“Vuoi il cazzo? vuoi la lingua? vuoi le dita?
o vuoi un sessantanove laterale?
Sei la mia sola garanzia di vita,
sei la mia malattia quasi mortale.
Patrizia Valduga
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⁂

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@ilmerlomaschio
“Vuoi il cazzo? vuoi la lingua? vuoi le dita?
o vuoi un sessantanove laterale?
Sei la mia sola garanzia di vita,
sei la mia malattia quasi mortale.
Patrizia Valduga

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Incanti ardenti ed arsi
WordPress
La prima urgenza
Svegliarmi respirandoti il viso, il tuo alito che si infrange sullo spartiacque del mio naso, al ritmo ancora blando del tuo sonno tenace più del mio.
Non poterti guardare, perchè sei troppo vicina o meglio vicina, quanto è necessario per vederti davvero, oltre la pelle. Chiudo gli occhi, semplicemente, inalo la tua essenza, i baci infiniti di ieri sera, la mezzanotte in cui ti è esplosa la fica sulla punta della mia lingua, quel tempo nella notte senza ore in cui il mio sesso ha urtato contro il fondo del tuo cranio, conficcandosi nell’osso, e infine ne hai digerito il succo, e il chiodo nella tua gola è divenuto sogno.
Sentire un rivolo del tuo sudore sulla mia spalla, che ora sì, è davvero nuda, la leccherai più tardi. Leccherai ogni residuo di te per poi restituirmelo, ancora, e tornare a leccarmi.
Un punto che si fa duro, sulla tua pelle, finalmente.
E’ spesso così, quando dormi con me. E’ il tuo corpo che si risveglia prima della tua mente.
Non puoi pensare, non puoi parlare, non puoi volere ancora, sono io dunque che devo pensare, parlare, volere per te, per il tuo corpo che ora si fa domanda, bisogno.
L’urgenza del tuo capezzolo duro che freme contro i peli del mio petto.
Mi stacco appena, in pochi attimi, senza che tu possa nemmeno orientarti, sei a pancia sotto, i grandi fianchi divaricati, l’ano e il sesso esposti in direzione della luce del giorno, che penetra sempre più potente nella stanza.
L’odore della tua eccitazione calda, lunga, serbata da tutta la notte che si diffonde nella stanza, invisibili eppure chiarissime immagini erotiche delle tue fantasie proiettate ovunque, sulle pareti, tutt’intorno.
La mia mano si intinge fra le labbra della tua vulva succosa, sei già zeppa, zuppa. Ti bagno le labbra della bocca nel tuo succo, hai sete, tutta la sete del primo risveglio del giorno.
Non ho dimenticato cosa ho fatto ieri, più volte e infine questa notte, alle tue chiappe carnose e timide.
Ti inarchi, gemi afflitta non appena la punta della mia lingua sfrega, liscia eppure ruvida come lingua di un gatto, sulla pelle infiammata del tuo culo.
Lo sai bene, mi conosci. Getti il tuo volto dentro il materasso, sai di non avere scampo, di avermi provocato; eppure lo avrei fatto ugualmente, a prescindere dal tuo gemito, a prescindere da qualunque tua reazione.
Non lecco più, mordo.
La carne del tuo culo come una mela saporita. Stringo una natica nella mano, la strizzo fra le unghie, pianto i miei denti ben dentro, come dovessi assaporarne la cruda verità fino al sangue.
Collego i segni della mia crudeltà come fossero tappe della tua via crucis, stazione dopo stazione con la mia lingua, per raccoglierne il dolore, per favorirti nella tua espiazione.
Ti divarico più forte ancora, neppure nel tuo intestino adesso puoi ritirarti, puoi sfuggirmi.
Sei aperta in mille piccole ferite, schiusa come se non fossi che un insieme di pori, di orifizi circondati da carne che non cicatrizza più.
Boccheggi, sospiri dal tuo ano come dalla tua fica come dalla tua bocca, aliti diversi, odore di sonno odore di fica eccitata odore di culo vergognoso, che si confondono nell’aria calda dei nostri sonni e dei nostri bisogni che riempie la stanza.
