tutti, bentornati a Jay's Reviews!
Da un paio di anni mi sono imposto degli obiettivi: leggere tre fumetti, leggere un libro e provare a finire un videogioco. Sul lato fumetti riesco a raggiungere il traguardo o almeno ci vado vicino. Con i libri mi sto aiutando leggendone di brevi. Il compito più difficile e finire un videogioco in un anno. Oggi come oggi tra produzioni AAA con mappe immense, giochi online a sviluppo continuo (o Game as a Service per i più tecnici), è difficile arrivare alla fine di un gioco. Per fortuna la scena dei giochi indie fatta da sviluppatori pazzi e piccoli studi che si imbarcano nel creare il gioco dei loro sogni, qualcosa di circoscritto con un inizio e una fine si riesce a trovare. Se poi hanno idee interessanti e particolari, la cosa funziona ancora meglio. Con questa premessa vi parlerò di Ape Out.
La premessa di Ape Out è semplice: voi siete un gorilla, abbastanza sfortunato, che viene imprigionato in varie località e situazioni. Il vostro compito è fuggire affrontando aree labirintiche, farcite di tizi armati fino ai denti per porre fine alla vostra passeggiata. Messa così pare un giochino simpatico, probabilmente un’avventura stealth. Beh, non proprio… Visto che siete un gorilla e non un serpente solido o un pescatore (umorismo stealth), i pazzi che oseranno opporsi a voi, anche se armati di pistole, fucili o lanciafiamme, vedranno da molto vicino muri ed altri oggetti contro cui li lancerete, col risultato di finire in marmellata.
Vabbé, tutto qui, direte voi. Invece no! Quello che renderà questa violenta avventura un vero divertimento è la colonna sonora jazz. Aspettate, non osate dire di nuovo “Tutto qui”! Perché la colonna sonora è dinamica ovvero segue le vostre mosse e aggiunge batteria e percussioni ad ogni schiattamento che effettuerete! È un’idea diversa dal solito che aggiunge un pizzico di brio e, con le abilità giuste, un gusto da rhythm game. Se le premesse vi fanno pensare che giocherete con un sottofondo di suoni a caso, allora non conoscete il jazz e la sua incredibile capacità di funzionare nell’improvvisazione.
Per non perdersi in ciance, la grafica è molto semplice e minimal con il gorilla e i poveri disgraziati che schiaccerete, ridotti a semplici silhouette colorate, rendendo omaggio a Saul Bass e i suoi opening per alcuni grandi film degli anni ‘60 (Psycho di Hitchcock, per dirne uno).
Avviso che il gioco non è semplicissimo. Se i primi livelli possono sembrare abbastanza fattibili, vengono generati casualmente, troverete alcuni di quelli successivi alquanto ostici e punitivi. Sono morto migliaia di volte ma sempre per un mix di disattenzione e confusione. Armatevi comunque di molta pazienza e vedrete che sarete felici di giocare ad Ape Out.













