“Tutto andrà bene alla fine.
Se non va bene, allora non è la fine.”
— John Lennon
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@unsoledimezzanotte
“Tutto andrà bene alla fine.
Se non va bene, allora non è la fine.”
— John Lennon

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Forse ciò di cui tutti abbiamo bisogno è semplicemente una persona che sappia portare il sole nelle parti di noi in cui cade la neve anche in estate. Qualcuno che ci stringa così forte fra le braccia da mozzarci per un istante il fiato e da farci male ai muscoli, quando in realtà sta solo depositando il suo profumo, il tono della sua voce e il modo in cui ci sfiora le labbra con le sue dentro le nostre ossa, per non farci sentire più così sole, così tristi, e così terribilmente vuote. Qualcuno che non abbia paura di sprofondare fra le crepe della nostra anima, dell'oscurità degli abissi nella nostra mente, dei buchi neri che ci aspirano in voragini la notte. Ma che riempia tutti quei vuoti, tutti quegli spazi, d'amore. Di quell'amore di cui tempo fa siamo state private, escluse, emarginate. Di quell'amore che noi stesse non siamo mai state in grado di nutrire nei nostri confronti. -Alessia Alpi
“Da quando abbiamo smesso di credere alle favole. Da quando Martin Luther King non ci ha più raccontato del suo sogno e anche noi abbiamo cominciato a credere di meno ai nostri, lasciandoli sbiadire. Da quando le donne non sono più femministe; da quando hanno frenato la loro voglia di incatenarsi davanti al parlamento e bruciare il reggiseno con l'acido. Da quando “Il cielo è sempre più blu” è stata rovinata da Giusy Ferreri; da quando abbiamo permesso che un esaltato sotterrasse John Lennon col suo bagaglio di fiori e poesie, da quando abbiamo smesso di cercare De André. Da quando la musica non è più portatrice di speranza, da quando ha smesso di unirci sotto un'unica ala. Da quando i Modena City Rambles si sono stancati di ricordarci che potevamo salvarlo, Peppino Impastato, se avessimo compiuto quei dannati cento passi; ma abbiamo sempre avuto paura, e ci siamo lasciati sconfiggere. Da quando hanno provato a farci credere che l'intelligenza è un difetto, e le nostre professoresse hanno rinunciato a farci leggere 1984, da quando abbiamo iniziato ad abbassare il capo per paura di uno sguardo feroce. Da quando la parola “stipendio” è diventata più importante di “ideale”, da quando abbiamo saccheggiato i nostri cassetti cercando spiccioli e bruciando desideri. Da quando “IMU” e “spread” sono diventate più frequenti di “cultura” e “sanità”. Da quando ci hanno costretti a scegliere tra il mutuo e la felicità, da quando “laurea” non significa più necessariamente “posto fisso, lavoro”. Da quando i furbi fanno strada, e gli altri la fame. Da quando i disoccupati si suicidano davanti al palazzo di giustizia. Da quando seguiamo normalmente “Il grande fratello” alla tv inconsapevoli del suo vero significato. Da quando abbiamo permesso a tutti di ficcare il naso negli affari nostri, da quando ci siamo ridotti a svendere la nostra privacy su internet perché non ne avremmo mai una vera nella realtà. Da quando scendere in piazza per reclamare dignitosamente i propri diritti si è trasformato in un atto di coraggio, in una guerra civile, e i poliziotti hanno i manganelli, e tra i pacifisti si nascondono black bloc. Da quando non ci sono più fiori e praterie, ma solo cubi di cemento armato. Da quando sei un disadattato se non rispetti le regole degli altri. Da quando abbiamo rinunciato ad opinioni nostre scambiandole con punti di vista preconfezionati. Da quando abbiamo capito che a volte gli incubi sono veri. Da quando abbiamo iniziato a dubitare di noi stessi, delle nostre capacità, solo perché hanno fatto franare il terreno sotto i nostri