Ti lecco tutta nel tuo inferno, fin dentro la malabolgia più amara, perchè tu lo sappia, perchè il più selvatico dei tuoi cervelli lo pensi.
Ti ho preso fra le labbra il tuo estremo segreto, lo divido con te, nella tua bocca, benedizione che prepara l’ultima crudeltà del mattino.
Già la punta del mio sesso ora preme contro la tua apertura più oscena.
Nessuna cautela, nessuna delicatezza.
Tutto il tuo dolore, l’assoluto del mio piacere, un’unica urgenza che si fa merda e amore, nel profondo del tuo ventre.
La passione umana
Il ricordo perduto WordPress
Se tu sapessi, Dio,
che per conoscere una donna
bisogna amarla,
bisogna entrare nelle sue viscere
e sentire il calore dei suoi gemiti,
capiresti cos'è la passione umana
che muore d'amore
e si perde perché vuole morire.
Alda Merini
Incanti ardenti ed arsi WordPress
Sesso distillato in parole.
Sul tuo viso e sul tuo corpo il velo del sudore, è il caldo certo, ma pure l’attesa, la consapevolezza del mio desiderio e del tuo, soprattutto.
Mi piace vederti così, ancora troppo vestita mentre brami di obbedire all’ ordine di spogliarti, che non arriva.
Sei spaesata, in questa enorme stanza vuota e luminosa che non avevi mai visto prima.
Dove ti prenderò, come, quanta della tua pelle sfregherá contro la pietra rugosa del pavimento, come mi servirò della luce per insinuarmi a fondo, in ogni piega del tuo spirito, in ogni tua dilatazione.
Il mio odore copre il tuo più indecente, ancora per poco.
Ti sorprendo spogliandomi per primo, insegnandoti la necessità di guardarmi tutto, di non avere pudore per il tuo bisogno.
Devi chiedere, devi pronunciare, devi offrirmi la tua urgenza come parola e non solo come corpo: è questo l’ ordine del giorno.
Sogni e poesie di una donna qualunque
WordPress
Madrigal apasionado Federico Garcia Lorca
lo vorrei stare sopra le tue labbra per spegnermi alla neve dei tuoi denti.
lo vorrei stare dentro il tuo petto per sciogliermi al tuo sangue. Fra i tuoi capelli d'oro vorrei eternamente sognare.
E che diventasse il tuo cuore la tomba al mio che duole. Che la tua carne fosse la mia carne, che la mia fronte fosse la tua fronte. Tutta l'anima mia vorrei che entrasse nel tuo piccolo corpo.
Essere io il tuo pensiero, io il tuo vestito bianco, perché tu t'innamori di me d'una passione così forte che ti consumi cercandomi senza trovarmi mai. E perché tu il mio nome vada gridando ai tramonti, chiedendo di me all'acqua, bevendo, triste, tutte le amarezze che sulla strada ho lasciato, desiderandoti, il cuore. E intanto io penetrerò nel tuo tenero corpo dolce essendo io te stessa e dimorando in te, donna, per sempre,
mentre tu ancora mi cerchi invano da Oriente ad Occidente, fin che alla fine saremo bruciati dalla livida fiamma della morte.

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Anais Nin , Delta di Venere
Rimaneva sdraiata a limarsi le unghie e a dipingerle con lo smalto, si dedicava alla sua raffinata toilette per future occasioni, si spazzolava i capelli biondi. Seduta al sole, si schiariva i peli del pube con batuffoli di acqua ossigenata per armonizzarli coi capelli.
Abbandonata a se stessa, era tormentata dal ricordo delle
mani sul suo corpo. Ora ne sentì una sotto il braccio, che le scivolava verso la vita. Le venne in mente Martinez, il suo modo di aprirle il sesso come un bocciolo, i colpetti della sua lingua veloce che copriva la distanza dal pelo pubico alle natiche, fermandosi nella fossetta alla fine della colonna vertebrale. Come gli piaceva questa fossetta, che portava le sue mani e la sua lingua a seguire la curva all'ingiù e svanire tra le due morbide rotondità carnose.
