« Ci vuoi andare? » piega la testa, « La Thailandia è più bella e conosco più gente » e quindi? « Ti faccio fare un giro come si deve » sembra un invito vero. (...) E cosa possono comprare? « Scegli qualcosa di carino per Bangkok. »
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@bee-ingquinn
« Ci vuoi andare? » piega la testa, « La Thailandia è più bella e conosco più gente » e quindi? « Ti faccio fare un giro come si deve » sembra un invito vero. (...) E cosa possono comprare? « Scegli qualcosa di carino per Bangkok. »

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Simone de Beauvoir, from a letter to Nelson Algren, featured in "A Transatlantic Love Affair,
« Ho spedito agli invitati alcune foto della festa di Agosto, e queste sono per voi. » gli concede un sorriso accennato e docile, di quelli rari da vedere sul viso della scozzese. Le tre polaroid in movimento per Blythe raffigurano:
In cerchio: Liùsaidh e Blythe che si scambiano uno sguardo d’intesa con un sorrisetto. Nella foto c’è anche Neera. Tutte e tre poi sollevano i bicchieri, ridendo, in un brindisi complice.
Foto di gruppo con la torta: Blythe regge la torta. Alla sua destra Emile, Theo e Priscilla. Alla sinistra Gregory, Liùsaidh, Neera e Tarquin. Si mettono in posa e sorridono.
Blythe che dà un bacio sulla guancia a Theo ed Emile che li guarda.
Se l’ex-Tassorosso si sporgesse per osservare quelle consegnate ad Emile, noterebbe:
Theo che prende in giro Emile, dandogli un colpetto spalla contro spalla.
Emile che punta il dito su Tarquin nominandolo come primo ad iniziare il gioco e Blythe che incoraggia “Go MacTavish!” alzando il braccio in aria.
In cerchio: Emile alza le mani al cielo facendo finta di essere innocente dopo essere stato nominato da Blythe. Nella foto si intravedono - chi più chi meno - anche gli altri presenti seduti in cerchio - chi sul divano e chi a terra - per il gioco del “Non ho mai”.
Memories I hold to keep safe And I live for that look on your face I got the best friends in this place
« A proposito, l’hai visto, no? Di quell’evento a Diagon? Lo fa la Radio, ciè è roba che hanno organizzato loro. Credo che ci saranno robe sghicissime quiiindi.. vuoi avere un posto privilegiato per una di quelle sere? » piega le labbra con quel sorrisino furbo e malizioso di chi vorrebbe comprarla già con così poco.
« Scherzi? Certo che voglio! » trilla entusiasta, prima di mettere su un sorrisetto e cercare di punzecchiargli il braccio con la punta delle dita. « Avrai il tempo di farmi compagnia o quelli della Radio ti vorranno tutto per loro? »
« Naaah, penso che posso allontanarmi almeno un attimo, ciè.. dovrò pure andare casualmente in bagno e perdermi nella folla, giusto? » ha già trovato una scusa valida per strappare almeno dieci minuti del suo tempo anche per Blythe. Tipicamente Grifondoro: dove c’è una regola ecco che l’ha già aggirata. « Non ti chiederei di venire lì e poi non posso manco vederti, tipo. »
« Ti rigiro la domanda... » abbassa il tono, mentre si avvicina alla figura del Grifondoro e la stessa mano che prima ha lasciato la sua, ora cerca di avvicinarsi al colletto della sua maglietta per sistemarglielo pigramente. Non che ce ne sia bisogno ma sembra darle la scusa momentanea per distogliere lo sguardo da quello del settimino. « Se ci fossi io su quel palco, cosa mi lanceresti? » nel caso le avesse permesso di avvicinarsi, sarebbe ancora piantata lì ma adesso lo sguardo sale verso l'alto per cercare il suo da sotto le ciglia.
