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La mezzanotte è scattata da esattamente quarantasette minuti, il che vuol dire che ci siamo già addentrati nel nuovo anno. L’ultimo dell’anno mi ha sempre messo un po’ di malinconia, più che curiosità o eccitazione. Perché uno fa un po’ un resoconto di ciò che è stato l’anno, delle cose belle ma, come da tendenza masochista del cervello umano, soprattutto di quelle brutte, o comunque emotivamente più forti. Pensi alle persone che hanno fatto parte di te negli ultimi dodici mesi, a chi è arrivato con te fino all’ultimo e a chi no, per sua scelta, per tua, o per nessuna delle due. Pensi a chi vorresti ancora stringere la mano ma non puoi, a chi non c’è più. A chi ha deciso di continuare ad esserci, a chi c’è ma vorresti ci fosse in altro modo. A coloro a cui hai dovuto dire addio, perché si sa, non tutto quello che ci portiamo dentro per sempre ci accompagna poi realmente. Pensi alle cose che avresti voluto fare diversamente, a quelle in cui hai fallito o che non hai avuto il coraggio di fare, quindi hai fallito lo stesso. Alle cose che hai imparato e a quelle da cui vuoi ancora imparare. Pensi a quell’abbraccio mancato, a quel bacio dato senza desiderio, a quello che invece ti ha fatto battere forte il cuore, a quelle parole dette male, a quelle che quando sei tornato a casa hai pensato “Cazzo, avrei dovuto dirlo così”, a quei gesti che ti hanno fatto spuntare un sorriso e a quelli che se ti avessero trafitto un pugnale nel cuore, sarebbe stato lo stesso.
Non ci credo nelle liste dei buoni propositi per l’anno nuovo, non le ho mai fatte: innanzitutto perché i propositi umani sono in continua evoluzione e poi perché sono una che se non riesce a portare a termine le cose come si era prefissata, ci soffre un po’ troppo. E poi ho sviluppato un po’ una mia idea su quelli che sono gli obiettivi e sul fatto stesso di imporseli. Non fraintendetemi, avere degli obiettivi è bellissimo e funzionale allo stesso tempo, perché hai qualcosa che ti aiuta a caricare le batterie di tanto in tanto. Ma più che inseguire un obiettivo, penso sia meno meccanico e più umano cercare di dare forma a un sogno (e io ci credo un sacco in ciò che ci rende umani) . I Paesi Occidentali hanno questa cultura orientata verso il futuro, il tutto è una linea retta sulla quale dovete immaginare un piccolo omino che corre e si affatica con le braccia protese verso il suo obiettivo (motivo per il quale noi scriviamo sul foglio da sinistra a destra). Corre, corre, corre guardando sempre avanti, investendo tutte le sue forze affinché l’obiettivo diventi sempre più nitido e vicino alla sua vista. Ma se solo qualche volta ci ricordassimo di girare lo sguardo, di fermarci e respirare, di sederci sulla linea e dondolare con le nostre gambe che fanno avanti e indietro seguendo magari anche il ritmo di qualche dolce melodia, e se avessimo più spesso il coraggio di girare anche la testa indietro, senza paura di ciò che possiamo scoprire. Se solo corressimo anche solo leggermente più piano, magari con delle cuffiette nelle orecchie che riproducono le nostre canzoni preferite, o ancora meglio…se riuscissimo a camminare senza fretta su questa dannata linea. I Paesi Orientali vedono invece la vita come un cerchio, come una sequenza di eventi che si ripete e si ripete in maniera circolare. Gli Arabi scrivono da destra a sinistra, perché orientano la loro prospettiva di vita guardando al passato (qui sarebbe bello se il loro omino e il nostro si incontrassero e facessero una chiacchierata alla ricerca di una via di mezzo, forse riuscirebbero a creare una nuova linea).
Non c’è una prospettiva giusta tra le tre.
