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Raga ho preso la prima multa della mia vita: velocità contestata 78 km/h con limite a 70 km/h, limite superato di 3 km/h ☠️☠️☠️☠️
Credevo che l’anno sarebbe terminato con il campo estivo (al quale io non ho partecipato per motivi familiari e ad essere sincera sono anche quasi sollevata di non avervi preso parte), ed invece abbiamo ancora qualche altra riunione ed io ho degli impegni da IABZ a settembre, prima di chiudere tutto e ripartire ad ottobre, come da calendario. Quindi, posso dire che siamo in dirittura d’arrivo.
Questo anno ho parlato tanto del mio ruolo da IABZ e poco di quello da capo reparto; mi sono verificata tanto sul primo, ma un poco di meno sul secondo. Tutto ciò che è successo con il reparto mi ha davvero messo a dura prova. Tra tutto questo caos ho capito finalmente che è giunto per me il momento di fare quello che mi fa stare bene: è giunto per me il momento di riprendere le parole della capo campo del mio CFM L/C del 2022 e di metterle in pratica per davvero.
Durante quel campo lei mi disse che ciò che mi occorreva per stare bene all’interno della mia comunità capi era andare via da essa perché, in quella comunità capi, io sarei sempre stata con le ali bloccate e non sarei mai riuscita a spiccare il volo. In quel momento mi fece paura sentirmelo dire; in quel momento non ebbi abbastanza coraggio ed abbastanza amore verso me stessa per farlo. In quel momento misi prima il gruppo ed il mio ruolo, poi tutto il resto. A seguito di quell’anno, iniziarono un po’ ad esserci situazioni che, di anno in anno, hanno aumentato in me la distanza dalla comunità capi attuale.
Ad ogni riunione di inizio anno, dal 2023 ad oggi, mi sono sempre ritrovata davanti a delle scelte che non ho mai sentito realmente mie. La prima volta fu quando io dissi di non voler dedicare più così tanto tempo allo scoutismo e di avere bisogno di tempo per me. In quel momento, quando mi sentivo di fare un passo indietro e di non avere un ruolo con tutta quella responsabilità addosso, mi fu detto che, se io non avessi fatto Bagheera, allora il branco avrebbe chiuso. E mi si spezzò il cuore a sentire quelle parole. Non ci fu nessuno che si fece avanti per proporsi per il ruolo, ma ci furono tre riunioni in cui io ed Ake venimmo messi sotto interrogatorio per trovare una soluzione: una soluzione che non mi piacque del tutto. Così per quell’anno, con l’amaro in bocca ma con l’amore per i ragazzi ed il mio senso del dovere e di responsabilità, io restai Bagheera.
L’anno successivo, nel 2024, durante l’uscita per iniziare il nuovo anno, ci ritrovammo sempre a parlare di disponibilità. Quell’anno dissi che era faticoso fare servizio in un’altra città, ma che avrei continuato perché amavo ciò che facevo. Durante quel giro di disponibilità uscì fuori il bisogno di cambiare capo reparto femminile e così, io dovetti fare il passaggio al reparto, quando volevo in realtà restare in branco per l’ultimo anno. Anche in quel caso, nessuno si fece avanti per provare a venire incontro alla mia richiesta e per aiutare il gruppo.
Quest’anno, nel 2025, l’anno è iniziato con un altro cambio di staff e con una rimodulazione che a me non è piaciuta. Sono stati fatti cambiamenti che mi hanno vista in disaccordo fin da subito ma, per l’ennesima volta, a nessuno è importato. Quest’anno però mi sono presa del tempo per me e per crescere lontana dalla comunità capi: ho dato la disponibilità in zona e ho fatto una scelta per me e per salvare davvero il mio amore per lo scoutismo.
Dare la disponibilità in zona mi ha dato modo di confrontarmi con altre persone, di uscire dalla quotidianità del gruppo, di osservare come lavorano gli altri e di provare a trovare una soluzione a ciò che mi fa sentire soffocata e non compresa da ormai tre anni.
Ogni volta che ci ritroviamo a parlare in comunità capi, io mi sento sempre distante dai loro ragionamenti e dalle loro opinioni. Ogni volta che c’è da fare qualche evento di zona, io mi ritrovo per la maggior parte del tempo da sola. Ogni volta che c’è da agire e ragionare come un’associazione, io mi ritrovo senza qualcuno con cui condividere ciò che viene richiesto.
Sono anni che dico che la nostra comunità capi è fossilizzata solo su di sé e non ha prospettive di crescita. Sono anni che facciamo sacrifici per restare a galla. Sono anni che ci trasciniamo e che restiamo fermi, ed a me tutto questo non sta più bene. A me tutto questo sta facendo detestare quello che faccio.