Rimane udibile come lei, forse qualche mezzo tono più alto dovuto ad una voce che si sta facendo sempre più profonda. « Cercando di non colpirti, ma ti lancerei.. » fa come per pensarci un attimo, salvo solo abbassare un pelo la testa « delle fragole. » infatti, dipende da chi c’è sul palco, no? Allunga giusto un poco il viso, con il busto che si incurva appena « E potrei scriverti il mio indirizzo, e dirti di mandarmi un gufo, così potrei risponderti al tuo per dirti che sarebbe un peccato se non uscissi con me, perché tipo sono proprio un bravo mago, ma che lo potrei capire visto che sopra e sotto al palco eri la più bella di tutte le streghe. » sbuffetta solo un sorriso piano proprio contro di lei.
« Mmm » la mano lascia finalmente stare il colletto della sua maglietta, tentando invece di scendere piano per arrivare al petto di lui e fermarsi lì delicatamente. « Penso che questo attirerebbe parecchio l'attenzione della Blythe cantante » sussurra contro di lui. (...) « Dici che Jackson se la prende se andiamo a bere qualcosa? »
Alla sua domanda fa un lungo sospiro e la guarda pronto a risponderle con un primo sorriso furbo. « Non credo che Jackson se la prenda se andiamo a bere qualcosa, tipo, ciè.. ma sai per cosa se la può prendere? » prima di darle una risposta con la mano che si è prima liberato va a cercarle il polso prima per poi far scendere le dita sulla mano, ma per avere un modo per attirarla più vicino e provare così a darle un bacio, uno vero, insomma. Cercandone le labbra per premerci le sue con una vaga urgenza, come se ne avesse bisogno. Provando così a prolungarne la cosa anche più del necessario probabilmente, cercando di tenerla vicino a sé con l’altra mano che le cerca il fianco. Si separerebbe solo per dirle « Si sarebbe incazzato come un erumpent se tornavo all’Hub dicendogli che non t’avevo baciata, tipo. » smorza un sorrisetto come a volersi fare colpevole di questa cosa e al tempo stesso scagionarsi dall’accusa.
If I told you that this couldn't get better, baby And your heartbeat, it lets me know you feel the same
L. « Greg! B! » esclama « Dobbiamo assolutamente fare una foto insieme là! » ad indicare la postazione foto « È un momento sghicio da ricordare! » sorrisino verso GREG.
G. « ‘ndiamo a farcela subito! Stasera m’hanno detto che le foto sono d’obbligo, perciòòò.. e poi ce le rifacciamo dopo esserci buttati sul punch! » propone verso entrambe le SETTIMINE.
B. « Solo una? Dobbiamo farci MINIMO un set! » trilla entusiasta, battendo ancora una volta le mani - e lasciando andare il braccio di Greg per potersi muovere.
TM. « ANDIAMO?? » sì, stasera il suo tono di voce è alto e ancora più alto, ma perlomeno l'entusiasmo è tornato in ogni fibra del suo corpo e pure un po' di eccitazione, indicando pure il Photoboot in questione « Io voglio farmi la foto con dietro il Campo da Quidditch! Mi ricorda il servizio fotografico che ho fatto al St. Patrick's anni fa per il calendario! »
L. « Andiamo! » fa eco al CORVONERO e mentre si incammina in quella direzione, molla una gomitata giocosa ad EMILE, allungando il collo per guardare THEO al suo fianco. « Venite anche voi? » a scattare foto ricordo immemorabili.
TF. Distratto da LIU’ che li invita a farsi foto tutti insieme, o forse da EMILE di cui andrebbe senza troppi complimenti a cercare la mano con la propria in effetti « Sì sì, che più di qualche foto la voglio anche io e la piazzo insieme a quella della Redazione. » riferimento che TARQUIN capirà senza problemi.
B. But first, let me take a selfie o una foto di gruppo con tutti gli altri - imita TARQUIN nel mettersi in posa, chinandosi in avanti e unendo le mani avanti a sè per dedicare una duck face all'obiettivo da basic white girl. (...) E se il resto della serata deciderà di passarlo tra balli, foto poco serie da tenere come ricordo e appendere nella casetta Quinn-Campbell-Renaud e risate, ci sarà poco da fare - d'altronde non le è stato detto che deve godersi la serata?

