βMentre Sofia rifletteva sul fatto di essere viva, cominciΓ² anche a pensare che non sarebbe esistita per sempre. Adesso vivo, pensΓ². Ma un giorno non ci sarΓ² piΓΉ. Cβera qualche forma di vita dopo la morte? Il gatto ignorava anche questa domanda. La nonna di Sofia era morta poco tempo prima. Per piΓΉ di sei mesi aveva sentito molto la sua mancanza. Non era ingiusto che la vita finisse? Sofia si fermΓ² a riflettere. Si sforzava di concentrarsi solo sul fatto che era viva, cercando cosΓ¬ di dimenticare che non sarebbe esistita per sempre. Era impossibile. Non appena metteva a fuoco il pensiero di essere viva, subito spuntava lβaltro: la vita ha sempre una fine. Arrivava alla stessa conclusione anche quando invertiva il corso dei pensieri. Soltanto quando provava una forte emozione allβidea che un giorno sarebbe scomparsa, si rendeva conto di quanto la vita fosse infinitamente preziosa. Erano come le due facce di una moneta, una moneta che continuava a rigirare tra le dita. E tanto piΓΉ grande e piΓΉ nitido era un lato, tanto piΓΉ grande e piΓΉ nitido diventava anche lβaltro. La vita e la morte erano due aspetti della stessa cosa. Non Γ¨ possibile sentirsi vivi senza essere consapevoli che si deve morire, pensΓ². Analogamente Γ¨ impossibile riflettere sul fatto che si deve morire senza pensare al contempo che vivere Γ¨ una cosa meravigliosamente strana. Le venne in mente che la nonna aveva detto qualcosa di simile il giorno in cui il medico le aveva rivelato che era malata. Β«Solo adesso capisco quanto sia ricca la vitaΒ», aveva detto. Non era triste che la maggior parte delle persone si dovesse ammalare per rendersi conto che Γ¨ bello vivere?β
β Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia

