Quindi, dopo l’ultima comunità capi tenutasi a luglio prima dei campi estivi dove la mia autonomia da capo reparto è stata messo in discussione, dove ho capito che la maggior parte della comunità capi non ha la mia stessa visione nel far parte dell’associazione, dove ho compreso che non ci saranno cambiamenti di punti di vista, ho preso la mia decisione. Voglio continuare a fare scoutismo ma non nel Sabaudia 1, voglio continuare a ricoprire il mio ruolo ma non questo fazzolettone al collo.
A settembre inizierò a guardarmi intorno per capire dove poter continuare il mio Servizio in zona e poi farò la mia scelta.
Ho bisogno di tornare ad amare ciò che faccio e di sentirmi bene in una comunità che funziona.
my love language is making you the only person i don't ignore on days i don't want to talk to anyone.
Ieri ho ricevuto un messaggio che diceva “Ho saputo di tua mamma, spero che si risolva presto”. Non ho risposto. Se c’è una cosa che davvero odio con tutta me stessa, è quando le notizie vanno in giro per passaparola. Ogni volta mi dico che forse le persone dovrebbero usare un po’ più di buonsenso e capire quando condividere un’informazione e quando no, soprattutto quando non riguarda la loro sfera personale ma quella altrui.
Oggi pomeriggio sono passata da P. a salutarlo visto che è rientrato ieri dalla route, lui mi ha chiesto come stavo, io ho risposto “Le giornate vanno avanti”. Mi ha detto che quello che io non voglio dire è un pochino come il segreto di Pulcinella, io ho risposto che lo so, lo so che la notizia sta girando anche se non dalla mia bocca, ma non sono pronta a dirlo. Ogni volta che ci provo mi viene mal di testa e il respiro inizia a farsi corto alla sola idea di dire a tutti quello che sta succedendo. Avrei voluto che questa cosa restasse solo mia ancora per un po’, avrei voluto che le persone non entrassero nella mia sfera personale. P. mi ha anche detto che devo smetterla di tenermi tutto dentro, che il dolore va condiviso, che non è positivo per me perché sono circondata da tante persone che mi vogliono bene e che sono pronte a sostenermi, se solo io glielo permettessi. Ho risposto che lo so, so di avere persone che tengono a me, ma so anche che adesso non ne ho bisogno. Adesso ho bisogno di starmene da sola, di circondarmi unicamente di B. e delle colleghe, le uniche persone alle quali io lo abbia realmente detto fin dal primo giorno. Adesso non voglio vedere gli sguardi tristi delle persone, i loro sguardi dispiaciuti e forse con dentro anche un po’ di pietà? Boh. Gli sguardi delle persone e le loro domande quando sanno che qualcuno sta male e che la situazione è difficile a me non piacciono mai.

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L’ultimo post che ho scritto qui sul mio lavoro risale al 30 giugno 2023.
Ricordo ancora quel giorno: abbiamo dovuto riconsegnare archivi, fascicoli e chiavi. Ci stavano chiudendo a causa di un ricorso che aveva inficiato l’ultima gara d’appalto, lasciandoci da un momento all’altro senza la possibilità di continuare il nostro lavoro. Quando siamo rientrati, a fine luglio di quell'anno, ci siamo ritrovati catapultati in una gara ponte dove quasi tutto era cambiato.
Oggi è il 31 luglio 2026, e mi rendo conto che le cose stanno cambiando di nuovo.
Tra una rimodulazione del servizio, le vincite di un concorso importante e una drastica riduzione del personale, molte delle persone che hanno fatto parte della mia quotidianità, delle mie vittorie e delle mie sconfitte lavorative dal mio primo giorno di lavoro hanno preso e prenderanno a breve altre strade.
Dal 20 agosto, di trentacinque persone ne rimarremo appena dieci.
Sarà strano camminare per i corridoi e vedere gli uffici vuoti, spogli di quei colori e di quelle presenze che per me significano così tanto. Non sono una persona che si affeziona facilmente, tutt’altro, ma loro sono diventate punti di riferimento fondamentali. Negli ultimi quattro anni sono state molto più di semplici compagne di lavoro: mi hanno aiutata a crescere, come professionista e come persona. Sono diventate amiche, in modo naturale e graduale. Ed è proprio questo a rendere l'addio a questa routine così difficile.
L’ufficio si sta svuotando e metabolizzare la cosa non è semplice.
Tra tramonti con le onde, traslochi di archivi, cambiamenti in vista, nuove conoscenze, posti esplorati, chiacchiere leggere ma anche supporto emotivo, questo luglio sta quasi giungendo al termine ed io non ho ancora capito come sia successo.
Nonostante quella notizia abbia completamente stravolto il mio mondo, nonostante io sia rimasta senza macchina nella settimana più difficile in assoluto degli ultimi tre mesi e abbia fatto l’impossibile con treni e cotral del cazzo, nonostante le corse al pronto soccorso, nonostante i corridoi di un ospedale percorsi per settimane, nonostante le lacrime mandate indietro, nonostante il rischio di un esaurimento nervoso, io ancora non riesco a staccare il pilota automatico che mi porta avanti da metà maggio.
