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LA MIA PRIMA ESPERIENZA CON... I SONDAGGI ONLINE
PeCiao a tutti! Siamo giunti alla fine del corso di Rivoluzione Digitale e, quindi, della mia breve esperienza da blogger. Devo ammettere che, alla fine dei conti, non è stato poi così tremendo: ho imparato a usare Tumblr, Twitter e mi sono persino messa in gioco girando un video (che, a proposito, a breve sarà disponibile su YouTube)!
Di tutto questo dovrei ringraziare i miei professori ma, lasciando a casa i sentimentalismi, ora vorrei parlarmi della mia prima (e, probabilmente, ultima) esperienza con i sondaggi: quando ho pubblicato il post “ADDIO, CARO TELEVISORE (?)” ho iniziato, per l’appunto, a domandarmi se lo streaming sarà effettivamente mai in grado di sostituire definitivamente la nostra cara TV. Ovviamente, non è solo la mia opinione a contare, così ho pensato a un modo per porre le stesse domande a quante più persone possibili… L’idea è quindi venuta da sè, e ho usato una piattaforma online (qui trovate il link, se voleste cimentarvi) per creare il mio mini-sondaggio compilabile in meno di tre minuti.
Non fraintendetemi: le poche domande non sono frutto della mia pigrizia, ma una scelta calcolata: è infatti (quasi) scientificamente provato che i sondaggi troppo lunghi annoiano la gente e la portano a rispondere cose a caso, delle quali io non avevo assolutamente bisogno.
Detto questo, sono piuttosto soddisfatta del mio lavoro: ho infatti ottenuto risposte da partecipanti di tutte le età, e questa “variegatura” era proprio ciò che desideravo per rendere il mio sondaggio quanto più obiettivo possibile:
SERVIZI LIVE STREAMING
Quanti di noi sono studenti fuori sede? Quanti di noi nella nostra stanza studio non posseggono un televisore a causa di poco spazio o di poco tempo a disposizione per accenderlo? Beh direi che la maggior parte di noi trascorre la maggior parte del tempo davanti al computer per fini vari, quali studio, lezioni a video, esercizi e varie. Diciamo che quando alla sera vogliamo concederci un momento di relax, il computer all’occorrenza funge anche da televisore, ma come?
Ebbene si, c’è anche il live streaming , la soluzione più equa e legale per vedere in diretta le trasmissioni delle più importanti emittenti televisive, quali Rai Play, servizio live stream della Rai messo a disposizione a titolo gratuito, così come Mediaset Play. Diciamo che, se lasciamo parlare i nostri coetanei, non è fra le prime scelte, però a dirla tutto penso che la loro funzionalità sia a dir poco perfetta, grazie ai contenuti offerti non solo in live, ma anche on demand, funzionalità che include la possibilità di rivedere i programmi già trasmessi nel giro di una settimana o intere stagioni anche di sette anni fa.
(Logo classico di RaiPlay, fonte Wikimedia Commons).
Il live stream è quindi molto diffuso, basta saper cercare. Ci sono diverse applicazioni legate alla trasmissioni live dei telegiornali, quale tra queste SkyTg24,disponibile nei vari store digitali, che spesso mi accompagna durante l’ora di pranzo o al mattino durante colazione per rimanere aggiornato su tutte le news.
Insomma, se dobbiamo dirla tutto, anche non possedendo un televisore si può comunque godere di un certo intrattenimento,offerto da questi servizi a costo zero.
Un’altra risorsa curiosa che mi sento di consigliare è Twitch, una piattaforma legata al mondo dei videogiochi, dove è possibile scegliere tra i giochi disponibili per accedere a milioni di live di vari gamers da tutto il mondo. Non sarà lo stesso effetto di rilassarsi con una partita alla Playstation, ma divertimento e varietà all’interno di Twitch sono garantite.
(Logo Twitch, piattaforma streaming videoludica, fonte Wikimedia Commons).
Ultimo, non per importanza, il famosissimo Youtube, dove nella sezione “Dal vivo” troviamo trasmissioni in diretta di eventi di ogni tipo, o anche una semplice live organizzata da uno youtuber che si espone faccia a faccia coi suoi seguaci.
