È più facile sentirsi parenti degli animali che degli uomini. Franz Kafka

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È più facile sentirsi parenti degli animali che degli uomini. Franz Kafka

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L'arroganza.
L'arrogante non è tale perché ha un'alta autostima. L'arrogante è tale perché è in guerra con tutto. Ed è in guerra perché deve proteggere la corazza che lo allontana dalle sue paure. Per questo è tendenzialmente qualcuno che vive in uno stato cronico di difesa, non di potere.
Gli arroganti sono tali perché temono di non valere quanto credono; di non sapere quanto pensano; di non essere quello che mostrano!
Attraversare o perdere la corazza li renderebbe automaticamente deboli nel confronto con la verità di sé stessi.... e questa assenza di volontà di conoscere la verità, ne fa dei codardi.
Per riconoscere un arrogante basta osservare se, nonostante le sue belle parole, è interessato solo a vincere.
Le relazioni sono fragili. Basta poco perché qualcosa ci ferisca.
La salute di una relazione non è definita dall’assenza di graffi, litigi, minacce. E’ definita da quanto tempo è necessario per arrivare ad una riparazione. Ammesso che una riparazione sia possibile perché in alcune relazioni la tolleranza all’errore è davvero minima. Allora rompiamo la relazione e costruiamo un muro, per proteggerci dal dolore, nella vana speranza che sia possibile eliminare la sofferenza dalla nostra vita.
Così quando riceviamo un graffio o una ferita, non chiediamoci quanto è profonda: domandiamoci se è davvero importante nel tessuto di quella relazione. E di quanto tempo abbiamo bisogno per cicatrizzare.
Sapremo quanto è vitale il nostro rapporto. Costruiamo muri dietro ai quali nascondersi, per proteggerci dall’essere feriti, per tenere dentro il nostro dolore. Sfortunatamente questi muri ci imprigionano.
A. Lowen
Io guardo le nuvole
E cerco le risposte.
NON AVVICINARTI A PROFONDITÀ CHE NON SAI LEGGERE.
POTRESTI TROVARCI L’ABISSO.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie
Esistono profondità interiori che non tutti sanno attraversare. Non perché siano oscure in sé. Non perché chi le custodisce sia “troppo complicato”, “troppo intenso” o inaccessibile.
Ma perché la profondità autentica richiede qualcosa che molte persone non hanno realmente sviluppato: una struttura interiore capace di sostenere la verità emotiva dell’altro senza trasformarla immediatamente in paura, fuga, controllo o distruzione. Per stare davvero dentro certe relazioni non basta il desiderio. Non basta l’attrazione. Non basta nemmeno il sentimento iniziale. Servono presenza, responsabilità affettiva, capacità di tollerare complessità, ambivalenza, vulnerabilità. Perché alcune anime non chiedono semplicemente di essere amate.
Chiedono di essere attraversate con coscienza. E questo è molto più difficile. Viviamo in un tempo che spesso confonde l’intensità con la profondità. Basta sentirsi travolti, desiderati, cercati, emotivamente attivati e subito si pensa di trovarsi davanti a qualcosa di “grande”. Ma l’intensità emotiva, da sola, non è ancora profondità. A volte è soltanto attivazione delle ferite. Due persone possono sentirsi potentemente attratte non perché si incontrino davvero ma perché si agganciano inconsciamente nelle reciproche mancanze, paure, dipendenze o bisogni irrisolti. Ed è qui che compare l’abisso. Perché chi non sa leggere la differenza tra: amore e fusione,presenza e controllo, profondità e dipendenza, vulnerabilità e manipolazione, può lentamente perdere sé stesso dentro relazioni che sembrano immense ma che in realtà stanno consumando la propria integrità interiore. Ci sono persone attratte dalla profondità dell’altro soltanto finché questa resta affascinante, misteriosa o idealizzata.