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— Robert Frost, "Acquainted with the Night" from The Poetry of Robert Frost, edited by Edward Connery Lathem (via lunamonchtuna)
A. Sbuffa una risata a quella battuta sulla piovra mentre scuote la testa, stringendosi nelle spalle nel ribattere « Al massimo qualche Plimpli » e poi rifilarle un’occhiatina e un sorrisetto sghembo « Anche se in compagnia in barca è sempre meglio, sai » ah sì?
B. « Allora dovrai affrettarti a trovare qualcuno che ti faccia compagnia » fa notare, prima di distogliere lo sguardo con nonchalance in favore dello stesso zaino da cui a poco andrà a prendere il fazzoletto. « Anche se ho sentito che ad alcune piacciono gli inviti diretti! »
A. Solo dopo averne finito uno, mentre con finta nonchalance fa per assaggiare un altro dolcetto mentre lo sguardo scorre tra i contenitori, le domanda senza alcun preavviso « Ci vieni allora con me in barca quando è pronta? » sollevando soltanto ora lo sguardo a cercare il suo e un sorriso speranzoso.
Katherine Mansfield, from a letter to John Murry, featured in The Letters of John Middleton Murry and Katherine Mansfield
B « Voi » comincia, leccandosi le labbra oggi prive di trucco « tornate a scuola? Cioè… siamo tutte maggiorenni ormai, no? »
L « Certo che ci torno. » decisamente convinto. « Tu no? »
N « SSSSSH!!! » esclama, facendo cenno con la mano di abbassare la voce « I miei non sanno e non devono sapere niente!!! » esclama, più a bassa voce, guardandosi intorno come per assicurarsi che effettivamente non ci fossero i genitori in giro «...comunque si, certo che ci torno! E’ l’ultimo anno che gramo, voglio finirlo!!! » sbuffa sonoramente. « Ma se i miei lo scoprono sono capaci di obbligarmi a non tornare e… » assottiglia lo sguardo, stringendo i pugni «E gramo no!» lo sbatte sul tavolo quel pugno « A costo di scappare di casa io a scuola ci torno, non possono impedirmelo!! »
B « Io l'anno non lo perdo » che dovrebbe essere già una risposta ma il misto di ansia e fastidio che percepisce da questa mattina, dal momento in cui la lettera è arrivata a casa sua, trabocca nel proseguire. « Non potrebbero impedirmelo neanche se volessero! Ho diciassette anni ormai e se voglio farmi ancora tre mesi nella stessa stanza con un assassino, lo faccio! »
L « Potete venire da me, domani » lo sguardo passa da Blythe a Neera e viceversa, soffermandosi in particolare sulla Tassorosso « così partiamo insieme e non c'è rischio che qualcuno dei vostri genitori vi obblighi a fare niente contro la vostra volontà » il tono è deciso e seppur non sembra voler accogliere obiezioni, rimane pur sempre una proposta che possono decidere liberamente di rifiutare. « Nelle Highlands, nella roulotte incantata di mio padre » le informa, finendo con lo sguardo su B, come a volerla rassicurare, con quel dettaglio.
21 aprile, pomeriggio. Highlands, roulotte incantata di Cailaen Campbell.
