Ora credo mi tirerò addosso tanta di quella merda, che mi chiederò poi chi me l'avrà fatto fare.
Sapete tutti che sono amico delle guardie. Lo sono, ci lavoro, ci esco, le ho come amiche. Ma conoscete anche la mia onestà intellettuale di fronte alle ingiustizie. Se un collega fa una cazzata, è giusto che paghi, punto. Perché le cazzate mettono in cattiva luce l'operato di migliaia di colleghi, che di fesserie non ne fanno e poi è giusto così. Non siamo al di sopra della legge, semmai facciamo si che venga rispettata. In primis da noi, proprio perché indossiamo una divisa e su questo non ci piove.
Ho fatto questa premessa, perché confido nella vostra di onestà intellettuale e quindi spero ci sarà un confronto civile e costruttivo, come piace a me e sicuramente anche a voi.
La mia vuole essere una semplice analisi tecnica, per dare a chi la posizione l'ha già presa, una prospettiva differente su cui ragionare.
Detto questo, passiamo alla disgrazia di oggi. La morte di Fakir a Bologna, durante un arresto eseguito da due agenti della Polizia di Stato. Ho visionato diverse volte la posizione degli operatori, come si muovevano, dove avevano ginocchia e gambe, cosa facevano e come lo facevano. Il primo, quello che tiene premuta la testa sul suolo, in realtà non sta premendo il collo come dicono tutti, ma sta attuando una manovra, che a molti farà incazzare, ma è giusto si faccia così. Per due ragioni:
Primo, bloccando la testa per terra, non si da la possibilità alla persona di fare altri movimenti, tenendola premuta per terra, ogni tipo di reazione viene annullata.
Secondo, certi soggetti molto agitati, danno volontariamente testate al suolo per infliggersi tagli ed ematomi al fine di denunciare l'operatore in seconda sede.
Ho effettuato molti arresti e so di cosa parlo, a volte, tenere con una mano la testa bloccata per terra, può sembrare un gesto violento, ma serve proprio per preservare l'incolumità della persona stessa.
Il ginocchio sulla spalla è un'altra tecnica che si utilizza per evitare il naturale movimento del braccio. Si crea una pressione all'altezza della scapola e con la propria mano si prende il braccio del soggetto e gli si fa compiere una rotazione verso la schiena, per avvicinare le due mani e poterle ammanettare.
Difatti l'altro operatore sta dietro di lui e sta cercando di prendere le mani della persona per poterle bloccare. In una sequenza, l'agente che sta dietro, da un colpo alla gamba del collega per fargliela spostare, per poter prendere la mano destra di Fakir. Le posizioni dei due poliziotti sono corrette e non vengono inflitti colpi inutili. Inoltre, c'è da notare la presenza di un cittadino, che sta aiutando gli agenti nell'operazione e i sanitari del 118 che osservano senza intervenire.
Possono sembrare elementi inutili, in realtà dicono molto, ma ci torneremo dopo.
Quindi niente arresto in stile Minneapolis, dove quel coglione che ha ucciso George Floyd, gli ha bloccato le vie respiratorie con un ginocchio sul collo, caricandosi con tutto il peso del corpo. In quell'evento, la colpa non è stata solo del coglione, ma anche degli altri colleghi che non hanno fatto nulla per fermarlo.
Nel video, si sente Fakir chiedere aiuto. Ora, in quasi tutti gli arresti che ho fatto io, le persone a terra gridavano e chiedevano aiuto. Dicevano che stavano morendo, che stavano per avere un malore, che non respiravano e cose così. Nonostante io non abbia mai poggiato il ginocchio sul collo di nessuno di questi. L'unica volta che ho provato a mollare la presa, per poco la persona non mi sgusciava dalle mani per scappare. Da quella volta, tenuti ben stretti finché le manette non facevano click. E tra tutti i miei arrestati, non ce n'è stato uno che sia finito in ospedale o per il quale sia stato necessario l'intervento del 118. E parliamo di situazioni ben più incasinate e difficili di quelle del video di Bologna.
Sono metodi che un operatore conosce bene e servono ad uno scopo e uno solamente, divincolarsi e fuggire. L'arresto lo dice la parola stessa, è un metodo coercitivo che sottrae la libertà ad una persona. Non c'è una maniera elegante o meno invasiva, se la persona non è collaborativa, come in questo caso, si passa per le maniere forti. E questa volta è andata nel peggiore dei modi.
C'è un ma. Fakir ora sarà sottoposto ad autopsia e solamente dopo questo accertamento, si saprà se è morto per una cazzata commessa dai poliziotti oppure per un malore. Fino a quel momento, etichettare gli operatori come assassini, la reputo un'immensa stronzata. Poi ovvio, che se verranno reputati colpevoli, io sarò il primo a volerne la condanna, ma ci mancherebbe altro aggiungo.
Altro elemento da prendere in considerazione. La pattuglia è intervenuta in quanto inviata su segnalazione. Non l'hanno trovato per strada e gli sono saltati addosso così, per passare il tempo. Fakir non stava mettendo a repentaglio la vita di nessuno, non era un potenziale assassino ed evidentemente non stava facendo nulla che richiedesse l'extrema ratio del Taser o peggio ancora, dell'arma da fuoco. Per questo l'hanno immobilizzato e se c'era un cittadino ad aiutarli, evidentemente qualcosa la stava combinando.
In tutto ciò, l'unica cosa che gira il cazzo è che sia morta una persona. Però un conto è una disgrazia, perché lo è a tutti gli effetti e vi posso garantire che nessuno di noi esce con l'intento di uccidere qualcuno. Anche perché sappiamo, che oltre al risvolto umano, la nostra carriera morirebbe li con la persona fermata.
Un'altra è dare degli assassini ai due agenti, senza sapere come sono andate effettivamente le cose.
Lo so che qui dentro siete quasi tutti, ho detto quasi, parecchio incazzati con chi indossa una divisa, ma io seguo da anni molti di voi e molti di voi seguono me. Ce la ridiamo e scherziamo su tante cose, nonostante abbiamo mentalità e modi differenti di interpretare il mondo e la vita, ma siamo qui da anni, ci vogliamo bene e ci rispettiamo.
Solo che quell'arresto poteva capitare a Milano e la mano sulla testa di un altro Fakir poteva essere la mia e a quest'ora potevamo piangere la morte di un'altra persona ed io essere indagato per omicidio colposo.
Provate a fare come faccio io. Non fate come la maggior parte delle persone. Attendete sviluppi e se proprio volete avere delucidazioni e farvi un idea più strutturata, chiedete a chi conosce meglio l'argomento. Non me la sono fatta io l'idea su questo caso, che di persone dentro ne ho portate un bel po', non fatevela voi. Semmai parliamone, cercando di tenere i toni tranquilli. Magari sarò io ad imparare qualcosa da voi!




















