65daysofstatic "Silent Runnig"
VOTO: 7.5/10
Album Best Track: Burial Scene
by Babylon
Quinto album in studio (live albums esclusi) per questa band strumentale nata a Sheffield, Inghilterra.
Si tratta di una colonna sonora. O meglio, I 65DaysOfStatic quasi un anno fa si sono cimentati in una live-soundtrack al Glasgow Film Festival per la pellicola "Silent Running", un lungometraggio di fantascienza del 1972. Quel progetto live ora è un album accuratamente rimasterizzato, diventato colonna sonora ufficiale del film, in convivenza a quella originale del ’72.
La band già di per sé è perfetta per un ruolo del genere, il mondo di riferimento infatti è quello dei Mogwai, dei Sigur Ròs, in un’ ottica compositiva di stampo post-rockiana, con alcune derivazioni e influenze specifiche del math-rock, cioè un prodotto musicale psicheledico ma con una base ritmica più vicina alla concezione jazzistica. Ma i 65DaysOfStatic hanno come particolarità propria quella di intrecciare al suono distorto delle chitarre una fortissima componente elettronica, caratteristica che gli ha sempre permesso di distinguersi sensibilmente dalle altre band sopracitate e di ritagliarsi uno spazio proprio nella scena musicale alternativa. E’ grazie a questa caratteristica che il progetto li trova perfettamente a loro agio nel muoversi all’interno di un’atmosfera “spaziale”. Il disco si destreggia sapientemente tra atmosfere dilatate e momenti psicheledici, suoni minimali e chitarre in distorsione, aperture calme e grandiose e passaggi dal ritmo forsennato. L’album si regge da solo, non ha bisogno del film per stare in piedi, ma il mondo disegnato dalla pellicola è un ottimo punto di riferimento per dargli una collocazione mentale ed immaginifica.
Ascoltando il disco,oltre a trovare una spontanea continuità con il lavoro di band più propriamente post-rock, come in particolare gli Explosions In The Sky(la traccia The Announcement o Safe Distancing ne sono un esempio), mi ritrovo a pensare anche ad artisti di tutt’altro genere. Lo Space Theme(traccia numero 2) per esempio potrebbe benissimo far parte della colonna sonora digitale di Tron dei Daft Punk, Burial Scene mi ricorda la musica al piano di Nils Frahm, Broken Ship Ruse gli esperimenti sonori del dj/produttore Rival Consoles o alcune cose del più consolidato Aphex Twin.
Ed il disco scorre in questo slalom coinvolgente e leggiadro senza sbiellare o stufare, ed arriva al traguardo dell’undicesima traccia con naturalezza. L’ultimo pezzo è intitolato accademicamente Finale e rappresenta un ottimo esempio di sintesi; 4,40 minuti in cui convogliano le diverse caratteristiche e l’approccio alternativo di questa band rispetto al genere in cui vengono per facilità incastonati; il pezzo parte rarefatto, note di chitarra perse nella nebbia, samples elettrici in sottofondo, e poi a metà arriva l’esplosione improvvisa tra batteria, campionamenti e distorsioni in un brano tra il post-rock e la dance (in questo caso, un po’ slegata).
L’album che ho in mano contiene anche altre 4 tracce, sono bonus tracks eccellenti che non sfigurano affatto con il resto ed in cui si spinge maggiormente l’acceleratore su un suono più acido e frastornante, dove io continuo ad essere felice ed appagato dall’apparente staticità dello Spazio Universale.