piedi. Da quando una regione ha preteso di staccarsi, da quando c'è chi sputa nel piatto dove ha mangiato, morde la mano che l'ha nutrito. Da quando siamo diventati tutti ingrati e arrabbiati. Da quando campiamo per arrivare a fine mese, fine settimana, fine giornata. Da quando il tenore di vita si è alzato ma la qualità si è ridotta. Da quando non abbiamo più tempo per l'amore; da quando non crediamo più all'amicizia. Da quando ogni passo è diventato pesante perché in qualunque direzione esso è compiuto non porta ad una meta precisa. Da quando la politica ha smesso di esistere ed è stata sostituita dal semplice vaneggiare. Da quando abbiamo accettato terroristi, malasanità, mafia, dittatura, inganni malcelati, diplomi venduti a figli di un poveraccio con tanti soldi e scandali vari. Da quando ci siamo chiusi gli occhi, tappati le orecchie e incerottati la bocca. Da quando abbiamo rinunciato alla nostra identità. Da quando una madre non conosce più i suoi figli perché fa quattro lavori per mantenerli, da quando un padre piange in silenzio e se ne vuole andare perché è disoccupato e si sente un inutile peso. Da quando non sfruttiamo più il tempo per capire i problemi degli altri, da quando abbiamo cessato di essere arrabbiati il 9 maggio, da quando ci siamo accontentati del compromesso storico. Da quando non ci distinguiamo più tra la folla. Da quando siamo diventati solo numeri. Da quando abbiamo smesso di cercare una cura. Da quando è la vita a farci paura. Da quando ci hanno convinti che non ci sia via d'uscita. Il futuro è morto prima che loro ne annunciassero il decesso. E ad assassinarlo siamo stati noi.”
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Boys never want me
who cares. want yourself.
Ci sono cose che nessuno ti dice quando inizi a giocare a pallavolo…
Ci sono delle cose che nessuno ti dice quando inizi a giocare a pallavolo, delle cose che invece si dovrebbero sapere prima di buttarsi in questo mondo pazzesco.
Per esempio, dieci anni fa, nessuno mi ha detto che a pallavolo è la squadra che conta e non il singolo. Ed io, piccola abituata agli sport solitari, ci ho messo un po’ a capire che se volevo essere parte di una squadra dovevo imparare a mettermi al servizio degli altri.
Nessuno mi ha detto che ci vuole fatica, impegno e costanza. Che non basta avere talento o essere più alti della media se si vuole giocare. Che a volte entrare in palestra quando fuori è già buio è pesante, che le braccia e la schiena fanno male un po’ a caso, quando vogliono loro.
Nessuno mi ha detto che ci sono casi in cui ci si può scegliere la propria famiglia, che ci sono occasioni in cui le persone che incontriamo nel nostro cammino diventano parte di noi. E avrei voluto essere preparata a questo, perché quando certe amicizie si trasformano in legami ancora più profondi si resta sbigottiti e ci si chiede: “ma com’è possibile?”.
Nessuno mi ha mai detto che arriva un certo punto in cui si vuole mollare, in cui non ci sono più gli stimoli o le possibilità per andare avanti e che il nostro cuore si svuota, nello stesso modo in cui si era riempito per anni ogni volta che si metteva piede in campo.
Non me l’ha detto nessuno che cambiare squadra, allenatore, palestra è un po’ come cambiare città, un po’ come traslocare.
Nessuno ha mai avuto il buonsenso di dirmi che giocando mi sarei trovata faccia a faccia con i miei limiti, che ci avrei sbattuto il muso contro e che a volte avrei dovuto arrendermi al fatto che certe cose non le posso proprio fare.
E nessuno, ma proprio nessuno, mi ha mai informata del fatto che a volte va bene anche così, va bene non essere la migliore, va bene sbagliare, va bene cadere e va bene non sentirsi all’altezza di tutte le situazioni. Va bene perfino perdere, ogni tanto, pensate un po’!
