Vorrei potervi raccontare di me e della mia vita in toni felici e di piacere, ma la verità è che tutto questo non mi appartiene. La mia esistenza si compone di notti passate su pavimenti freddi, calpestato da chiunque sia all’esterno più imponente di me. Le mie giornate si traducono in torture, quando lei mi prende tra le sue mani e con le unghie ferisce la mia pelle ormai stanca e un po’ troppo delicata. Mi indossa come se fossi niente di speciale. Incastra continuamente la mia superficie nella zip di quel suo giubbotto nuovo. Sento male, ma continuo comunque a prendermi cura di lei. Chiede scusa alle persone per gli abiti che indossa e mi strattona mettendomi in mostra davanti a tutti come se fossi un fenomeno da baraccone. Lascia che mani, non poi così pulite, mi tocchino senza che io voglia. Arriva la sera ed io finisco nuovamente sul pavimento freddo ed umido di quel bagno. Mi prende e mi butta in un cesto buio e freddo. Non vedo niente e tutto mi tocca. Passano giorni e la puzza di questo luogo, sconosciuto ai miei occhi, inizia a nauseare il mio naso. Finalmente vedo la luce e poi di nuovo buio. L’acqua mi soffoca e la mia pelle si raggrinzisce. Tutto così poco adatto a me. Respiro di nuovo, ma piango per la sensazione che degli aggeggi provocano alle mie spalle curve. Le pizzicano e le tengono appese in aria.
- Vita di un maglione di lana
Noemi Ardissino












