“Roma quando piove è ancora più bella che con il sole. E’ bella, se trascuri le voragini che si formano sull’asfalto, come in via Nazionale, o a piazza Venezia. Se trascuri il traffico che si moltiplica, quel traffico che per quante strade alternative tu conosca, troverai sempre la fila, come se si fossero date appuntamento lì. Se trascuri il raddoppiarsi delle macchine parcheggiate in doppia fila, dell’aumento dei colpi di clacson, dei pazzi che corrono a velocità proibitiva in centro abitato, desiderosi soltanto di tornare a casa all’asciutto, possibilmente con una buona cena calda a tavola. O con la moglie che li aspetta a gambe aperte in camera da letto. O solo con il proprio gatto, visto che la moglie se ne era andata anni prima per andare ad aspettare a gambe aperte qualcun altro. Storie comuni di uomini di tutti i giorni. Uomini dalle storie molto diverse, con ambizioni diverse, compiti diversi, aspettative diverse. Queste differenze le noti soprattutto se vai alla stazione Termini. Ci sono quelli con la valigetta ventiquattr’ore che salgono sul treno per Milano, giusto un paio di giorni, per lavoro, per andare a salvare la propria azienda che da un po’ di tempo non guadagna più. Una valigetta ventiquattr’ore, con due paia di mutande, spazzolino, dentifricio, una camicia e il necessario per lasciar riposare le lenti a contatto durante la notte. Ci sono quelli che invece stanno con il trolley da duecento chili, che staranno via una settimana, o forse di più. Partono per lavoro, tornano a casa, oppure vanno a trovare qualcuno di speciale, così speciale che neanche quella distanza abissale li ha frenati. Sai com’è, è speciale. Ci sono le coppie che si stanno salutando, tra dieci minuti partirà il treno di lui, o il treno di lei. Lei quasi sempre piange, mentre lui le asciuga le lacrime e si finge tranquillo. Sappiamo benissimo che non appena il treno partirà, cederà anche lui alle lacrime. Le donne hanno questo potere, tirano fuori il lato debole di un uomo non per distruggerlo, ma per farlo conoscere all’uomo stesso, che molte volte finge di non averne uno. E non è che il tuo lato debole puoi ignorarlo per sempre; quello si accumula, e dopo un po’ scoppia, e li amico mio, sei spacciato. Ci sono turisti, per la maggior parte cinesi, tutti uguali, con lo stesso taglio di capelli che è una specie di caschetto, o un look spettinato. Cinesi che ridono, cinesi che indicano, cinesi che fanno le foto; secondo me i cinesi ci nascono con la macchinetta fotografica al collo. Persone, persone, e ancora persone. Migliaia di persone. Vorrei potervi dire che io appartengo alla categoria “valigetta ventiquattr’ore”, potrebbe voler dire che sono un uomo d’affari importante che deve andare fuori città a risolvere problemi del cazzo di una società del cazzo in un’altra città del cazzo. Vorrei potervi dire che sono cinese e che mi sono venuto a fare una vacanza indimenticabile a Roma. Vorrei potervi dire che sono quello che “Sai com’è, è speciale.” No, decisamente no. Tra tutti quei controllori, gli addetti alle pulizie che si muovono con quelle macchinette strane, i tabacchi, le edicole, i binari e i treni che fischiano, io sono quello che sta asciugando gli occhi di lei davanti a me, fingendomi tranquillo. Anche se non la rivedrò più. E non era stata una mia scelta, forse avrei dovuto aspettarmelo, forse non avrei mai dovuto cominciare nulla, forse era stato tutto una colossale stronzata. Ma sai com’è, era speciale.”