Nessuno mi ha mai detto che la pallavolo entra sotto la pelle delle persone, che per la pallavolo mi sarei alzata alle tre di notte (proprio io che amo dormire fino a mezzogiorno!), che avrei avuto le lacrime agli occhi dopo una partita vinta o dopo una medaglia conquistata.
Non mi è mai stato rivelato che giocare a volte comporta dei rischi, che per un salto sbagliato si può stare fermi per mesi, che a volte le ginocchia non vanno più a posto, che le spalle fanno male anche quando si è in classe, anche quando si è sdraiati a letto e non si pensa a niente.
Nessuno, lo giuro, mi ha spiegato che ci vuole coraggio e grinta per rialzarsi dopo le cadute, che a volte ripartire sembra impossibile e che ci sono giorni in cui si vuole buttare la sacca nell’armadio e non tirarla fuori più.
E poi non mi avevano avvisata del fatto che prima o poi tutto questo finirà: magari mi sentirò troppo stanca o troppo poco motivata o troppo grande e saluterò le palestre, la rete e mi limiterò a sedermi sul divano a guardare gli altri giocare. E lo so già che in quei momenti mi si stringerà la gola, perché su quel campo io ci ho messo me stessa, per tantissimi anni.
E nessuno mi ha detto, ma questo l’ho capito da sola, che niente è finito per sempre, che se ci sono treni che passano una volta sola si può sempre prendere l’aereo o la macchina o il traghetto per andare dove vogliamo andare, e che si può ricominciare ad ogni età, ogni giorno.
Nessuno mi ha mai mai mai detto che mi sarei divertita così tanto. Nessuno mi ha mai spiegato l’adrenalina, l’energia, le risate, la gioia che si sprigionano ogni volta che si mette piede in campo.
La verità è che forse certe cose è meglio non spiegarle per nulla. Certe sensazioni, certe situazioni si devono solo vivere e conservare, senza sapere in anticipo cosa succederà una volta indossata la divisa.
Perché in fondo è sempre meglio imparare che sapere, è sempre meglio allenarsi a fare che saper fare.
Gli uomini non lo sanno. Non lo sanno non perché siano stupidi, o perché siano insensibili. Non lo sanno perché non glielo raccontiamo mai, portate come siamo a starcene in silenzio. Non parliamo mai al nostro fidanzato di come lo sguardo di uno sconosciuto possa metterci a disagio, perché è uno di quelli che ti restano addosso tutto il giorno. Non diciamo mai a nostro padre che quella volta che ha alzato la voce con la mamma ci siamo spaventate. Non raccontiamo a nostro fratello che quella sera, a camminare da sole, abbiamo avuto paura. Perché per noi è normale, è da sempre così, perché per noi è abitudine fare una passeggiata e sentire i fischi di un gruppo di ragazzi. Perché siamo abituate ad accelerare il passo quando siamo da sole in una strada buia, perché sappiamo già che se faremo carriera tutti penseranno che non è merito nostro, ma perché ci siamo inginocchiate davanti a qualcuno. Perché siamo consapevoli del fatto che è normale per gli altri mettere in dubbio la nostra forza, il nostro coraggio, la nostra capacità. E non raccontiamo a nessun uomo di come sia stato imbarazzante sentirci addosso delle mani che non volevamo, di come abbiamo pianto quando ci hanno preso in giro, quando hanno ignorato i nostri sentimenti, o peggio, li hanno derisi. Ascoltatele, le donne. Non nascondetevi dietro la scusa che siamo troppo complicate per voi, siamo solo incomprese, e spesso sole. Perché solo quando un'altra donna ci asciuga le lacrime e dice “ti capisco” sappiamo che può capirci, non quando un uomo, a un nostro racconto triste, dice “dimentica, non darci peso”. Non ignorate le nostre difficoltà nel farvi capire come stiamo quando ci voltate le spalle inconsapevolmente. Ascoltatele, le donne. Non minimizzate, e non approvatele quando sono portate per abitudine a farlo. Guardate. Sentite. Non fate finta di niente.
