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The chameleon and I.
Zurich, July 2014.
Illumi+nasi World cup s-tribute 2014. (From "Alsazia mitica", ph. 2012)
Illuminasi in Super8, Zurich 2012.

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Esperti Project at home. Zurich, 2014.
2+0+1+4= ?
Natale senza panorama.
New Studio & Illumi+nasi: headquarters.
Salento, Ottobre 2013.
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“Baltasar e Blimunda: Promessi sposi e garofani”
Memorial do Convento, pubblicato in Portogallo nel 1982, tradotto in italiano nel 1984, è il romanzo che ha portato al successo europeo lo scrittore José Saramago e che conquista il mondo inglese, "a picaresque love story set during the Portuguese Inquisition and written in a fantastical vein that drew him comparisons with Gabriel Garcia Marquez." Il romanzo si identifica nella corrente letteraria post-rivoluzionaria che si sviluppa in Portogallo in seguito alla Rivoluzione dei Garofani e, come punto focale, ha una riflessione profonda sul carattere del popolo portoghese e dei suoi punti deboli. Per la connotazione storica e il dualismo protagonistico, Memoriale del convento ricorda I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Saramago sceglie di ambientare la sua storia all’inizio del Settecento, come Manzoni scelse di ambientare i Promessi Sposi duecento anni prima. La Provvidenza, proprio come nei Promessi sposi (che Calvino ha definito romanzo della peste e non della Provvidenza), è negativa e partecipe dell’arrendevole atteggiamento dei suoi protagonisti. Anche Memoriale del convento è un romanzo di epidemie: quella della fatica, quella dell’Inquisizione. I protagonisti sono Baltasar, detto Sette-Soli, reduce da una guerra iberica, dove ha perso una mano, e Blimunda, Sette-Lune, donna dai caratteri nordici e dotata di poteri sovrannaturali: a stomaco vuoto può vedere attraverso tutte le superfici, in fondo alle viscere e alle volontà degli uomini. La mutilazione di Baltasar rappresenta in modo simbolico il pensiero iberista di Saramago, la debolezza iniziale, genetica, del Portogallo a causa della mancata unione con la Spagna. L’Inquisizione, simbolo della diffidenza nel futuro e nelle innovazioni tecnologiche, costringe fino all’ultima pagina del romanzo i due protagonisti, illuministi per caso, ad un vagabondaggio forzato. A differenza del lago di Como, l’ambientazione del romanzo è sassosa e desolata, montagne e campagne abbandonate, il cui tratto lirico è il ricordo di altre fatiche e di altre disillusioni. Il convento, il reale convento di Mafra, è in costruzione, Baltasar e gli altri uomini della sua famiglia vi lavorano e invece di rappresentare un porto di salvezza o rifugio, come per Lucia nei Promessi sposi, è luogo di perdizioni, schiavitù e morti bianche. Fra Cristoforo, o almeno la sua figura positiva e saggia, compare nelle vesti di padre Bartolomeo Lourenço, un frate benedettino di origine brasiliana, illuminato e alchimista,prevalso da dubbi su trinità e monoteismo e dalla paura delle persecuzioni del Santo Uffizio. Padre Lourenço de Gusmão, personaggio storico realmente esistito, come viene ricordato nella Nota all’edizione italiana di Rita Desti al termine del volume, coinvolge la coppia di amanti, poco dopo il loro primo incontro a Lisbona, durante un auto da fé, nella realizzazione di una macchina per volare, l’”Uccellaccio”, un progetto di aerostato storicamente riportato come “Passarola”, che si dice abbia preceduto di settantacinque anni l’esperimento dei fratelli Montgolfier. In un flusso continuo di enumerazioni, che trasmettono il fascino della “vertigine dell’elenco”, e dialoghi indiretti liberi, privi di punti interrogativi, dove parole e pensiero sono messi su un unico piano di onniscenza e parità, si mescolano “Storia e storia” in una trama ipnotica e coinvolgente, piena di suggestioni sinestetiche. La più bella è quella sonora del clavicembalo di Domenico Scarlatti, alla corte del re Giovanni V per educare la principessa Maria Barbara, la cui musica inonda le strade di Lisbona la notte e accompagna i lavori di costruzione dell’”Uccellaccio”: se potesse, ne accompagnerebbe anche il volo. Un tratto distintivo di questo romanzo è anche il difficile intreccio temporale tra fabula, aneddoti e storie raccontati dai personaggi, ricordi scarsi, ma numerose analessi visionarie, tessuto da una magica narratrice, la madre di Blimunda, che sta scontando in Angola la condanna del Tribunale dell’Inquisizione per le sue capacità profetiche. Ma il tempo non è solo quello del racconto, ma anche quello delle età. Così attraverso rapporti binari, come quello di Baltasar e suo padre, un vecchio contadino, come lo era anche quello di José Saramago, viene descritto in maniera commovente il legame tra vecchie e nuove generazioni, tra passato e futuro: “Ma voi ci credete che io ho volato, E’ quando siamo vecchi che le cose che devono ancora venire cominciano a succedere, e se è così è perché siamo capaci di credere in ciò di cui dubitavamo, e anche se non possiamo credere che è stato, crediamo che sarà, Io ho volato, padre, Figlio, io ci credo.” Se i Promessi sposi proponevano una riflessione sulla società italiana intera e le sue costanti storiche, così Saramago analizza il tratto fatalista innato della tradizione portoghese e se il romanzo di Manzoni può essere letto in chiave risorgimentale come esortazione alla liberazione dall’oppressore straniero ed esaltazione dello spirito e della lingua italiana, il secondo, che ha già visto la rivoluzione e l’affrancamento, ma da un nemico interno, è la narrazione disillusa di chi continuerà ineluttabilmente a combattere un antagonista genetico e ad essere messo al rogo per le sue idee di avanguardia, verità e libertà. Piccola Bibiliografia
Eberstadt, F., José Saramago, the Unexpected Fantasist, 26 Agosto 2007, The New York Times, http://www.nytimes.com/2007/08/26/magazine/26saramago-t.html?_r=3&oref=slogin&pagewanted=all Calvino, I., Una Pietra Sopra, Einaudi, Torino, 1980 Saramago, J., Memoriale del convento, traduzione dal portoghese di Rita Desti e Carmen M. Radulet, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, Seconda ed. 1985
Gli occhi invisibili
Art Brut = Scoperta "L'arte che non viene a coricarsi sui letti fatti apposta per lei" (J. Dubuffet), l'Art Brut e il vuoto d'aria distintivo che porta con sé, come in un tuffo, stanno catturando nuovamente la concentrazione di questi ultimi giorni d'estate.