Ma quando quella profondità chiede verità concreta, reciprocità, responsabilità emotiva e capacità di restare allora iniziano a sentirsi minacciate. Perché la vera profondità non permette di restare superficiali. Ti espone. Ti costringe a incontrare anche le tue parti non risolte. Ed è qui che molte persone fuggono. Non dall’altro. Ma da ciò che l’altro fa emergere dentro di loro. Un evitante, per esempio, può desiderare intensamente un legame profondo ma appena sente il rischio della reale vicinanza emotiva inizia a percepire soffocamento, invasione, perdita di libertà. Non perché l’amore sia falso.
Ma perché l’intimità riattiva memorie profonde di pericolo, dipendenza o perdita di sé.
Allo stesso modo un narcisismo fragile può sentirsi attratto da persone profonde, sensibili, vive ma contemporaneamente viverle come una minaccia al proprio equilibrio difensivo.
Perché chi possiede una vera interiorità mette inevitabilmente in crisi le strutture costruite soltanto sull’immagine, sul controllo o sulla grandiosità. E allora cosa accade? Si tenta di:
svalutare ciò che non si riesce a sostenere, controllare ciò che fa sentire vulnerabili, consumare emotivamente l’altro senza incontrarlo davvero, oppure fuggire lasciando dietro confusione e ferite. Per questo non tutte le profondità possono essere abitate da chiunque. Alcuni legami chiedono maturità emotiva reale. Chiedono persone capaci di: restare senza invadere, amare senza possedere, ascoltare senza manipolare, attraversare il conflitto senza distruggere, sostenere la vulnerabilità senza trasformarla in arma. Chi invece non ha mai attraversato veramente sé stesso spesso non riesce a stare nell’intimità senza trasformarla in lotta, evitamento, ambivalenza o potere. Perché non si può abitare la profondità dell’altro se si resta estranei alla propria. Ed è qui che emerge una delle verità più dolorose:
non tutte le persone che ci raggiungono interiormente sono capaci di restare. Alcune entrano nella profondità soltanto per fascinazione. Altre per bisogno. Altre ancora per vuoto. Ma la profondità autentica non può essere sostenuta soltanto dal desiderio iniziale. Richiede coscienza. E chi non possiede ancora sufficiente struttura interiore rischia di rompersi dentro ciò che incontra,
o di rompere ciò che incontra. Ma esiste anche un altro passaggio fondamentale. Chi possiede davvero profondità, col tempo, impara che non tutto deve essere salvato. Questa è una delle maturazioni più difficili.
Perché le persone profonde spesso hanno una tendenza naturale: comprendere, accogliere, restare, vedere il dolore dell’altro E rischiano così di scendere troppo a lungo dentro abissi che non appartengono loro. Ma amare qualcuno non significa necessariamente poter abitare qualunque sua oscurità. Esistono persone che non vogliono guardarsi.
Che non desiderano trasformarsi. Che preferiscono ripetere le proprie dinamiche distruttive piuttosto che attraversare davvero sé stesse. E allora la profondità matura impara una cosa essenziale: la sensibilità senza confini può diventare autodistruzione. Nasce così una forma più alta di coscienza relazionale: la capacità di mettere distanza senza perdere umanità. Di proteggere la propria luce senza diventare freddi. Di scegliere senza colpevolizzarsi. Di praticare autodistanziamento e autotrascendenza senza smettere di amare la vita. Perché la vera profondità non è quella che trattiene chiunque. È quella che sa riconoscere chi può davvero restare senza distruggere il legame, l’altro o sé stesso. Ed è forse questa una delle forme più mature dell’amore: non aprire indiscriminatamente il proprio abisso a chiunque ne sia soltanto attratto ma custodire la propria interiorità per chi possiede abbastanza verità da poterla attraversare senza trasformarla in rovina.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie

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A questo Sole desidero offrire e ricevere.
Prendo energia, forza, desiderio.
Riconsegno stanchezza, sacrificio, peso.
Caro Sole,
brucia ciò che è superfluo
e custodisci ciò che è essenziale.
Amen.

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