Non prendetevi colpe che non avete e non accettate situazioni in cui state male solo per trattenere delle persone nella vostra vita.
Reposta esprimendo un desiderio. Che ne sai, magari funziona ✨

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“Un bel giorno tutto avrà un senso. Quindi, per il momento, non farti deprimere dalla confusione, sorridi attraverso le lacrime e cerca di comprendere che tutto ciò che succede ha una ragione.”
— Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
C’è qualcosa nell’arte, come nella natura del resto, che ci rassicura e qualcosa che invece, ci tormenta, ci turba. Due sentimenti eterni in perenne lotta. La ricerca dell’ordine e il fascino del caos. Dentro questa lotta abita l’uomo, e ci siamo noi, tutti. Ordine e disordine. Cerchiamo regole, forme, canoni. Ma non cogliamo mai il reale funzionamento del mondo. È per gli uomini un eterno mistero. L’incapacità di risolvere questo mistero ci terrorizza. Ci costringe a oscillare tra la ricerca di un’armonia impossibile e l’abbandono al caos.
– Friedrich Nietzsche
Ti auguro di guardarti allo specchio e trovarti più bella che mai, e ti auguro di guardarti dentro e pensarlo ancora di più. Ti auguro di essere orgogliosa di te, di non sentirti mai più inadeguata, non all'altezza o insicura e di trasformare invece quelle insicurezze in punti di forza. Ti auguro di camminare a testa alta, senza abbassarla mai, neanche quando in inverno cerchi di proteggerti dal freddo nascondendo il viso nella sciarpa. Ti auguro di amarti prima di tutto, di amare e di essere amata. Ti auguro che quelli che oggi sono sogni, domani siano finalmente delle realtà, e che i tuoi timori diventino possibilità. Ti auguro di crescere e di cambiare, ma ti auguro di crescere e di restare. Cambia colore o taglio ai capelli, tatuaggi, stile, luoghi e persone ma non cambiare mai te stessa, le tue idee fondamentali, i tuoi valori. Resta chi sei veramente. Guardati bene, conosciti sul serio e amati sinceramente. Auguro tutto questo a te, cara me del domani, affinché tu non sia troppo lontana dalla piccola me dell’ oggi.
-Ilpesodellatuaassenza
Se un cuore vuole dimenticarti, lo farà. A niente serviranno i promemoria che sparpaglierai per la casa, per la strada, per il mondo. Se un cuore vuole abbandonarti lo farà, anche e soprattutto quando tu proverai a stringerlo più forte. Ogni tanto sarebbe utile ricordarsi che non abbiamo colpe, se qualcuno non ci ama. Che non ci possiamo rimproverare se qualcuno preferisce perderci. Sarebbe come dire che è per via di un nostro difetto che certi giorni piove. Hai mai provato a prenderti cura di un fiore? Capita a volte che un fiore appassisca anche se ti dai da fare perché sopravviva. Non ti accanire quando un amore sta morendo, non pensare nemmeno per un secondo di poter controllare un cuore solo perché ne sei innamorata. I cuori non si imprigionano, magari si sfiorano, si attraversano, si accarezzano, si scombussolano, ma non si trattengono. Ogni tanto sarebbe utile ricordarsi che chi è andato via non l’ha fatto perché abbiamo mollato la presa per un attimo, perché abbiamo detto la parola sbagliata al momento sbagliato o perché ci siamo distratti un secondo per guardare la luna; è andato via perché voleva farlo. Esiste una regola universale che chi ama tende a sottovalutare: ogni persona è alla ricerca spasmodica di un briciolo di felicità. Chi non l’ha ancora trovata, chi non l’ha trovata in noi, non può fermarsi. Se ne andrà, se ne andrà comunque, anche se dichiareremo con la dignità e l’amor proprio sotto i piedi di poter amare per due, per tutti e due. E invece no, invece non si può. Si capisce poi, seduti di fronte al mare, quando qualcuno ci raggiunge senza bisogno di chiamarlo. Si capisce poi, quando qualcuno ci telefona e ci dice “avevo voglia di sentire la tua voce”. Si capisce poi, quando qualcuno ci prende per mano e ci dice “vieni con me, voglio farti vedere una cosa”. Si capisce poi, quando ogni attesa si trasforma in sorpresa e non in delusione. Quando non smettiamo di esistere appena qualcuno non ci ha più davanti agli occhi. Si capisce poi, quando qualcuno ci ricorda di non prendere troppi caffè e di indossare una giacca più pesante perché fa un po’ freddo nonostante sia maggio. Si capisce quando si è amati, che amare per due non è possibile. Si capisce quando si è amati, cosa vuol dire amare.