Pensando a Martinez, Matilde si sentì invadere dalla
passione. E non riuscì ad aspettare il suo ritorno. Si guardò le gambe che a furia di vivere in casa erano diventate bianche, molto allettanti, di un bianco gesso simile alla carnagione delle donne cinesi, di un morboso pallore da serra che gli uomini, e in particolare i peruviani di pelle scura, amavano molto. Si guardò il ventre, senza un difetto, senza una sola piega che non avrebbe dovuto esserci. I peli pubici erano rosso dorati, brillavano al sole.
"Com'è che mi vede lui?" si chiese. Si alzò e portò un lungo
specchio vicino alla finestra e lo appoggiò al pavimento, contro una sedia. Poi vi si mise di fronte, seduta sul tappeto, e lentamente aprì le gambe. La vista era incantevole. La pelle era immacolata, la vulva rosata e piena. Pensò che era come la foglia dell'albero della gomma con il suo latte segreto che la pressione delle dita poteva far uscire, la mistura odorosa che assomigliava a quelle delle conchiglie marine. Così era Venere, nata dal mare, con dentro questo piccolo chicco di miele salato, che solo le carezze potevano far uscire dai recessi nascosti del suo corpo.
Moll(am)y
Jetpack
Brevissime di Molly 6
by mollymelone17
Piano terra, una finestra a lato, una dietro. Vista parcheggio, solo il mobile separa dalla collega. La gonna alzata sulle cosce, autoreggenti vista pizzo, le dita sul clitoride, gonfio come le labbra. Fradicia, Lui nella testa, Lui nel mio culo, Lui che si muove, mi muove, mi usa, anche da altrove. Passano estranei fuori dal vetro. Ansimo. Tappo la bocca con la sinistra, compulsiva la destra sulla figa, divarico cosce da troia. Odore di sesso in ufficio, rumore liquido, colo. Smetto, non posso, ma voglio e devo. Annuso l’aria, respiro sesso, salivo. Si alza la collega, percorre il corridoio, si allontana, sposto gli slip, infilo di nuovo le dita, tappo la bocca, Lui nel cervello, spinge, cresce, esplode, deflagra, vengo mentre squilla il telefono.
SONETTI LUSSURIOSI
di Pietro Aretino
LIBRO PRIMO
I
Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
perché tutti per fotter nati siamo;
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo.
E se post mortem fotter fosse onesto,
direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;
e di là fotterem Eva e Adamo,
che trovarno il morir sì disonesto.
-Veramente egli è ver, che se i furfanti
non mangiavan quel frutto traditore,
io so che si sfoiavano gli amanti.
Ma lasciam'ir le ciance, e sino al core
ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti
l'anima, ch'in sul cazzo or nasce or muore;
e se possibil fore,
non mi tener della potta anche i coglioni,
d'ogni piacer fortuni testimoni.
Lei...
era fatta di silenzi...
di sguardi intensi...
e parole appena accennate...
di profumi d'oriente...
e sabbia di mare...
mutevole come il cielo di primavera...
e calda come le notti d'estate...
era fatta di stelle...
e dei miei sogni.
Alessandro Nero
Pietro Aretino - Sonetti lussuriosi (1526
SONETTO VII.
Tu m’hai il cazzo in potta, in cul mi vedi,
Ed io vedo il tuo cul com’egli è fatto,
Ma tu potresti dir ch’io sono un matto
Perche tengo le man dove stà i piedi.
Ma s’a cotesto modo fotter credi,
Credillo a me, che non ti verrà fatto,
Perche assai meglio al fottere io m’adatto
Quando col petto, sul mio petto siedi.
Vi vuò fotter per lettera comare
E vuò farvi nel cul tante ruine
Cole dita, col cazzo, e col menare,
Che sentirete un piacer senza fine.
Io non so che più dolce, che gustare
Da Dee, da Principesse, e da Regine,
E mi direte alfine
Ch’io son un valent’uomo in tal mestiero.