Detto ciò, vuoi seguirti una serie in diretta? Puoi.
Vuoi una vasta gamma di contenuti in live stream? C’è.
Vuoi farti un’idea su un videogioco per poi giocarci in seguito? Pure.
Grazie al digitale abbiamo tutto ciò a disposizione, cosa chiedere di meglio?
Paolo Gentile.
Questo è il mio video di presentazione dove dico chi sono e parlo delle tematiche trattate in questo blog.
Che aspettate a seguirci??
Pietro Fagnani
Ecco il mio video di presentazione per Rivoluzione digitale! Mi raccomando, seguiteci in tanti! P.S scusate un pizzico di...

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STREAMING - Quanto inquina?
Ci piace pensare che ascoltare musica in streaming non solo sia più economico ma anche più “green”. Una ricerca congiunta delle università di Glasgow e Oslo ne ha analizzato l’impatto ambientale scoprendo una situazione allarmante.
Niente confezioni di plastica da buttare, CD da acquistare o lettori musicali da possedere, ormai crediamo che la musica sia immateriale, ma i diversi servizi come Spotify, Apple Music, Deezer hanno anche una struttura fisica: i data center.
Data Center
Fonte:Pexels
Non solo inquinano ma lo fanno anche più del passato grazie ad enormi consumi di energia 24/7 e alla produzione di enormi quantità di calore che deve essere dissipata. Inoltre, anche i singoli device necessitano di una connessione internet e di energia elettrica per funzionare, ma che può essere considerata uguale a quella dei vecchi dispositivi.
La ricerca si è basata sulla produzione di gas serra legata alle diverse tecnologie che sono state utilizzate nel corso dell’ultimo secolo. Sono partiti dal fonografo per poi passare agli anni 70 dove con i vinili (ottenuti con 135 grammi di PVC e l’emissione di 0,5 kg di anidride carbonica, ma completamente riciclabili) l’industria musicale produceva circa 140 milioni di Kg di gas serra.
Grafico inquinamento
Fonte:Università di Glasgow
Grazie alle musicassette negli anni 80 le emissioni scendono a 136 milioni di Kg per poi aumentare nel nuovo millennio a 157 milioni di Kg a causa dei CD che sono difficilmente riciclabili. Oggi invece le emissioni solamente prodotte dagli USA si aggirano tra i 200 e 350 milioni di Kg di gas serra. Parallelamente però il costo dell’accesso alla musica è diminuito.
Il dott. Matt Brennan, un ricercatore di musica popolare dell'Università di Glasgow, che ha condotto gli studi sul cambiamento dei costi economici della musica registrata, ha dichiarato: "Il punto di questa ricerca non è di dire ai consumatori che non dovrebbero ascoltare musica, ma di ottenere un apprezzamento dei costi variabili coinvolti nel nostro comportamento di consumo di musica. Speriamo che i risultati possano incoraggiare il cambiamento verso scelte di consumo e servizi più sostenibili che remunerano i creatori di musica mitigando l'impatto ambientale".
Sappiamo infatti che aziende come Google e Apple costruiscono impianti solari ed eolici in grado di produrre energia rinnovabile per i loro impianti. Inoltre anche la produzione di plastica è drasticamente calata.
Questo ci aiuta a capire come le nuove tecnologie abbiano migliorato le nostre vite risolvendo molti dei nostri problemi ma creandocene altri, che spesso tendiamo a non vedere o a non accorgercene subito. Di norma ci si preoccupa degli impatti ambientali sempre dopo e mai prima quando invece sarebbe facile ridurli.
Pietro Fagnani
STREAMING E DOWNLOAD ILLEGALE, COSA SI RISCHIA?
C’è chi la considera una cosa del tutto lecita, chi se ne serve quotidianamente e chi - ormai - non ci fa nemmeno più caso; per la legge si tratta però di un fatto sanzionabile.
Di cosa sto parlando? Di streaming e download illegale di film, videogiochi, musica o libri, eludendo le vie “legali” che prevedono un abbonamento (spesso, tra l’altro, a prezzi irrisori, come abbiamo visto in un post precedente).