La scintilla il ritrovamento, o almeno, la presa in considerazione di un disegno, pennarelli su carta, di Giovanni Bosco in possesso di un privato. Giovanni Bosco (artista irregolare che ho approfondito qualche anno fa nella tesi "Il cuore senza dita - Vita e immaginario di G. Bosco") è nato e morto a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. Lì lo incontrai da bambina la prima volta, di fronte alla sua casa nella via parallela a quella dove la mia famiglia è solita riunirsi d'estate, la casa dei bisnonni, dei nonni, dei nipoti.
G. Bosco ha una storia violenta alle spalle: il padre morto prematuramente d'infarto; due fratelli uccisi per il furto di un'auto e un terzo suicida; prigione ed elettroshock. Inizia a dipingere solo dieci anni prima di morire su supporti di fortuna o sulle mura dei palazzi in rovina del piccolo paese.
Nel disegno ritrovato vengono messi in relazione degli elementi che generalmente nella sua opera compaiono separati, connessioni che rivelano trame segrete e suggeriscono nuove ipotesi semantiche. Scomposizione = cristiano (copricapo tradizionale?), cuore, autoritratto "Cristiano": persona conosciuta realmente, dai caratteri antropomorfi o rappresentato da un cuore con grandi occhi. Non sono presenti nel disegno iscrizioni, il cristiano ha un cuore blu nel naso (al centro) ed è rivestito da una struttura marrone che potrebbe rappresentare capelli o, con più probabilità, un copricapo maschile tradizionale. Alla sua base una croce, nella sua opera simbolo di lutto: questo cristiano non vive più.
"Cuore": un organo senza corpo dove il pittore ci rivela una grande sensibilità per la coerenza cromatica (semantica?): quinte arancioni, verdi, poi lilla e marrone, anche colore del contorno. "Autoritratto": il pittore è un'ombra seduta di profilo. Il dottore di tutto, come Bosco stesso si definiva, si trasfigura in questa sagoma laterale, che comprende lo schienale e le due gambe di una sedia e un arto inferiore. Questa immagine ricorre all'interno delle opere che hanno come soggetto ricordi d'infanzia o la rappresentazione dolorosa dell'esperienza dell'elettroshock. A queste tre componenti si aggiungono le linee elettriche verdi, che collegano visivamente le parti, e la firma G. Bosco posizionata in alto a sinistra. Ipotesi: lettura oraria e antioraria Questo disegno costituisce a livello iconografico una chiave. La lettura che suggerisce è quella di rapporti causa/effetto tra la morte di una persona rilevante nella storia familiare del pittore, in questo caso probabilmente il padre, morto d'invarto ("mio padre è morto ed è finita la festa", dice in un'intervista), il cuore, legato a due fonti elettriche (elettricità/infarto, elettricità/elettroshock) e l'autoritratto, che può simboleggiare sia la drammatica esperienza manicomiale che la comparsa della sua vocazione artistica fino alla trasfigurazione a viparicchiu, pittore e dottore di tutto. Rimane da definire o da provare a immaginare, come sempre di fronte alle opere Brut, quale punto di vista assumere. Chi è l'agente scatenante della composizione? In quale direzione si sviluppa la narrazione? E' il pittore che rivive e traccia con pennarelli colorati la sua esperienza? E' l'esperienza che porta con sé la scintilla artistica? Con che occhi guardare il mondo, quelli grandi di un cristiano o quelli invisibili del pittore?
Credo fosse uno dei primi giorni dell'anno alla Playa di Castellammare del Golfo, ma la fine di questa estate porta la stessa tensione nelle nuvole, un paese più lontano.
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Illumi+nasi tessile.
Entirely handmade (without the use of needles or crochet).
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