Storia di fraintendimenti, ipotesi sbagliate ed incomprensioni.
Partiamo a piedi dal parcheggio di Malga Fane. Destinazione a me sconosciuta, ma basta un semplice "proviamo quel canale?" per credere di capire di aver individuato quale fosse la meta...
Facciamo un bel trekking di 300m D+ verso la gola di Stilon, dove, dopo attraversamento ruscelli, ravanage tra pendii erbosi, traversi su terreno friabile e bouldering, riusciamo a metterci gli sci ai piedi.
Da qui inizia la mia gita solitaria, perché anche Mirò, giustamente, non ce la fa proprio a starmi dietro... e segue chi sta davanti.
Dopo essere salito sui resti di una valanga, incontro finalmente neve buona che facilita il passo, non per questo renendolo più veloce. Ad un certo punto, dopo un'ora circa, compare Mirò che mi viene incontro: i casi sono due, o sono vicino al trio o Mirò è stanco. Ma vedendo in lontanza i puntini A. e V. sopra il passo, tipo a 3 anni luce da me, e M. che li sta raggiungendo intuisco che Mirò ha finito la sua passeggiata ed è pronto per tornare a casa, vabbè, manca poco dai....
Raggiungo il passo 30 minuti dopo M., mi aspetto di trovarli, come sempre, pronti per scendere, ma non vedo nessuno. Seguo le tracce e capisco che hanno fatto la discesa sul versante opposto. Scendo un po' per cercare di individuarli, ma davanti a me non c'è anima viva e dietro a me un cane che non ha intenzione di seguirmi. C'è anche una traccia sulla vicina ed invitante cima di fianco, e ipotizzo che A. o V., aspettando me, l'abbiano salita per poi scendere in Val di Fundres.
Che faccio? Tolgo le pelli, scendo un po' finché non li vedo, per poi ripellare subito che tanto mi prendono? Ma se Mirò non mi segue? Quello è capace di ritornare verso casa seguendo la traccia di salita..Â
Dò per scontato che ad un certo punto ripellino e mi raggiungano di nuovo al passo, per poi scendere da dove siamo arrivati. Passano mezz'ore e ancora non vedo nessuno. Mi sorge il dubbio che stiano facendo un percorso ad anello, e sapendo che avrei seguito le tracce li avrei raggiunti. Sarà forse così? A questo punto, data la mia stanchezza e Mirò che non mi segue, non me la sento di scendere, anche perché se all'inzio avevo accumulato un notevole ritardo, con un'eventuale lunga ripellata avrebbero dovuto aspettarmi il triplo... per cui no, non è la soluzione giusta. Aspetto e mi preparo per il ritorno.
Provo a chiamare ma non mi risponde nessuno. Mirò è accovacciato e trema come una foglia, visto tutto il tempo fermo ad aspettare, e mi guarda con gli occhi pietosi, mezzi socchiusi, facendomi capire che ora di tornare a casa. Ok, vento non ce n'è e non è così caldo da permettere al sole di fare il suo lavoro, per cui lascio un messaggio sulla neve (con la racchetta, non con la pipì) per fargli sapere, nel caso ripassassero di là , che ho iniziato la discesa.
Sto per partire quando mi squilla il telefono. Mi dicono di scendere verso di loro. Sono stanco e il cane più di me. Mi dicono che stanno per risalire e che mi raggiungono a breve. Ok, allora aspetto.
Dopo un bel po' mi richiamano ancora. Stiamo arrivando, ma non scendiamo da dove siamo arrivati. Ah no? No, scendiamo nel versante opposto. Vabbè, ormai io sono qui, sono pronto per partire, il cane è stanco. Scendo di qua. Ma la discesa è scomoda è anche un po' difficoltosa. Preparati a salire la cima. Come la cima? Ma non dobbiamo scendere? No, la cima. Porca vacca, la cima. La meta non è la forcella? No, la cima, cima Valmala. Echecazzo, è questa Cima Valmala??? Uff.
Dopo tutto il periodo di attesa la mia stanchezza era aumentata, come la mia pigrizia. Per cui confermo che non salgo la cima: avrei dovuto riprepararmi per la salita, salire mettendoci molto tempo, e convincere Mirò a salire, ma da come mi stava in braccio non voleva sentire ragioni. Ok, ho deciso, non salgo la cima, vi aspetto e vi raggiungo quando scendete.
Mentre la salivano, mi piangeva il cuore, mentre la scendevano, gli occhi. Un pendio meraviglioso, lungo, solcato da ricami e sbuffi di polvere.... ed io lì, imbalsamato da ore, che scaldavo Mirò, ipnotizzato dalle danze del trio. Frustrazione ai massimi livelli.
Dopo aver raggiunto più o meno la stessa quota, mi gridano e guidano a voce per farmi attraversare il pendio in punti non pericolosi. Ci ricongiungiamo, e proseguiamo la discesa insieme.
Molto meno di quello che avrei voluto, ma più che sufficiente per aver dato un senso alla gita (e per avermi ricordato che la meta, almeno quella, deve essere definita prima di partire! )