IL CINEMA A CASA NOSTRA!
Tutti sappiamo benissimo che ormai la diffusione dello streaming ha fatto sì che il numero di spettatori all’interno dei cinema diminuisse. Per far fronte a ciò, i cinema da qualche anno a questa parte hanno dato vita a varie iniziative quali i Cinema Days, dove per quei 4/5 giorni il prezzo del biglietto viene scontato a una somma pari a più della metà, o offerte riservate agli studenti o addirittura offerte connesse al proprio gestore telefonico(vedi per esempio la promozione di Tim Party).
Il mondo dello streaming,è riuscito subito a prendersi la scena, tanto che alcuni film proiettati nella sale cinematografiche subito dopo poco tempo vengono già inseriti in piattaforme quali ad esempio Netflix, la più gettonata tra le piattaforme di streaming legali.
Questo scontro tra cinema e streaming ha varie sfaccettature; da chi pensa che le persone che guardano più streaming sono quelle che nel frattempo amano di più andare al cinema, a chi pensa che a causa di questi nuovi contenuti digitali l’esperienza cinematografica rischia di scomparire.
L’esperienza del cinema, a mio avviso, rimane tra le più classiche e divertenti in assoluto; ci sono i casi in cui sai già cosa andrai a vedere, e altri casi in cui devi scegliere tra circa una decina di titoli e per mezzora la tua mente non vuole sapere altro poiché incentrata nella scelta del film. Poi c’è l’esperienza in sala caratterizzata da vari scenari, quali risate di gruppo condivise, il tipo che scalcia dietro la tua poltrona o il tipo che si contraddistingue per la sua risata esagerata. Si sa, tutti ci siamo passati, ma perché non ne siamo più così attratti come prima?
Cito una frase di Pedro Almodovar, presidente di Giuria al festival di Cannes del 2007, rilasciata nel corso della manifestazione durante un intervista:
“La dimensione dello schermo non dovrebbe essere inferiore a quella della sedia su cui sei seduto. Non dovrebbe essere parte del tuo quotidiano. Devi sentirti piccolo e umile davanti alle immagini che vedi.” (fonte Il cineocchio)
La risposta più naturale che mi viene è che di certo sono d’accordo col suo pensiero, ma non è mica colpa nostra se al giorno d’oggi vengono tirati fuori schermi di oltre 55 pollici, con una qualità video altissima e con modalità 3D e 4k incorporate, che quasi quasi sono più grandi della sedia o della poltrona di casa su cui ci accomodiamo per gustarci un film. A mio parere è appunto anche la potenza di questi schermi di nuova generazione (Smart TV) che ha allontanato le persone dai cinema, poiché attratte dalle lusinghe di accendere il loro enorme televisore e avere a disposizione tutte le piattaforme streaming preferite con un click.
(Un chiaro esempio di Smart TV, fonte Flickr).
Concludo dicendo che il tutto è un filo logico dettato dalla rivoluzione digitale che stiamo vivendo, la quale tende continuamente a mutare le nostre abitudini e a proporre sul mercato oggetti di così grandi dimensioni, tanto che è come se fosse il cinema a venire nelle nostre case e non più noi ad andarci.
Paolo Gentile
NETFLIX, CHE PASSIONE!
Con 139 milioni di abbonati in (quasi) tutto il mondo, 23 lingue disponibili e un fatturato a dir poco stellare, Netflix si piazza senza dubbio al primo posto tra i servizi di streaming online.
Il costo di un abbonamento varia dai 7 ai 14 € e permette la condivisione dell’account tra più utenti, opzione che rende ancora più allettante la sottoscrizione al servizio.
Logo Netflix; Fonte: Google Immagini (immagine non protetta da copyright)
Ma a cosa è dovuto il suo enorme successo?
Sicuramente, uno dei fattori da non trascurare è la varietà: sono infatti centinaia i film e le serie tv (originali Netflix e non) offerti dalla piattaforma, e viene inoltre offerta la possibilità di scaricare un discreto numero di video per continuare a godersi i propri contenuti preferiti anche quando si è offline (magari durante un interminabile e noioso viaggio di lavoro).