Ma d’aver poco cazzo mi dispero.

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Pietro Aretino - Sonetti lussuriosi (1526)
SONETTO X.
In cul lo voglio. Mi perdonerai
Donna, io non vuò far questo peccato,
Perche quest’è sol cibo da prelato,
Ch’anno il gusto perduto sempremai.
Deh mettil quà: Nol farò: Tu il farai
Perche non s’usa più dall’altro lato,
Id est in potta, ed oggidi è più grato
Il cazzo dietro, che dinanzi assai.
Da voi voglio lasciarmi consigliare
Il cazzo è vostro, or se vi piace tanto
Come cazzo gliavete a commandare:
Io l’accetto, è già mio: spingi da canto
Più sù più giù, ei va senza sputare,
O cazzo buon compagno, o cazzo santo!
Toglietel tutto quanto,
L’ho tolto dentro più che volentiere,
Ma s’ei vi stasse un anno, o bel godere!
Antonino mazzeo– Anti politicamente corretto.
VOGLIO SPOLPARTI LA FICA.
A gambe aperte senza mutande mi guardi vuoi che ti spolpo la fica. Io lo so cosa vuoi tu, ma tu non sai cosa voglio io. Mi guardi con lo sguardo di chi ha esperienza, e io ti guardo perché ho fame, voglio mangiarti, voglio leccarti, voglio sentire le labbra che sanno di te. Mi scopri il seno, mi fai vedere i capezzoli, ridi e mi stai aspettando. Sei bagnata, mi desideri lo fai da tempo. Ti tocchi pensando al potere della mia bocca su di te, pelle bianca e occhi da buttarci dentro anche l’anima. Mi avvicino, respiri forte, lo sento, vorrei farti male con la mia lingua ma, non posso. Vorrei scoparti tutta la notte, vorrei rompere il tuo culo, se già non è rotto. Comincio a baciare delicatamente tra le gambe, ho così tanto sangue che vorrei morderti, sulla coscia destra. Cerco il clitoride con la lingua, con la punta lo trovo. Piccolo e liscio, mi piace leccarlo piano, mentre le labbra carnose rilasciano lentamente saliva bollente, ti sento tremare, sei venuta subito ma, non mi basta. Ancora una volta, mi stacco mentre lecco, ti guardo negli occhi e prendo le tue dita, le succhio, le mangio, scendono dentro la mia gola in profondità. Affondo nuovamente dentro la tua passera, sei bagnata da morire, faccio fatica a raccogliere tutti i tuoi liquidi con la lingua, mi inondi anche l’ultimo resto di me. Ancora godi. Fammi sborrare sulla faccia, voglio coprirti di sperma. Toccati e dimmi quando stai per venire, voglio insieme lo stesso orogasmo, tira fuori la lingua e ingoia, perché se non ingoi, non sei quella che immaginavo. Vieni qualche secondo prima di me, io ti riempio si sperma bollente, facendo attenzione a non prenderti gli occhi, adesso voglio baciarti, voglio leccare la tua lingua. Di me ti rimane qualcosa sempre, dopo la prima volta. Non voglio scoparti, voglio solo spolpare la tua fica, ogni giorno.
Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino
Libro Primo
I
Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
perché tutti per fotter nati siamo;
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo.
E se post mortem fotter fosse onesto,
direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;
e di là fotterem Eva e Adamo,
che trovarno il morir sì disonesto.
- Veramente egli è ver, che se i furfanti
non mangiavan quel frutto traditore,
io so che si sfoiavano gli amanti.