Ho continuato a lavorare. Ho continuato a vedere gli amici. Ho continuato a fare la caporeparto. Ho continuato a sopravvivere.
Perché è questo che sto facendo: sopravvivendo.
So benissimo di essere in modalità sopravvivenza. Il problema è che non so più come uscirne. O forse non so nemmeno se ne sono capace.
B dice che mi serve un terapeuta. Io non so se sono pronta a lasciare andare tutto quello che mi sta succedendo dentro, mentre fuori, agli occhi di tutti, continuo a sembrare solida.
E forse è proprio questo il punto: tutti vedono la parte di me che continua ad andare avanti. Nessuno vede quella che, da metà maggio, si limita a resistere e che non riesce a chiedere aiuto.

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Le parole che scaldano il cuore 🏕️✨
Mi hanno fermata i carabinieri poco fa mentre rientravo.
“Patente e carta di circolazione della macchina.”
Io lo guardo con gli occhi pieni di sonno “La patente lo so quale è, l’altra mo capiamo.”
Prendo il porta documenti dal cruscotto e inizio a tirare fuori roba “Quel foglio colorato.”
“Aaaaah quello colorato! Non poteva dirlo subito: quello colorato!”
Lui ride, mi fanno i controlli e io posso ripartire felice di andare a dormire dopo due riunioni.
Lunedì sera si è tenuto il momento di confronto da me richiesto mesi fa tra noi Iabz eg, sono contenta di come si è svolto e di aver avuto finalmente modo di poter comunicare con l’altro iabz in modo sincero. Per la prima volta in otto mesi ha ammesso i suoi errori, le sue mancanze ed ha espresso la sua opinione; i Rdz lo hanno invitato a ragionare bene sui prossimi passi da muovere ed io me ne sono uscita molto pacata dicendo che, se le cose andranno così anche ad ottobre, sarò io quella che penserà bene a cosa fare. Un altro anno da sola io non me lo faccio e mi fa incazzare che proprio lui che ci è già passato a questa modalità, abbia fatto la stessa identica cosa quest’anno con me, rassicurato dal fatto che tanto ci saremmo stati noi altri tre a gestire le responsabilità e gli impegni. Non è stato tanto il fare le cose o la quantità di impegni a darmi fastidio, ma la sua assenza improvvisa. Lo sappiamo benissimo tutti che le nostre vite sono incasinate, che il lavoro ci toglie energie e tempo e che gli imprevisti sono dietro l’angolo, però per la mia ottica di vedere le cose, basta solo comunicare e si può trovare una soluzione.
L’anno finalmente è (quasi) terminato, mercoledì abbiamo avuto la verifica finale di branca ed ora mancano solo un comitato per iniziare la progettazione e la verifica in consiglio di zona, poi arriveranno le nostre sacrosante ferie dalle riunioni. Quest’anno è stato tanto impegnativo e pieno di cose però sono davvero contenta di come l’ho affrontato e dei legami creati. Ribadisco di essere contenta di aver dato il massimo e di essermi messa a disposizione, mi sono divertita nonostante tutto e all’ultima riunione di branca è stato molto bello raccogliere i risultati di nove mesi di lavoro e impegno con delle verifiche positive da parte di tutti.
Lo scoutismo è faticoso, l’associazione richiede tanto impegno, il gruppo e la zona richiedono tanta presenza, però se davvero ci credi e se davvero scegli di starci, tutto diventa sopportabile e gestibile. Io in questo anno da IABZ, quindi con doppio incarico, sono riuscita a scapicollarmi tra gli imprevisti, le sfighe, i momenti di caos familiare, gli amici ed i gin lemon e sono soddisfatta così.
fine maggio - inizio giugno 🌼
Tra le sue braccia saremo sempre al sicuro, perché gli anni passano per tutti: si cresce, si cambia, ma quando i nostri sguardi e i nostri sorrisi si incontrano, mi sentirò sempre protetta. Ciò che ci ha fatto vivere e i ricordi che ci uniscono rappresenteranno sempre il periodo più bello del nostro percorso. Più di un semplice capo, ma qualcuno che ti prende per mano e non la lascia mai.

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In queste giornate incerte, con l’umore altalenante, dove tutto può cambiare al secondo, dove la testa viaggia a mille, dove attendere e sperare sono le uniche cose da fare io mi sento circondata da così tanto amore ed è una cosa meravigliosa.
Superare quella linea gialla è stato qualcosa di inaspettato e mi ha terrorizzata completamente. Menomale che circondarmi di persone mi sta aiutando ad affrontare la cosa🌦️