E qui potremmo dire: <<Va bene la comodità, ma chi ha voglia di pagare quando posso guardare lo stesso film su uno dei tanti www.pirataantisgamo.it? E’ vero, durante la visione scaricherò 15 video, vincerò 6 o 7 iPhone, inizierò un corso di fitness online e venderò la mia anima al Diavolo, ma a chi importa? Guardo il film gratis! >>
La risposta, cari lettori, è una sola: qualità.
E’ questo il fattore che, nonostante la diffusa mentalità da spilorci, ha permesso a Netflix di spopolare e di guadagnare ben 29 milioni di nuovi iscritti solo negli ultimi mesi del 2018. Non me ne vogliano i grandi risparmiatori, ma qui si parla di una cifra che scende fino a €3,50 per un abbonamento premium diviso in quattro, e non vale nemmeno la scusa “non trovo altre tre persone”, perché a breve verrà distribuita una versione base (un solo schermo connesso) alla modica cifra di €4.
Se poi vogliamo esagerare, possiamo aggiungere la possibilità offerta dal nostro abbonamento di guardare in ogni momento centinaia di serie e film originali (e quindi esclusivi) targati Netflix; per non parlare dell’ultima novità introdotta a inizio anno: serie tv interattive.
Chi non ha mai sentito parlare di “Black Mirror”, la serie Netflix di maggior successo in assoluto? Ebbene, da gennaio gli utenti hanno la possibilità di “interagire” con gli episodi effettuando scelte che modificheranno il corso degli episodi stessi e avendo la possibilità, quindi, di riguardare lo stesso episodio innumerevoli volte senza mai annoiarsi. Siamo sempre più vicini alla realtà virtuale integrale per l’utente.
Ammettiamolo, Netflix è sempre un passo avanti, sempre in grado di fornire “qualcosa in più”, al punto da diventare una vera e propria ossessione per alcuni dei suoi iscritti: la Netflix-dipendenza è considerata una sottocategoria della cosiddetta “dipendenza da schermo”, che provoca una progressiva condizione di estraniamento e, di conseguenza, uno stile di vita negativo nei soggetti coinvolti. Il problema ha raggiunto livelli talmente importanti da richiedere la creazione di apposite cliniche specializzate nella cura delle dipendenze da tecnologia.
Insomma, è il momento di tirare le somme: Netflix è sicuramente uno strumento eccezionale per chi (come la sottoscritta, lo ammetto) è un vero appassionato di serie tv; tuttavia, come ogni strumento messo sul mercato da questa rivoluzione digitale, è meglio non abusarne, o si rischia di rimanere impigliati nella rete del Web con conseguenze tutt’altro che piacevoli.
Alessia per #RivoluzDigitale
Rivoluzione Google: STADIA
Google, con la presentazione del nuovo progetto STADIA, è ufficialmente entrato a gamba tesa nel mondo video-ludico, puntando a rivoluzionare un mercato già saturo, ma in continua evoluzione.
Ad un paio di mesi dall'annuncio ufficiale presso la Game Developers Conference di San Francisco cosa sappiamo della futura piattaforma?
Cos'è:
Il principio è quello del “cloud gaming”, un servizio pensato per offrire esperienze di gioco senza console o supporto fisico. I dati verranno infatti elaborati da server remoti dedicati che permetteranno a qualsiasi dispositivo munito di Google Chrome (dal tablet allo smartphone, passando per il laptop fino a ad una semplice tv munita di Chromecast) di poter accedere senza calo di prestazioni.
Logo di STADIA
Fonte:Wikipedia
Prezzo:
Il costo dell’abbonamento non è stato ancora comunicato, ma si può ipotizzare una cifra tra i 10 e 20 euro in linea con i servizi quali Netflix e Playstation Now. È probabile che Google voglia sondare le aspettative del pubblico e l’interesse del mercato.
