radiofriday 01.05
buon venerdì da radiofriday, uno dei negozi che ho sotto casa è un centro della mozzarella. È molto apprezzato e spesso capita che ci sia coda. DI questi tempi la coda si sviluppa, in rigoroso rispetto del decreto, in una silenziosa fila indiana sul marciapiede. Dal balcone del mio bagno, che sta proprio sopra quel marciapiede, posso controllare quando si allunga e quando invece è un buon momento per scendere. Qualche giorno fa, guardando la coda, più per riposare l'occhio dal solito panorama casalingo che altro, mi sono accorto di alcune X segnate a mano sul marciapiede, a mò di segnaposto per le persone, a un metro abbondante di distanza l'una dall'altra. Per quanto sia una cosa piuttosto banale e stupida, credo sia una delle immagini che mi porterò dietro, di tutta questa lunga storia della quarantena. In primis perchè mi ha buttato sulle spalle un carico di sfiducia inaspettato. Sfiducia negli esseri umani, come se in questa situazione non fossimo capaci nemmeno di incamerare e rispettare una regola come "state in fila a un metro di distanza". E sfiducia anche che tutta la faccenda possa essere una questione transitoria. Non che non lo sappia, ma questo segno entrato in modo amatoriale nell'arredo urbano ha dato corpo e concretezza al concetto di persistenza che avrà nelle nostre vite la pandemia. Credo che mi abbia fatto lo stesso effetto che ti fa una cicatrice. Non che tu non lo sappia, ma quando vedi il segno realizzi pienamente. Curiosamente, dall'altra parte ci ho trovato un effetto anche comico. Lo stesso che trovo nei tappi delle birre incastonati nei marciapiedi lungo la darsena, lasciate da chissachi nell'asfalto fresco. Mi fa sorridere come questa cosa completamente inaspettata e imponderabile vada a definire in modo univoco qualcosa che altrimenti sarebbe indistinto. Per me, quei 50 metri sotto al balcone del bagno, saranno d'ora in poi "il marciapiede con le X". Che poi è quello che capita a noi tutti i giorni. Che ci affanniamo tanto a programmare le nostre mosse, ma sono poi le scelte che subiamo che finiscono per diventare chi siamo. Qualcuno più bravo di me direbbe che le cose succedono. È vero, le cose succedono. E le cose TI succedono. Succedono le X, succedono le cicatrici, quelle fuori e anche quelle che ci portiamo dentro. Figuratevi tutto il resto. Succede con le generazioni, che forse noi saremo quella della pandemia, così come ci sono stati i figli della guerra e quelli dei fiori. Succede coi lavori. Che ti capitano e che poi diventano te. Succede coi pensieri. È successo anche a questo radiofriday, che doveva parlare di altro, ma che alla fine ha parlato di questo. È tardi, giù non c'è nessuno. Oggi ha piovuto e le X si sono scolorite un po'. Non si riconoscono nemmeno più, eppure io che le ho viste lo so che ci sono. Sono là sotto. Domani è sabato e il centro riapre. Magari le ripassa, chissà. Chissà cosa succede.
SIDEWALKS OF THE CITY_LUCINDA WILLIAMS https://www.youtube.com/watch?v=ihuPM-xiCqY






