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Manu Casir.
Le mani nel sacco
Un sacco di anni fa a luglio eravamo nella casa al mare di nonna, quella che non c'è più (la nonna, la casa c'è ancora). Viale dei Platani numero boh, cancello basso nero o marrone arrugginito e vialetto lungo e stretto con le mattonelle lisce sul giallino che quando si riempiva di aghi di pino e avevi le ciabatte o le infradito di gomma e ci correvi come un matto per andare in spiaggia o all'alimentari o alla sala giochi dovevi starci attento perché si scivolava un botto, e se scivolavi un botto rischiavi di raschiarti sul muretto laterale bianco e stronzo come pochi. Un sacco di anni fa a luglio c'era mamma che mi teneva per mano e papà che mi riprendeva con la telecamera JVC (nel senso che mi filmava, non che mi rimproverava, quello sarebbe successo un po' di anni dopo e senza telecamera JVC). Un sacco di anni fa c'ero io coi capelli quasi ricci e molta più dimestichezza con palloni, racchette di ogni tipo e salto del muretto dei cortili vicini, di ogni tipo pure quello. Un sacco di anni fa salivamo per le scale a chiocciola delle case degli altri mentre gli altri in questione non c'erano ("questi sono di Torino, vengono ad agosto") e avevamo comunque paurissima che fossero là, aprissero la porta di scatto e dicessero "mbè?" (per noi pure i torinesi dicevano "mbè"). Un sacco di anni fa noi mica ce l'avevamo una risposta da usare in casi del genere, non ce l'eravamo mai preparata una scusa di scorta, mica ce ne fregava, volevamo solo l'adrenalina di quelle cose che sono innocue ma che chissà per quale motivo non si fanno comunque.
Come fate a non usare le parole
Andrei Mitroshin

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The Lobster (2015) dir. Yorgos Lanthimos
― The Lobster (2015) David: It is more difficult to pretend that you do have feelings when you don’t, than to pretend you don’t have feelings when you do.
Perché vuoi sempre spiegare? Perché vuoi sempre scoprire che cosa c'è dietro? E più dietro ancora, sempre e solo dietro? Come sarebbe una vita limitata alla superficie? Serena? E sarebbe da disprezzare solo per questo? Forse c'è molto di più alla superficie - forse è tutto falso ciò che non è superficie, forse tu vivi ormai tra immagini illusorie, continuamente cangianti, non belle come gli dèi, ma svuotate come quelle dei filosofi. Forse sarebbe meglio: tu allineeresti parole (giacché hanno da essere parole), ma ora sei sempre alla ricerca di un senso, come se ciò che tu scopri potesse dare al mondo un senso che il mondo non ha.
La rapidità dello spirito, Elias Canetti (via blucomelamarea)
Martina Mariotti

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La nuit américaine , François Truffaut , 1973.
Nel profondo sappiamo tutti che la vera attrattiva della sessualità ha a che fare con la copulazione più o meno come il fascino del cibo ha a che fare con la combustione metabolica. Per quanto (potesse sembrare) scontato, la vera sessualità riguarda lo sforzo di stabilire un contatto fra noi, di erigere ponti sui baratri che separano un io dall’altro. La sessualità riguarda, in definitiva, l’immaginazione.
Di carne e di nulla, David Foster Wallace (via blucomelamarea)
Jacqueline Bisset
La nuit américaine , François Truffaut , 1973.
Street at Stadtpark by Ernst Ludwig Kirchner

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The ironer by Pablo Picasso
Size: 116.2x73 cm Medium: oil on canvas
Ora, ragazzi, vi dico perché si scrive e perché si legge. La scrittura, ragazzi, è tre cose: religione, medicina e amore. È religione perché è una confessione. Uno scrittore che scrive si confessa e anche quando narra storie di altri non fa che narrare se stesso. È medicina perché serve a curarsi. Anche voi scrivete il vostro diario per guarire da una pena segreta, da una malinconia senza perché. È amore, perché scrivere significa inventare un personaggio che non corrisponde alla realtà ma che è frutto della nostra fantasia e del quale ci innamoriamo. Si scrive per narrare e si narra per non morire. Lo scrittore è Shahrazade, che più racconta e più si allunga la vita. E si legge perché senza libri si diventa Calibano il mostro, che nella ‘Tempesta’ di Shakespeare dice di Prospero il mago: “Per liberarsi di lui per prima cosa bisogna togliergli i libri”… Leggiamo allora: per restare dei maghi che hanno il potere di cambiare il mondo. Ho fatto incidere nella biblioteca che ho donato al Comune questa massima latina: “Tecta lege, lecta tege”: 'leggi i libri qui custoditi, custodisci i libri dopo averli letti’. I miei libri son il mio harem e mi ci trovo meglio che se fossero delle donne. Io ci ho passato la vita. Passateci la vita anche voi. Sapete, nei miei fogli per lettere ho fatto disegnare un 'ex libris’ dove si vede sul fondo di un mare in tempesta la prua di una nave che affonda e in primo piano una mano che affiora e che tiene un libro. Ecco, quel libro rappresenta la nostra Arca di Noè.
Gesualdo Bufalino (via unapietrasopra)