A cosa servono i baci se non si danno?
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@lindarella123
A cosa servono i baci se non si danno?

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Devo molto a quelli che non amo. Il sollievo con cui accetto che siano più vicini a un altro. La gioia di non essere io il lupo dei loro agnelli. Mi sento in pace con loro e in libertà con loro, e questo l’amore non può darlo, né riesce a toglierlo. Non li aspetto dalla porta alla finestra. Paziente quasi come una meridiana, capisco ciò che l’amore non capisce, perdono ciò che l’amore mai perdonerebbe. Da un incontro a una lettera passa non un’eternità, ma solo qualche giorno o settimana. I viaggi con loro vanno sempre bene, i concerti sono ascoltati fino in fondo, le cattedrali visitate, i paesaggi nitidi. E quando ci separano sette monti e fiumi, sono monti e fiumi che trovi su ogni atlante. È merito loro se vivo in tre dimensioni, in uno spazio non lirico e non retorico, con un orizzonte vero, perché mobile. Loro stessi non sanno quanto portano nelle mani vuote. «Non devo loro nulla» – direbbe l’amore sulla questione aperta. Wisława Szymborska (Traduzone di Pietro Marchesani) da “Grande numero”, Libri Scheiwiller, 2006
Igor Makarov (1944 - 2026)
by Saul Steinberg for The New Yorker, June 30, 1962
Intellectual freedom depends upon material things. Poetry depends upon intellectual freedom. And women have always been poor, not for two hundred years merely, but from the beginning of time. Women have had less intellectual freedom than the sons of Athenian slaves. Women, then, have not had a dog's chance of writing poetry. That is why I have laid so much stress on money and a room of one's own.
--Virginia Woolf, A Room of One's Own (1929)

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"Fredrick" by Leo Lionni
Federico, di Leo Lionni Lungo il prato, dove un tempo pascolavano le mucche, c’era un vecchio muro.Fra le pietre del muro, vicino al granaio, cinque allegri topi di campagna avevano costruito la lorocasa. Ma quando i contadini avevano abbandonato la fattoria, il granaio era rimasto vuoto.L’inverno si avvicinava e i topolini dovettero pensare alle scorte.Giorno e notte si davano da fare a raccogliere grano e noci, fieno e bacche.Lavoravano tutti. Tutti tranne Federico.«Federico, perché non lavori?» chiesero.«Come non lavoro!» rispose Federico un po’ offeso.«Sto raccogliendo i raggi del sole per i gelidi giorni d’inverno.»E quando videro Federico seduto su una grossa pietra, gli occhi fissi sul prato, domandarono:«E ora, Federico, che cosa fai?».«Raccolgo i colori» rispose Federico con semplicità.«L’inverno è grigio.»Un’altra volta ancora, Federico se ne stava accoccolato all’ombra di una pianta. «Stai sognando,Federico?» gli chiesero con tono di rimprovero. Federico rispose: «Oh, no! Raccolgo parole. Legiornate d’inverno sono tante e lunghe. Rimarremo senza nulla da dirci».Venne l’inverno e quando cadde la prima neve, i topolini si rifugiarono nella tana tra le pietre.In principio si rimpinzarono allegramente e si divertirono a raccontarsi storie di gatti sciocchi evolpi rimbambite.Ma, a poco a poco, consumarono gran parte delle noci e delle bacche, il fieno finì e il grano era soloun lontano ricordo.Nella tana si gelava e nessuno aveva più voglia di chiacchierare.Improvvisamente, si ricordarono ciò che Federico aveva dettodel sole, dei colori e delle parole.«E le tue provviste, Federico?» chiesero.«Chiudete gli occhi» disse Federico, mentre si arrampicava sopra un grosso sasso. «Ecco, ora vimando i raggi del sole. Caldi e vibranti come oro fuso…»E mentre Federico parlava, i quattro topolini cominciaronoa sentirsi più caldi. Era la voce di Federico? Era magia?«E i colori, Federico?» chiesero ansiosamente.«Chiudete ancora gli occhi» disse Federico.E quando parlò del blu dei fiordalisi, dei papaveri rossi nel frumento giallo, delle foglioline verdidell’edera, videro i colori come se avessero tante piccole tavolozze nella testa.«E le parole, Federico?» Federico si schiarì la gola, aspettò un momento, e poi, come da unpalcoscenico, disse:«Chi fa la neve, il prato, il ruscello?Chi fa il tempo brutto oppure bello?Chi dà il colore alle rose e alle viole?Chi accende la luna e il sole?Quattro topini, azzurri di pelo,che stanno lassù a guardarci dal cielo.Uno fa il sole e l’aria leggerae si chiama topino di Primavera.Bouquets profumati… serenate,ce li regala il topino dell’Estate.Il topino d’Autunno fa scialli e ricamicon foglie dorate strappate dai rami.Il topino d’Inverno, purtroppo si sa,ci dà questa fame… e il freddo che fa.Le stagioni sono quattro. Ma a volte vorreiche fossero sette, o cinque, o sei».Quando Federico ebbe finito, i topolini scoppiarono in un caloroso applauso. «Ma Federico»dissero, «tu sei un poeta! Ti faremo una corona di alloro!»Federico arrossì, abbassò gli occhi confuso e, timidamente, rispose:«Non voglio applausi, non merito alloro. Ognuno, in fondo, fa il proprio lavoro».
Dentro la parola persa io mi perdo, divento le cose del mondo, l’aria che passa, quella parola che sta dietro l’aria e si fa chiara agli occhi che stanno nel tempo; e se io parlo non so chi è a parlare, è il vento che parla nel mio sentimento, che niente si fa dal niente, e nel pensare la voce che mi chiama mi viene dentro.
Franco Loi, Isman
Tutti i miei anni identici li lascio in fila nei cortili e sui balconi come i giocattoli che a fine pomeriggio rimangono per prendersi la notte e passano i mattini ad asciugare e perdono colore a poco a poco. Ogni volta che mi fermo faccio casa in ogni casa faccio i miei cortili di noia abbandonata che rimane. Forse possiamo vivere soltanto in queste due nature senza pace chi in ogni cosa abita e chi passa da sempre chi fa il vento e chi fa il muro.
Isabella Leardini, da Una stagione d’aria (via pabloestaqui)
È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi.
Gianni Rodari
Albert Lamorisse - Le ballon rouge, 1956.jpg

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Non questa volta, non ancora. Quando ci scivoliamo dalle braccia è solo per cercare un altro abbraccio, quello del sonno, della calma - e c'è come fosse per sempre da pensare al riposo della spalla, da aver riguardo per i tuoi capelli.
Giovanni Raboni - Canzonette Mortali, 1982-1983
Solo questo domando: esserti sempre,
per quanto tu mi sei cara, leggero.
- Giovanni Raboni
Luigi Ghirri, Capri, 1982
Femme-fleur Pablo Picasso, 1946, portrait of Francoise Gilot

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Com’è limpido il cielo e come sgorga. / Sono qui per fare un inventario della luce, per dare alle pupille le case disseminate nel paesaggio dell’alba priva di vento. / Sono qui per mietere a piene mani.
Paolo Polvani, Un inventario della luce, da Compagni di viaggio (via pabloestaqui)
Separation in the Evening, 1922, Paul Klee
Size: 33.5x23.5 cm Medium: watercolor