Dei pensieri che non sono linee
Le domeniche passate a casa sono il giorno dello sgroviglio. C’ho sto filo in testa che non so che giro vuole fare e allora decido di mettere su gli Smiths, così posso straziarmi mantenendo pur sempre la leggerezza delle chitarrine. Dalla camera di fianco sento mia madre parlare col compagno, che poi col tempo siamo finiti per essere una famiglia, e lui le sta dicendo “basta, non farti venire strane idee” e lei “mi piacciono, posso guardarli?”. Al che capisco che mia madre sta cercando qualche nuovo gatto da ammirare, i nuovi nati, i piccoli fiammiferai miagolanti da salvare. “Sì lo so che ti piacciono i gatti, ma non possiamo prenderli tutti perché poi non ci stanno più”, c’ho preso. Rimango colpita dalla linearità di questa affermazione. Penso ai quattro esserini bianchi che già girano per casa e ne immagino il doppio, poi sempre di più, 80mq come limite che tende a + infiniti gattini. E io lo so, che i pensieri che sono linee il più delle volte portano ad avere razionalmente ragione, ma poi i gatti su internet li si guarda comunque per sempre e sempre.



