Connessione:
Una delle perplessità maggiori è quella legata alla velocità di connessione utili a garantire la fruibilità del servizio. In un settore dove l’istantaneità è tutto verranno sicuramente adoperati algoritmi adattivi in grado di diminuire la qualità al decrescere della qualità del collegamento. I valori svelati sono i seguenti:
720p: 15 Mbps
1080p a 60 fps: almeno 25 Mbps
4K: almeno 30 Mbps
Funzioni:
Per andare incontro ai giocatori Stadia inoltre metterà a disposizione alcune innovazioni:
Style Transfer: permette lo sviluppo di titoli il Google Cloud e il Machine Learning
State Share: permette di condividere le esatte condizioni di un istante di gioco ad altri giocatori che potranno cimentarsi nelle stesse sfide.
Crowd Play: pensato per i content creator di YouTube, i quali potranno invitare nella propria partita i follower che stanno seguendo una diretta.
Hardware:
Ecco le specifiche tecniche delle singole unità che comporranno l’infrastruttura dei server:
CPU: AMD custom 2,7 GHz hyperthreaded x86 (AVX 2 SIMD)
GPU: AMD composta da 56 unità computazionali, 10,7 TFLOPS, memoria HBM2
RAM: 16 GB – 9,5 MB cache L2-L3
Larghezza della banda di memoria: 484 GB/s
Memoria interna: cloud storage
Secondo gli sviluppatori dovrebbero permettere di riprodurre i giochi in modo fluido e piacevole con definizione fino a 4K HDR e frequenza pari a 60 FPS.
Inoltre verrà messo in commerci un controller dedicato dalle forme classiche con l’aggiunta di due pulsanti: uno per condividere immediatamente il gameplay su YouTube, l’altro per richiamare l’assistente vocale.
Gamepad Stadia
Fonte:Stadia
Lancio:
La data di uscita non è stata ancora comunicata, ma sappiamo solo che sarà entro la fine del 2019. Inoltre è stata anche dichiarata la formazione di "Stadia Games and Entertainment", con a capo Jade Raymond, che si occuperà della creazione di titoli originali o del supporto a prodotti terzi. Nel frattempo Sony e la Microsoft corrono ai ripari annunciando una futura collaborazione.
Pietro Fagnani

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ADDIO, CARO TELEVISORE (?)
Oggi vorrei porre a voi una domanda che mi sono fatta spesso, e che forse ha anche un po’ influenzato la scelta dell’argomento trattato nel blog: potrà o meno lo streaming sostituire i “classici” canali tv, con i loro appuntamenti fissi ai quali (se si deve) si rinuncia riluttanti?
La questione è sorta quando mia nonna, 83 anni, è venuta a trovarmi per un weekend a Torino. Da ben 25 anni non perde nemmeno una puntata di Beautiful, la soap-opera per antonomasia in onda tutti i giorni (eccetto la domenica) su Canale 5.
Ebbene, purtroppo la mia stanza è sprovvista dell’attacco tv, cosa che alla mia cara nonna è dispiaciuta abbastanza, dal momento che già pensava di dover rinunciare al suo appuntamento giornaliero (cosa non si fa per i propri nipoti!). Fortunatamente, godo di un’ottima connessione Wi-Fi e ho potuto “salvarla” permettendole di guardare l’episodio in streaming, due ore dopo l’orario della sua messa in onda.
Inutile dire che è stata molto contenta, e ha apprezzato anche il fatto di poter “recuperare” tutti gli episodi persi guardandoli con calma in un secondo momento, come le ho spiegato.
Ciò mi ha appunto portata a chiedermi: quanto ancora si troverà gente disposta a programmare le proprie giornate, perché alla fine è quello che succede, in base agli appuntamenti col televisore?
PC e Televisore; Fonte: Google Immagini (immagine non protetta da copyright)
Ovviamente mi rendo conto che, soprattutto per i più “maturi”, imparare a usare uno strumento come il pc, dover cercare il giusto sito di streaming e selezionare il programma desiderato, può risultare davvero complicato; ma per quanto ancora?
Sì, devo ammettere che è brutto da dire, ma c’è un continuo ricambio generazionale e, ad oggi, si può tranquillamente affermare che quasi tutti gli individui con un’età che va dai 10 ai 60 anni hanno una certa dimestichezza con i mezzi digitali. Per questo sorge spontanea la domanda posta all’inizio del post: per quanto ancora il buon vecchio televisore riuscirà a competere col più moderno e sofisticato personal computer, in arte PC?
