Cazzo, quante cose sono cambiate dall'ultimo post.
E quanto sono cambiata io.
E nonostante tutto, ogni tanto si ritorna
per trovare un po’ più se stessi.
E forse, nel profondo, certe cose non cambiano mai.
Qualche anno fa lavoravo al BK,
assemblavo vassoi durante l’ora di punta.
Ero la regina del rush.
Io davo il tempo a un’intera squadra di persone.
Una catena ad anelli
senza la quale uno non poteva esistere senza l’altro.
Sono arrivata a gestirli tutti.
Ma forse mai a conoscerli davvero.
Mai a conoscere le loro fragilità,
i loro problemi,
le loro storie.
Lì mi sentivo sprecata.
Non compresa.
Non capita.
Era semplice fare un salto verso l’ignoto,
nonostante la paura.
Così ho iniziato a lavorare
per l’azienda dove tutt’ora lavoro.
Più o meno lo stesso ruolo.
Modalità diverse.
Stesse difficoltà con le persone.
Ma qui qualcuno mi ha spiattellato la verità in faccia
senza mezzi termini:
Studi.
Ti analizzi.
Vai persino dalla psicologa.
Impari a non agire subito.
A pensare prima di parlare.
A conoscere davvero le persone.
E stavolta le comprendi.
Le gestisci davvero.
Conosci i loro punti deboli
e i loro punti forti.
Fai leva dove puoi.
E ottieni i risultati che vuoi.
Non lavoro più in uno store.
Non servo più piatti.
Non parlo più con i clienti
se non perché ne ho voglia.
Applico la mia testa
per cercare di migliorare le cose per gli altri.
Analizzo.
Come ho sempre fatto.
Eppure cerco sempre conferme.
Cerco sempre di capire
se quello che faccio
e come lo faccio
è fatto bene.
Non perché non le sappia fare.
Ma perché questa volta
non posso rubare il sapere di nessuno.
Nonostante la rinuncia agli studi.
Otto esami.
Nonostante pensassi
che qualcuno mi mettesse i bastoni tra le ruote.
Nonostante tutto.
Guadagno più di quanto
io avessi mai pensato.
E nonostante tutte queste soddisfazioni,
tutti questi meriti—
Mia cugina, vent’anni, mi ha detto:
“Da grande vorrei essere te.
Hai tutto quello che vorrei.
Un lavoro, una carriera, una casa.
La libertà.”
Pensavo di aver perso la mia libertà
a causa di una persona non giusta per me.
Io ci ho sempre sperato.
Ma non era la persona giusta.
Ho messo i paraocchi.
Ho lavorato.
Ho finto che andasse tutto bene.
Non era male
l’idea di un futuro con lui.
La sua famiglia.
I suoi nipoti.
La mia.
Ma a un certo punto
ho iniziato a sentire
che la mia libertà era in gioco.
Che la stavo compromettendo da sola.
Che mi stavo costringendo
a una vita
con una persona
che probabilmente
non ho mai amato davvero.
È davvero così semplice
come si dice?
È contorto
e fuori di testa
come quello che continuo a provare
da tre anni
per un’altra persona?
O incredulità di un rifiuto?
Non mi sta rifiutando ora…
o sì?
Eppure mi sembro perduta
come due anni fa.
Perduta
perché non mi dà questa opportunità fino in fondo.
Perduta
perché siamo un potenziale inespresso?
O perché ho davvero
così tanta rabbia dentro?
La tristezza
è un sentimento
che non mi concedo davvero mai?
Pensavo di concedermelo fin troppo.
Questo stato di insofferenza cos’è?
E se lo fossi sempre stata?
Non ho nessun motivo per esserlo.
Quindi non posso esserlo.
Se devo imparare a essere triste
imparerò a esserlo nei giusti limiti.
Ma perché devo provare tristezza e dolore?
E se aspirassi alla felicità
solo perché convivo
con un velo di tristezza perenne?