« Ascoltate, ragazze. Lo so che là fuori è un casino. E non parlo solo di Hogwarts, o di quella dannata lettera. Parlo del mondo intero. È pieno di cose che fanno paura, di gente che dice che non si può, che è meglio fermarsi, che bisogna avere paura. Ma sapete cosa vi dico? Io vi guardo, e non vedo paura. Vedo tre streghe in gamba. Vedo coraggio. Vedo testardaggine, quella bella, quella che ti fa rialzare quando tutti ti vogliono a terra. La paura ce l’abbiamo tutti, sapete? Anche io. Anche Silente ce l'aveva, e chi vi dice il contrario mente. Ma il coraggio... il coraggio non è non avere paura. Il coraggio è sapere che qualcosa fa paura — e andare avanti lo stesso. Se il vostro cuore vi dice di tornare... allora è lì che dovete andare. E io... io sarò sempre qui per sostenervi, qualsiasi cosa succeda. Sempre. » Si schiarisce la voce, si sfrega gli occhi in modo goffo, come se volesse scacciare un granello di polvere inesistente. « Accidenti, deve essere entrata un po' di cenere dal camino...» Ride, ma la voce gli trema un po'. Poi si raddrizza sulla sedia e sorride loro, largo, con tutto il cuore. « Adesso basta facce tristi. Mettete via quei musi lunghi: domani ci si alza presto per andare a King's Cross e adesso è l'ora di una bella tazza di tè caldo! Su, servitevi pure. »
Glannagilliagh, County Kerry, Irlanda.

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G. « Uuh! Siete state in Franciaaa? » domanda con tutto l’interesse del caso. [...] « Bè.. almeno siete state bene, no? Ciè.. che avete fatto? » domanda allungandosi un po’ verso di lei col busto per sentire meglio tutte le varie storie.
B. E' un sorriso spontaneo e felice quello che le contagia i lineamenti nel raccontare cos'hanno fatto. « Più che altro abbiamo poltrito da fare schifo, però abbiamo anche girato un sacco Parigi. Tipo la Torre Eiffel era ASSOLUTAMENTE da visitare, pure il Centre Pompidou che ci stava un saaacco di roba tipo cinema eccetera! » poi « E mangiato un botto! Ho portato dei dolcetti che poi ti devo far troppo assaggiare! » trilla allegra, proseguendo subito dopo « Siamo pure uscite di sera nel Quartiere latino, ma i miei non volevano che andassimo nei locali notturni. [...] Però la parte più bella è stata la giornata a Giverny! » si riprende quasi subito, poggiando i gomiti sul tavolino e il mento sui palmi aperti. « E' bellissima, c'era un sacco di verde eee sai che ci ha vissuto un famosissimo pittore babbano? »
Puoi bruciare un po' di più.
B. « Ieri Shu mi ha dato una mano per quel falò che ti dicevo. » quello per darsi una closure sulla questione breakup e tutto ciò che la contorna, ma a giudicare dalla rabbia che inizia a montarle dentro, non sembra aver funzionato granchè. « E’ andata un po’ così. » che a sentire il tono, sembra più un’introduzione che un commento a sè. [...] L’elettricità della propria magia la percepisce nel solleticarla sotto la pelle, scegliendo di incanalarla attraverso il catalizzatore; lo stesso che viene alzato assieme alla mandritta, impiegato in quella saetta disegnata a cui segue un « Concùssio. » sibilato, neanche davanti a lei ci fosse chi l’ha ferita al posto di quell’oggetto senza vita. E poco importa dove andrebbe a segno l’incanto, in caso di successo. A lei basta sfogare quello che ha dentro.
E. Domanderebbe pure come è andata, ma la verità è che sente benissimo le emozioni altrui come risposta. Se poi Blythe le usa anche per infliggere quell'incanto al manichino, lui non può fare a meno di ascoltare come se fossero chissà quale ninna nanna piacevole. Una melodia che lo culla perché la conosce bene; perché è violenta il giusto da lasciargli il senso di adrenalina di chi non dovrebbe sentire il thrill, eppure lo sente eccome. [...] Si dà una spintarella verso Blythe solo alla fine, quando cerca di raggiungerla con calma per TENTARE di darle un piccolo abbraccio. Dal lato, dal dietro, non cambia molto. Magari non di fronte, che così evita di mettersi in linea con la bacchetta. Sarebbe una stretta, nel caso, anche abbastanza morbida, come morbido è il tono con cui le soffia un « Mh. E' okay. Puoi bruciare un po' di più. » che ha senso forse solo nella sua testa, e benché l'idea di quell'abbraccio sia di ovvio conforto, è inevitabile come anche lui lo cerchi in maniera decisamente diversa, quando PROVA ad invadere le emozioni altrui di nuovo; a cercare il fondo di quella rabbia e tutti i sentimenti a lei appresso. Non ha timore di quanto soffocante possa essere, come se la mera sensazione fosse quanto di più soddisfacente c'è nella vita.