Certo, a pensarci ci si sente un po’ tristi, in fondo tutti noi (persino io, che sono una Millennial) ci ricordiamo il buon vecchio dispositivo a tubo catodico, una specie di scatolone che pesava una tonnellata e dalla risoluzione più che dubbia, altro che fullHD!
Vecchio Televisore a tubo catodico; Fonte: Google Immagini (immagine non protetta da copyright)
In ogni caso, lo scopo del corso che ha portato alla nascita di questo blog è indagare gli effetti della rivoluzione digitale in ogni suo aspetto; ebbene io credo che questo sia un ottimo esempio del cambiamento: il televisore, in assoluto la prima apparecchiatura elettronica per lo svago ad essere entrata nelle nostre case, ha davvero i giorni contati?
Alessia per #RivoluzDigitale
LA MIA PRIMA ESPERIENZA CON INTERNET
Si, sono anch’io un nativo digitale. Faccio parte di questa generazione, e non so se ciò sia un pregio o un difetto. Ricordo veramente poco di quello che fu il mio primo vero e proprio approccio con Internet, mi è però ben chiaro quando verso i sette anni fui influenzato dalle varie piattaforme di messaggistica, in particolare Windows Live Messenger, diffusosi semplicemente come MSN. Così come al giorno d’oggi ci si scambia il numero di cellulare per chattare tramite Whatsapp, a quei tempi era solito passarsi il contatto di Messenger per essere subito aggiunti dall’altra persona. Era la moda del momento, un eterno ricevere e mandare trilli, e spesso mi teneva compagnia effettuare videochiamate tramite MSN anche mentre svolgevo i miei compiti per casa.
(Tipica schermata della home di MSN, fonte Flickr ).
Dopo il fenomeno MSN, da buon nativo digitale sono venuto a conoscenza dell’esistenza di un social, che un po' tutti i ragazzi della mia età scherzosamente chiamavano “libro di facce”, Facebook.Una volta iscritto, i primi tempi ero il classico timidone, zero foto profilo, zero post, ma richieste di amicizia a non finire. Col tempo presi confidenza col mondo di Facebook, e raggiunta una buona soglia di amici, mi divertivo a stringere legami di parentela a caso con loro, che ancora oggi non sono stati modificati. A rileggere i miei post non posso fare altro che ridere, usavo abbreviazioni ovunque, pubblicavo e scrivevo ciò che mi passava per la testa, mentre nella vita reale non ero così spontaneo come lo ero sui social.Mi divertiva raccontare, tramite i vari aggiornamenti di stato, la giornata appena trascorsa, e tra un post e l’altro mi dilettavo a creare link divertenti da condividere nella homepage.
(Aggiornamento stato su Facebook, fonte Google Immagini).
Ma ora mi chiedo, come faceva a piacermi tanto condividere tutto ciò? Sarebbe opportuno chiedere al Paolo di dieci anni fa..
Grazie alla connessione di rete, è stato reso possibile usufruire di una vasta gamma di contenuti anche sulle piattaforme di gioco. Quando possedevo la mia prima Playstation portatile, connettendomi ad Internet avevo la possibilità di giocare al mio gioco preferito per eccellenza, Fifa, con milioni di utenti da tutto il mondo e anche con i miei amici.
In fin dei conti, non posso negarlo, l’utilizzo di Internet , col tempo, mi ha sempre permesso di acquisire nuove conoscenze, soprattutto a scopo formativo ; mi è stato utile nel corso degli anni scolastici, e ancora oggi lo reputo essenziale per noi studenti universitari, poiché offre preziosi contenuti di ogni materia per approfondire meglio gli argomenti.
Detto ciò, abbiamo tra le nostre mani qualcosa di grande, più grande di quanto pensiamo, dunque sarebbe opportuno sfruttarne a pieno tutte le risorse che ci offre.
Paolo Gentile
Cresciuto insieme ad Internet
Se devo pensare alla mia prima esperienza su internet mi vien difficile ricordare un preciso istante in cui ciò avvenne siccome devo tornare con la memoria alla mia infanzia, ma ben ricordo come sono cambiate le cose negli anni dato che appartengo all’ultima generazione prima dei famosi millennials, che oggi nascono con un telefono cellulare già in mano, e non faccio nemmeno parte di chi si approcciato al mondo del digitale in età adulta.