Però personalmente, ho smesso di correre con i paraocchi su una linea (che troppo spesso mi è sembrata un tapis roulant mentre correvo perché sentivo di non arrivare da nessuna parte) che dovrebbe farmi arrivare al mio obiettivo, al mio futuro. Perché ho scoperto che è molto più bello riuscire a prendersi cura di ciò che ci succede intorno mentre corriamo, ma soprattutto ho scoperto di quanto bene fa imparare a fermarsi. Tanto la linea, vi giuro, rimane là, non scappa da nessuna parte. Ma sicuramente quando riprendete a correre, vi sentite più leggeri, e ci sono più colori…e se raggiungete la capacità di aggiungere tante altre linee che si intrecciano, magari per riportarvi poi sulla stessa linea principale, o che magari vi faranno cambiare direzione, la corsa diventa camminata, e le camminate sono molto più piacevoli.
Quindi no, io non ho una lista di buoni propositi e obiettivi per il 2022; però un augurio ce l’ho (forse più di uno) ed è lo stesso che voglio fare anche a voi: fermatevi, fermatevi e scoprite la bellezza di creare nuove prospettive, date alla vostra linea il colore e la forma non che vi faccia sentire più felici in prospettiva dell’obiettivo, ma che vi faccia sentire più vivi mentre toccate con i vostri piedi il presente.
Esiste un modo per vivere la fine di una storia d’amore?
Se ci fosse un manuale d’istruzioni, o qualche regola scritta, sarebbe più facile.
Come si fa? Come si lascia andare? Come si capisce che è finita? Come si affronta? Come si supera?
Mi sono sempre imposta di avere il coraggio di non aggrapparmi a niente e nessuno solo per la paura di vivere senza quel qualcosa. Adesso non è più tanto facile dirlo a me stessa.
Come si trova il coraggio di mollare la presa sull’unica cosa che ti tiene salda?
E ti senti persa, la terra che crolla da sotto i piedi.
Lo sai che non funziona più. Lo sai che è finita. E cerchi disperatamente di aggiustarlo, di cambiare prospettiva, di avere speranza. Ma qualcosa che si è rotto non sempre ha la necessità di essere aggiustato. Ma questa opzione fa troppo male, vero?
E sai che non è giusto. Non è giusto per lui, non è giusto per te, non è giusto per voi. Ma l’alternativa fa troppa paura…e forse, puoi permetterti anche tu di essere codarda qualche volta.
Come si vive la fine di una storia d’amore quando è la storia ad essere finita, ma l’amore no?
Sarebbe giusto andare via, ma ho bisogno di tenerti la mano ancora per un po’.
Elsa

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Violetta
You inspire them because of this, but the only way to make sure we survive is if you use this, too.

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My needs:
1. You
2. Sleep
3. Sleep with you
Pensi davvero di poterlo dimenticare un giorno? Chi hai amato in quel modo non ti lascia mai. Qualche volta il suo ricordo ti concederà delle pause felici in cui potrai sorridere così forte da sentire gli occhi farsi piccolissimi e il cuore enorme, in cui ti guarderai intorno e penserai di non poter desiderare altro perché tutto quello che hai è più di quanto immaginato. Poi in un giorno qualunque, un pensiero ti renderà difficile respirare e una notte d’inverno sarai svegliata da una risata che pensavi d’aver scordato. Funziona così, puoi andare avanti mesi o addirittura anni ma poi basta un niente per tornare indietro e non riuscire più ad avanzare.
unknown (via agirlborninthewinter)
Sarei un'ipocrita se dicessi che non ti penso più. Certe sere è difficile capire che ormai le cose sono cambiate. Siamo andati avanti, ma rimarrai sempre una parte di me.
(via laragazzadallasciarpaverde)

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È che sto morendo dalla voglia di guardarti di nuovo negli occhi.
La voglia di te, non mi è ancora passata.
amoredolore99 (via amoredolore99)