Ma lasciam'ir le ciance, e sino al core
ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti
l'anima, ch'in sul cazzo or nasce or muore;
e se possibil fore,
non mi tener della potta anche i coglioni,
d'ogni piacer fortuni testimoni
Incanti ardenti ed arsi
Sesso distillato in parole.
di incantiardentiedarsi jatpack
(…)E ti descrivevo la tua fica piccola e pelosetta con parole sconce che tu non pronunceresti mai, quelle che hai sempre nella testa e non sai dire e non sai scrivere. E intanto ti chiavavo lentamente da un tempo che sembrava ormai immemore e indecente, fuori le voci di bambini di ritorno dal mare erano diventate rombi di motorini che si apprestavano alla serata. E il cazzo scorreva bene come un fiume rosso di tramonto nel suo letto pacificatore e io ti raccontavo come si lecca e si succhia il tuo clitoride gonfio quando l’asta enorme della mazza che ti percuote dentro partorisce dalla tua fessa una bocca, una lingua, tutta una testa avida dai succhi che risputi dal tuo sesso. E tutte le tue mucose rigonfie pulsavano come fossero succhiate forte, tu godevi, te lo devo dire, senza ritegno alcuno, come avresti voluto ti vedessero gli uomini tutti con cui eri stata e quelli che avresti voluto avere ancora, come avresti raccontato prestissimo alle tue amiche invidiose, se solo, se solo, un colpo di cazzo, più potente, giù contro la cervice che sporge, la bocca del cazzo, brutale, se solo non avesse succhiato così forte il tuo cazzetto sul punto di sborrare –
– hai perso la decenza, la memoria, la voce nelle urla e non mi hai sentito più, solo il mio cazzo continuava a farti, a farti e disfarti dentro lentamente, forse un giorno saresti divenuta solo un buco fottuto, un fottuto buco felice, il buco inseminato del tuo sogno.
Oltre
Non fermarti
vai oltre
attraversami guardando
e guardami
attraversando uno spirito
che sa di rare melodie
e poi vai ancora oltre.
Non curarti
dell'evidenza,
sorvola il miraggio,
cacciatore
di eteree visioni
afferra con la mente
l'invisibile
custodiscilo
come dono segreto
concesso a pochi,
perché solo pochi
meritano,
solo pochi
sanno cercare
solo pochi
hanno occhi per vedere,
oltre.
Paola Melone

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Accarezzo il tuo corpo con
i miei respiri...
come nebbia che avvolge...
Salendo dalle caviglie alla schiena...
sfioro la tua pelle liscia e delicata..
che ignora il passare degli anni...
e come non mai...
brilla come un tappeto di stelle
profumato dei tuoi inebrianti odori...
continuo...
salendo fin ad arrivare alle tue
morbide labbra..
ti bacio...
e assaggio i tuoi sapori
di delizioso gusto ….
Un bacio interminabile …
fin quando non ti sento sospirare
dal desiderio …
Ti guardo negli occhi …
le mie perle...
quegli occhi di rara bellezza …
e sollevandoti il viso
avvolto dalle mie mani...
sfioro le tue labbra...
e tra un respiro e un sospiro...
ti sussurro...
renderò Realtà ogni tua
recondita fantasia....
ogni tua voglia...
Eugenia M Eugenia M
MeWe
"Il sesso è un momento di magia. Durante il sesso si gioca, si ride, si scherza, si mangia, si beve, si scopa, ci si provoca piacere o dolore legato al piacere, si urla, si piange, si viene, ci si bacia e ci si mangia, che sia a letto o su un divano, per terra o in bagno, in macchina o all'aperto, non importa dove e in quanti, non importa se bendati, legati, padroni o schiavi, omosex-bisex-trans. Il sesso mi libera la mente. Il sesso deve essere piacere e non dare stress. Non esistono mogli o mariti, fidanzati o ex fidanzati. Non esistono ricatti o vendette. Di quel tempo passato assieme, che siano 10 minuti o un'intera settimana deve restare memoria altrimenti è stato tempo perso e sesso fatto male. Per questo cerco ancora certe donne e certe donne mi cercano ancora. Per questo cerco ancora uomini come te. Si vuole riprovare quella magia, quelle emozioni e in un attimo si ricrea tutto, la pelle non mente mai. La pelle è il sesso e quando si incontra una persona nuova e senti che la pelle chiama, beh ... una nuova storia da vivere pienamente senza paura".
Cit.
Orgasmi di una donna amante "perfetta" .
Amante perfetto
MeWe