In un certo senso sono cresciuto insieme ad internet. Fin da bambino, come molti miei compagni, ero affascinato da questo nuovo mondo e lo sono tutt’ora.
Il mio primo approccio credo sia stato alle elementari con le prime lezioni al computer, per poi passare al pc di casa collegato alla linea ADSL tramite doppino telefonico, a causa del quale si sperava che non chiamasse mai nessuno mentre si stava navigando perché avrebbe fatto saltare la connessione. Solo più tardi sono arrivati i filtri (o splitter) che hanno risolto questo problema.
Sembra di parlare di un’altra era, ma l’evoluzione tecnologica esponenziale di questi anni ci ha fatto dimenticare che è passato poco più d’un decennio, d'altronde al giorno d’oggi quasi non esistono più i telefoni di casa oppure gli ancora più dimenticati fax.
Bambini durante una lezione al computer
Fonte:Pxhere
Ora ci basta un smartphone per collegarci con il resto del mondo, non dimentico però i primi modelli che potevano collegarsi ad Internet. Rubavo sempre il telefonino ai miei genitori per fare qualche partita ai giochi preinstallati e guai a toccare il tasto per iniziare a navigare, in poco tempo si finiva il credito. Anche se connettersi come termine non è molto appropriato. I primi dispositivi potevano a malapena aprire qualche sito preimpostato per fare poche e semplici cose.
Nel giro di qualche anno i cellulari migliorarono, ma non esistendo ancora piani tariffari adeguati, bastava il traffico di qualche Kbyte per pagare delle ricariche telefoniche mostruose. Allora con i miei amici ci divertivamo a mandarci immagini e file audio tramite Bluetooth. Anche il mondo videoludico era messo uguale, era inimmaginabile collegarsi a server pieni di giocatori e divertirsi insieme, le nostre prime interazioni avvenivano tramite connessioni wireless delle console Nintendo.
I primi giochi che ricordo di aver provato online erano quelli presenti su Facebook (come FarmVille), e mentre pensavo a divertirmi iniziavo a muovere i miei primi passi all’interno di un social e ad esplorare la rete, ma mai avrei potuto immaginare che internet sarebbe diventato quello che è ora, un luogo che connette miliardi di persone ad altrettanti contenuti.
Chissà, magari come noi oggi intendiamo Internet tra dieci anni sarà considerato arcaico. Non possiamo mai sapere dove ci porta la Rivoluzione Digitale.
Pietro Fagnani
DROGA DA TERZO MILLENNIO
Non solo alcol e stupefacenti: a creare dipendenza oggi sono le serie TV!
Il binge watching rientra nella sfera delle dipendenze comportamentali; la parola “binge” (baldoria) esprime la condizione di chi si abbandona a un consumo sfrenato dell’oggetto (o, nel nostro caso, comportamento) in questione.
Binge Watching; Fonte: Google Immagini (immagine non protetta da copyright)
Le cause si possono sostanzialmente riassumere in un desiderio di emozioni positive: viviamo in un’era in cui la società tende a “spersonalizzare” il singolo individuo, a convincerlo a desiderare sempre “qualcosa in più” e quindi a non raggiungere mai una condizione di vera soddisfazione. Tutto ciò porta a una permanente condizione di malessere dal quale proviamo a fuggire con l’immaginazione, impersonandoci nella bellissima Carrie di “Beverly Hills”, piuttosto che nello stravagante e geniale Dottor House.
Logo Dr. House; Fonte: Google Immagini (immagine non protetta da copyright)
Chi di noi, in fondo, non ha mai fantasticato almeno un po’?
Immaginare di essere qualcun altro genera, solitamente, una sorta di gratificazione nell’individuo; per chi sviluppa una dipendenza, questo provoca un estraniamento dalla realtà: l’individuo rimane come bloccato in un “limbo” in cui non riesce più a distinguere la propria realtà da quella del suo eroe.
