Una veglia angustiata da un processo imminente, dai fantasmi risvegliati e non da ultimo dai fantasmi di lui che forse non avrebbe mai indovinato.
Sì, siamo già a questo punto, brrr.
Credeva che scomodare il passato gli avrebbe reso la notte costellata di incubi. Le ha detto di sì per dormire insieme perché sapeva che trovarla accanto a sé, ogni volta che si sarebbe svegliato, gli avrebbe dato sicurezza.
Non aveva ribattuto sulla proposta di andare nella Stanza e ricreare il dormitorio Grifondoro, aveva bisogno di dormire con lei, non importava dove.
Si è addormentato stretto a lei, con lo scoppiettio del fuoco a coccolarli.
Persino la pioggia ha confortato il suo sonno, in cui è scivolato lentamente perché aveva paura di risvegliarsi in un bagno di sudore, in preda agli incubi. Brutta bestia, il passato.
Istintivamente, ma quasi senza volerlo, una mano si sposta sul lato accanto al suo. Ci mette un po` per capire che Ilary non è al suo posto, sdraiata.
«Nessun incubo mi ha svegliato»
«Lo hanno fatto, in passato?»
«A volte»
«Siccome a "io non ho mai" abbiamo appurato che sei un disastro... come te la cavi a verità o bevuta?» che tradotto significa "no, non riesco a dormire e non mi va di parlarne se non con un escamotage ridicolo come questo".
«Mmm... mi pare fosse ieri la serata delle confidenze e verità» borbotta, grattugiandosi il mento un po` nervoso.
«Io non ho mai fatto incubi... Però a volte succede che alcune cose, brutti ricordi super invadenti» ptsd portaci via. «Tipo che non mi piacciono le porte che sbattono... in effetti le porte in generale... e le esplosioni, i coltelli e le persone che dicono che morirebbero senza di me»
«Che volevi dire quando hai detto che avresti voluto essere qualunque altro uomo?» ha detto che prima o poi lo avrebbe scoperto, no. Un sopracciglio a flettersi, cuorioso, forse certo che stavolta a lui toccherà bere.
«Che in quel momento volevo essere qualsiasi uomo tranne il secondo che veniva a letto con te»
Lo sguardo a riabbassarsi su di lui, sulla sua espressione addolcita che le fa sfarfallare le ciglia prima di lasciarsi tirare verso di lui, finendo ad accoccolarsi contro la sua spalla.
«Non è più chiaro, lo sai vero?»
«La mia intenzione era la pura conoscenza di te. Non avevo secondi fini...» chiede impacciato. Non facciamolo andare avanti, si chiama sadismo.
«Oh... di già? E quando ha smesso di averceli, scusa?» la domanda è velata della semplice curiosità di chi apprende qualcosa che non avrebbe mai immaginato.
Mi sa che ti amo.
Si rabbuia per un secondo, ne esce fuori un sospiro profondo, il petto agonizzante e il fiato che gli trema.
Alza un momento gli occhi sulle dita intrecciate, le sente calde, umide, sente il sudore freddo arrivargli dalle viscere in subbuglio.
Mi sa che ti amo.
«Tempo fa»
Quando ha capito che il bruco cominciava a piacergli.
Mi sa che ti amo.
Un morsetto timido andrebbe a posizionarsi al lato del mento, proseguendo all`angolo destro della bocca, più audace. Ed ora la guarda, perché non riesce a farne a meno.
Mi sa che ti amo.
Le sue parole sembrano minare più di una certezza e il suo respiro freme troppo vicino alla propria bocca perché lei possa perderselo e quelle mani intrecciate troppo saldamente per non sentire l`improvviso calore che le impregna entrambe di sudore. E di riflesso si risvegliano terminazioni nervose che non ricordava di avere.
Che...cosa sta succedendo?
Per una volta il cervello esulta.
Il cuore annuisce soddisfatto, a braccia conserte, ammirando il capolavoro che per la prima volta è riuscito a creare.
Senza influenze.
Senza fantasmi.
Senza scheletri.
L`audacia dell`adolescente, il coraggio che lo ha fatto capitare tra quelle mura, si unirebbero infine in un unico bacio. Cercare la minima traccia di paura, di qualche spiffero proveniente dalla casa infestata.
Lui secondi fini non ne ha, ma ci è dentro con tutto se stesso. L`adolescente.
«Mi succede una cosa strana con te, lo sai? La sensazione che tu sappia di cosa ho bisogno prima ancora che lo sappia io»
Il sorriso, flebile, dolce, un po` impacciato; a guance rosse e laghetti di montagna più acquosi che mai.
«Sei la prima cosa che mi fa paura da cui non voglio scappare»
Lo guarda, sicura d`essersi spiegata a meraviglia. Magari sì, una volta tanto. Magari Harry non capirà, ma capirà benissimo. Solo questa volta.
Gli occhi fissi nel buio della casa infestata, uno sbalzo termico da far accapponare la pelle: gli spifferi ovunque, un freddo umido, lo avverte così vivido; e dietro di lui un tepore piacevole, gradevole, che ti fa venir voglia di camminare sull`erba a piedi scalzi.
Avverte i passi dei piedini sulle assi di legno scricchiolanti. Forse riesce ad uscire con lui da quella casa.
Attende con pazienza, è certo che ora metterà il primo piedino fuori dalla porta spalancata.
Lo farai, non è così?
E involontariamente, quella stessa paura si fa d`improvviso strada attraverso di lui. Per la prima volta ha seriamente paura di perderla perché, come un adolescente e il suo primo amore, comprende a pieno che -crup!- si è innamorato sul serio.
Forse non riesce ancora a rendersi conto di stare sulla soglia di quella casa infestata. Ha la sensazione d`esserci ancora più dentro di quanto non voglia, e non perché ci sia affezionata, più perché nei suoi spifferi e angoli bui è comunque a casa.
Si riesce a non fuggire dai luogni infestati per tanti motivi. Quelli che le fanno mettere un piedino sulle assi scricchiolanti del portico, sono mossi dal coraggio e dalla fiducia di trovare qualcosa di nuovo e migliore.
«Qual è il tuo quarto colore preferito?»
Con una mano ancora ficcata in tasca e l`altra protesa verso di lei, attende che quel coraggio la faccia slanciare verso l`esterno, verso di lui, e verso una nuova avventura. Protesa e paziente perché è stata proprio Ilary, forse senza saperlo e senza volerlo, a farlo uscire dalla sua casa infestata nella quale, sì, si sentiva al sicuro e le voleva bene, ma solo perché non aveva la minima idea di quanto fosse bello uscire fuori e trovare alternative per cui valesse la pena abbandonarla una volta per tutte.
Mentre lui attende paziente, le mani a posto, gli occhi fissi sulla statua che il mondo gli sta costruendo per santificare il suo nome e un autocontrollo che ormai lei non ha più dubbi nell`attribuirgli senza mezze misure.
Harry Duffany è decisamente una persona con cui cadere in piedi, come i gatti, l`unica cosa che chiede in cambio è di non approfittarsi della placidità paziente che sa mostrare quando vuole e di non negargli le coccole quando decide di fare le fusa. Perché sarebbe come negargli la scelta molto ben precisa che ha fatto con molto buono sforzo e coraggio.