L’altra risale all’ultimo giorno di quinta liceo. Qualcuno acchiappò uno studente vagante nella bolgia di quelle ultime ore di scuole, e lo convinse a immortalarci, dietro al professore di Filosofia, che per l’occasione poggia la testa sopra il pugno della mano destra, e sfoggia una specie di sorriso sardonico, che ho sempre interpretato come la rassegnazione all’ennesima buffonata di una classe di tardo-adolescenti. Io sono in seconda fila, verso l’esterno, i capelli che, per l’ennesima volta nella mia vita, avevo ripreso a far crescere. Ridiamo tutti, anche se, da questa distanza abissale, non riesco a ricordare chi avesse detto cosa per farci sguaiare così. Sorrido anch’io, un sorriso sincero, da persona normale, a suo agio in quella classe, insieme a quelle persone. Una persona a suo agio nella sua vita, che in fondo non era ancora cominciata, che in fondo poteva ancora essere tutto quello che voleva. Forse il mio miglior sorriso che sia mai stato immortalato, anche soltanto per mancanza di competizione, visto che mancano foto di me, e nello specifico mancano foto di me che rido. È passata un’eternità glaciale da quel giorno di giugno in cui tutti giravano per la scuola perché tanto ormai era finita e chi volevi che gli dicesse nulla, eppure sembra che sia un paio di settimane fa, al limite il mese scorso. Persi di vista quasi tutti nel giro di un’estate oppure anche molto meno, perché appena fatta la maturità chi s’è visto s’è visto. Giusto una cena a fine estate nella casona di uno, un’altra un paio di anni dopo, poi niente, e va bene così, perché in fondo a legare la maggior parte di noi c’era soltanto la convivenza forzata dentro una classe. Ho cercato qualche nome su Facebook e Linkedin, tanto per farmi dilaniare dalla malinconia. Qualcuno è irriconoscibile, persi chili e guadagnati centimetri; qualcuno, dietro la faccia sorridente da adulto cela ancora i tratti dell’adolescente che faceva battutacce. Io da allora ho fatto poca strada perché in fondo quello della scuola era il mio stagno, e quando questo si è aperto ed è diventato l’enormità di un oceano, ho scoperto mi mancava qualsiasi cosa servisse per nuotare in quella vertiginosa libertà . Ora quegli ex adolescenti che mi chiedevano aiuto per il compito di Fisica o con cui ridevo mentre facevano le imitazioni dei professori lavorano in banche ospedali chissà dove. Io ancora faccio fatica a capire cosa dovrei fare, cerco ancora un ruolo, aguzzo gli occhi per un suggeritore che mi passi le battute, ma non trovo niente. Sono impacciato come allora, incapace come allora, sbagliato come allora.