B. Il tocco del Prefetto è quanto più di simile ci sia ad un balsamo, ad un unguento da versare sull’ustione che si porta dietro da troppo tempo ormai - si lascia andare all’indietro, appoggiandosi completamente ma soprattutto con il capo alla figura dell’amico, un sospiro che le abbandona le labbra nell’osservare il manichino e gli eventuali danni. La mano libera che va a posarsi sul braccio altrui corrispondente. [... ] Ammicca, tentando poi di sollevarsi quanto basta sulle punte per avvolgere un braccio attorno al collo dell’amico - col chiaro intento di stampargli un bacio appiccicoso di lucidalabbra dritto dritto su una guancia.
sveta.yashchenko__

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H. « Ad ogni modo, se posso permettermi, il vostro tocco si vede » fa un occhiolino ad entrambe, per poi mormorare un « Non so davvero come ringraziarvi del vostro meraviglioso lavoro. A parte far sapere a tutti quelli che conosco che ci sono delle giovani tessimanti che promettono davvero molto, molto bene » mormora, sorridendo dolcemente.
B. « Ho rotto con Lionel. » ammette in un sussurro, seguito da un altro. « E anche con Cheryl. » sollevando poi lo sguardo stanco sull’amico. « Sono stanca dei Purosangue, Shu. Della loro società di merda che rovina pure gli altri. E sono stanca… di tutto. » persino del cibo a quanto pare, vista l’esitazione con cui porta un boccone alle labbra per poi masticarlo piano.
S. La adocchia di sbieco al fine di non voler risultare eccessivamente invadente, ritrovandosi a flettere un sopracciglio nell'istante in cui viene a sapere della rottura tra Blythe e Lio. « Meglio ora che poi. Tanto sarebbe avvenuto per forza. » [...] « Bisogna solo scendere a patti con il fatto che non possiamo rimanere il primo posto di qualcuno per sempre, niente lo è mai davvero. » e se torna ad premere su determinati aspetti, consapevole di quanto possano essere dolorosi, è solo per portare avanti una terapia d'urto poco ortodossa.
B. « E come si fa a scenderci a patti, Shu? Come ti abitui? » gli domanda, alzando lo sguardo per cercare quello dell’amico che, ahimè, ci è già passato. « Okay che io sono qua e lui là, ma… al momento mi sembra di non riuscire in nulla. » sospira lievemente, poggiando i gomiti sul tavolo per fornire un supporto alla propria fronte. [...] « Mi sento un sacco patetica » rivela, le parole in contrasto col tono più leggero che sta usando.
S. « Con il fuoco. » in che senso? « recupera tutte le sue cose e bruciale. Ricomincia da zero, Lionel è morto. » avanza di qualche passo con l'intento di aggirare il tavolo per guadagnare la stessa panca su cui è seduta la settimina, provando a sedersi al suo fianco senza tuttavia toccarla in qualche modo. « B, mi dispiace vederti così e non so come si faccia a far star bene una persona... » si guarda intorno neanche potessero gli elfi domestici dargli qualche indicazione « però, si insomma, dai vieni qua. » allarga ambedue le braccia invitandola a stringerglisi addosso per trovare un pelo di conforto. Qualora ciò dovesse avvenire, sarebbe un abbraccio rigido, tipico di chi con il contatto fisico non imparerà mai a farci i conti davvero. « Patetica è la situazione, non tu. » precisa con un sussurro basso.