La mente è una cosa così strana.
Voglio dire, sono quasi le due di notte, ero sdraiata affianco al mio cane con la testa completamente vuota di pensieri, pensavo solo a quanto voglio bene al mio cane, e di colpo bum. Ero ad occhi chiusi, e in 1 secondo ho visto chiaramente un'immagine, un ricordo di almeno 5 o 6 anni fa. Un ricordo felice, ma che allora non credevo lo fosse poi così tanto.
Una cosa come un'altra.
Una mattina come un'altra.
Una mattina come tutte le altre di quell' A.S 2014-2015, in piazza Ugobassi, ancora assonnata, dopo essere stata buttata giù dal letto da mio padre alle 5.45am costretto a sua volta dal mio solito capriccio di voler lavare i capelli ogni santissima mattina prima di scuola.
Con i capelli profumati, lo zaino mezzo vuoto in spalla, saliamo in macchina e ci facciamo la nostra mezz'oretta di macchina quotidiana: lui che guida verso il lavoro, e io che dormo sul sedile del passeggero, verso scuola.
Mi scarica al Piano, come da abitudine, "buona Giornata chicca", gli do un bacio sulla guancia e lo vedo scomparire con la macchina nel traffico.
Io quel posto all'inizio non lo sopportavo proprio. Puzzava di fritto, e si sa, di prima mattina l'odore di olive all'ascolana non è la cosa migliore, anche se sono la mia cosa preferita.
Almeno avevo i miei auricolari, così non ero costretta anche a subire il fastidiosissimo rumore di macchine, di persone.
Tutte le mattine lì, ad aspettare.
Ma aspettare cosa? Chi?
Ah già, la R.
La corriera dal quale scendeva, dall'altro lato della strada, quel particolare ragazzo con il ciuffo alto e con il neo tirabaci, proprio sopra il labbro.
Il mio ragazzo, il mio primo ragazzo. Il mio primo amore. Quello per cui oggi, dal nulla, mi è tornata in mente quell'immagine, quella Gif di emozioni.
Ottobre.
Ormai quel posto è per me l'inizio giornata, la prima felicità della giornata.
Con ottobre iniziano a cadere anche le prime foglie, marroni, arancioni, gialle. Le corriere sfrecciano in quella strada affollata del Piano. È pieno di persone che camminano, di fretta, chi corre a lavoro, chi va a comprare il pane, non ci faccio neanche caso, ma giorno dopo giorno l'odore di fritto inizia a non nausearmi più.
Poco prima che arrivi l'unica corriera di cui mi importasse, noto come le foglie a terra abbiano appena iniziato quella che io chiamo "la danza delle foglie d'autunno".
Si formano queste spirali, questi mini tornado di foglie che in un colpo secco si alzano verso l'alto per poi riscendere. E allora non solo non mi dà più fastidio l'odore di Piazza Ugobassi, ma addirittura arrivo a inalare quell'aria come fosse il mio profumo preferito.
Profumo di mattina, di gioventù, di energia, di autunno, di amore.
Arriva la R, lui attraversa la strada e mi prende lo zaino e la mano. Camminiamo per 3 minuti, forse 4, dipende da quanto duri quella mattina il semaforo, fino a passare davanti alla pasticceria, quella che fa le brioches più buone del mondo. E lui che ordina un cappuccino senza neanche chiedermelo, perché tanto lo sa che tra tutto alla fine scelgo sempre e solo quello.
Un bacio fuori dalla pasticceria, e di corsa saliamo al volo sul bus che ci porta a scuola.
Diventa un'abitudine, una dolce, profumata, e bella abitudine.
Non credo che quella pasticceria facesse le brioches più buone del mondo, e non so se da quella volta per ogni mattina di ottobre le foglie abbiano deciso di danzare ancora,
Da quando lui non c'è più io non sono più tornata davanti a quella fermata della R aspettando che lui scendesse, non sono più entrata in quella pasticceria e non ho più mangiato quella brioche insieme a quel cappuccino.
Non ho più provato niente del genere.
Mai più.
E dio, non sai quanto vorrei vedere di nuovo quelle foglie danzare,
ancora un'ultima volta.