Si può definire una soglia oltre la quale il “consumo” di serie tv è da considerarsi preoccupante: generalmente, chi resta attaccato allo schermo per più di 4/6 ore al giorno si può dire dipendente da serie TV. Gli effetti del binge watching comprendono stanchezza, difficoltà di relazione, insonnia, deficit dell’attenzione, aumento di peso. I sintomi da astinenza, nei casi più gravi, sono paragonabili a quelli della tossicodipendenza.
Per tentare di arginare il problema crescente della dipendenza da serie TV, sono state addirittura istituite cliniche apposite; una di queste è la reSTART, specializzata in dipendenze da tutto ciò che è digitale (e quindi anche i “classici” videogames). La terapia consigliata per la dipendenza da serie è alternare momenti di “abbuffate” di episodi a giorni di completa astinenza, insieme all’aiuto fornito da uno specialista che analizzi i problemi alla base della dipendenza (“non mi sento appagato”, “trovo la mia vita noiosa”, ecc.).
Binge Watching; Fonte: Google Immagini (immagine non protetta da copyright)
In ogni caso, è sempre consigliato concentrarsi anche sulla vita reale, trovare degli interessi che ci diano soddisfazione: alla base di una vita interessante, c’è solo la nostra volontà.
Alessia
LA MIA PRIMA ESPERIENZA CON INTERNET
Amore a prima vista? Non tra me ed Internet.
Correva l'anno 2009, la mia priorità, all'epoca, era trovare una valida alternativa a quello che era il non plus ultra delle console: il Nintendo DS.
Nintendo DS Lite; Fonte: Google Immagini (immagine non protetta da copyright)
Ne avevo ricevuto uno azzurro a Natale, insieme a un gioco di cucina, e non riuscivo proprio a farne a meno!
L'unica pecca era la fastidiosa presenza del mio fratellino che, regolarmente, reclamava i suoi 45 minuti giornalieri di utilizzo. Così, vuoi per noia o per togliermi di torno il piccoletto, chiesi a mia madre di usare per la prima volta il computer che stava in salotto. Non che ci facessi molto: cercavo "giochi gratuiti" (e sottolineiamo 'GRATUITI', che mia madre era terrorizzata dalla possibilità che io sottoscrivessi non so quale contratto per la vendita della sua anima) e poi giocavo per una buona mezz'ora, dopodiché mi stufavo.
Eh già, dopo un po' diventava davvero noioso pettinare pony e sfornare torte dal dubbio colore fluo!!!
Raramente lo usavo per scopi davvero utili, come ricerche scolastiche o approfondimenti, sarà per questo che non ho un ricordo di vera utilità dei miei primi approcci ad internet.
Che poi, in realtà, il computer lo serviva anche per le ricerche assegnate a scuola: copiavo su Word (rigorosamente in versione 2003) le frasi trovate nelle mille enciclopedie sparse per casa e salvavo il documento per farlo stampare da mia madre al lavoro (avere la stampante a casa era ancora un lusso, e le cartucce di colore costavano davvero troppo!).
Ovviamente, col tempo, il mio utilizzo del Web è diventato più "maturo"; ho imparato a sfruttarlo al meglio e, forse, ad abusarne, da brava Millennial quale sono.
Vecchio PC; Fonte: Google Immagini (immagine non protetta da copyright)
Oggi, le nuove tecnologie hanno rimpiazzato quegli scatoloni rumorosi e ormai obsoleti, sono accessibili a tutti e buona parte dei ragazzini in circolazione è più "social" della sottoscritta.
Ciononostante, in un momento in cui ho tutto a portata di click, ricorderò sempre con un certo affetto le mie prime esperienze con quell'internet che, all'epoca, mi sembrava così poco interessante.
Alessia.

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La rivoluzione digitale è tale perché la tecnologia è divenuta un ambiente da abitare, una estensione della mente umana, un mondo che si intreccia con il mondo reale e che determina vere e proprie ristrutturazioni cognitive, emotive e sociali dell’esperienza, capace di rideterminare la costruzione dell’identità e delle relazioni, nonché il vissuto dell’esperire.
Tonino Cantelmi. - Alessia