due volti della Buenos Aires degli immigrati
Passeggiando per Buenos Aires si incontrano ancora abitazioni strette, apparentemente modeste, che dietro la facciata nascondono lunghi corridoi, cortili interni, gallerie e stanze disposte una dopo l’altra. Sono le caratteristiche casas chorizo, una delle forme abitative più tipiche della città tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
A prima vista possono ricordare i conventillos, ma non sono esattamente la stessa cosa. La casa chorizo nacque prevalentemente come abitazione privata per una famiglia; il conventillo era invece una casa collettiva nella quale vivevano numerose famiglie, spesso condividendo cortile, cucina, lavatoi e servizi igienici.
La casa chorizo
Il nome deriva dalla sua forma lunga e stretta: le stanze sono allineate come una successione di elementi lungo uno dei muri del terreno. I lotti urbani di Buenos Aires erano spesso larghi poco più di otto metri e molto profondi; per sfruttarli venivano costruite camere generalmente simili tra loro, affacciate su una galleria e su un patio laterale. In fondo si trovavano normalmente la cucina, il bagno e gli ambienti di servizio. �
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Dalla strada si entrava attraverso lo zaguán, un piccolo ingresso coperto che conduceva al patio. La prima stanza, rivolta verso la strada, era spesso il salotto destinato alle visite; seguivano le camere da letto, il comedor e infine la parte di servizio. Le porte interne erano frequentemente allineate, permettendo di attraversare la casa passando direttamente da una stanza all’altra. �
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Il patio non era soltanto uno spazio architettonico. Era il centro della vita domestica: vi si mangiava, si lavorava, si stendeva la biancheria, si coltivavano piante e si ricevevano i vicini. La galleria proteggeva dal sole e dalla pioggia e permetteva di raggiungere le diverse camere senza attraversarle.
Le facciate erano spesso più eleganti di quanto lasciasse immaginare la semplicità degli interni: cornici, modanature, cornicioni, alte porte di legno, balconi e decorazioni di influenza italiana. Molti costruttori e proprietari erano infatti immigrati europei, soprattutto italiani e spagnoli, che adattarono tradizioni costruttive differenti alla forma particolare dei terreni porteñi. �
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Un esempio importante è Casa Ezeiza, costruita nel 1876: una casa chorizo di due piani, con tre cortili interni, colonne e ringhiere di ferro, pavimenti in marmo, piastrelle decorate e una facciata di chiara influenza italiana. In seguito anche questa elegante residenza venne trasformata in un inquilinato, arrivando a ospitare 32 famiglie. �
Buenos Aires
Il conventillo
Il conventillo non era necessariamente una particolare forma architettonica, ma soprattutto una maniera di utilizzare un edificio. Grandi case signorili abbandonate, antiche casas chorizo oppure edifici costruiti appositamente venivano suddivisi in moltissime camere. Ogni stanza poteva essere affittata a un’intera famiglia, mentre il cortile, i lavatoi, la cucina e i servizi rimanevano comuni. �
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Il fenomeno si diffuse durante la grande immigrazione della fine dell’Ottocento. Buenos Aires cresceva rapidamente e migliaia di persone, arrivate soprattutto dall’Europa, avevano bisogno di un alloggio economico vicino al porto e ai luoghi di lavoro. I conventillos si moltiplicarono nei quartieri centrali e popolari, in particolare a La Boca, San Telmo, Barracas, Monserrat, Balvanera e Almagro.
Le condizioni erano spesso molto difficili: stanze piccole, scarsa ventilazione, umidità, servizi igienici insufficienti, affitti elevati e un forte sovraffollamento. Nel 1887 circa il 27% della popolazione di Buenos Aires viveva nei conventillos; nel 1905 si contavano più di 129.000 abitanti distribuiti in oltre 36.000 camere. �
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Ma il conventillo non fu solamente miseria. Il cortile comune diventò un luogo di incontro nel quale italiani, spagnoli, polacchi, afroargentini, criollos e...