Susanna Casciani
“Let it be. Lascia che sia. Lascia che le cose accadano. Non riempirti di paranoie problemi. O peggio ancora di paure. Canta. Balla. Dedica canzoni. Sogna. Sogna tanto. E fai di tutto per realizzare il tuo obiettivo. Ribellati. Non farti sottomettere. Non preoccuparti del futuro. Non avere timore di metterti in gioco, di osare, dimostrati per quello che sei. Lasciati andare, lasciati trasportare dalla vita e dalle emozioni. Non ci sarà una seconda possibilità di rivivere determinati momenti. Esci. Vai a ballare e torna alle sei del mattino a casa. O non tornarci proprio. Ma non restare chiuso in casa. Non fare l'orgoglioso. Non serve a niente. O meglio, serve solo ad allontanare le persone. Tutti hanno vissuto brutte esperienze. Ognuno ha avuto le sue delusioni. Non credere di essere l'unico. Ma non per questo devi chiuderti in te stesso. Scrivi quei messaggi che non hai il coraggio di inviare. Non rimanere con il dubbio di come sarebbe potuta andare. Non pentirti. E non giudicarti. Sei quello che sei. Non perdere tempo con l'invidia. Non c'è alcun motivo di avere un piano B, perché distrae dal piano A. Rilassati. Sdraiati sul prato e guarda il cielo. Vai al mare. Ascolta il rumore delle onde. Non badare a ciò che dice la gente. Sì solare, pure incazzata. Non avere paura di ridere ad alta voce. Leggi le istruzioni, anche se farai di testa tua. Non è mai troppo tardi per cambiare. O per non cambiare a fatto. Guarda le cose da da punti di vista diversi. Non essere cocciuto. Sì curioso. Viaggia. Non prenderti troppo seriamente. Nemmeno troppo sottogamba. Le persone vanno e vengono. Come le stagioni. Prometti solo se sei sicuro di mantenere. Sorprenditi per le piccole cose. Stupisci con i piccoli gesti. Guarda molti film. Credi in molte cose. Soprattutto in te stesso. Ridi. Sì felice. Sperpero allegria. Perché sorriso porta sorriso. Sì umile. Ama tanto, ama tutto, Ama sempre. Lascia che le cose accadano. Lascia che sia come deve essere. Let it be”

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Per gli studenti.
Cari studenti delle superiori del ventunesimo secolo,
la settimana prossima incomincerà un nuovo semestre e mi sento costretta a chiedervi scusa.
Nonostante tutto i nostri sforzi, noi insegnanti non siamo riusciti a persuadere quelli che hanno il potere politico a cambiare il nostro sistema educativo.
A quanto sembra, non siamo capaci di convincere il nostro premier che investire sulla vostra istruzione andrebbe a vantaggio di tutti noi e non inquinerebbe ne l’acqua ne l’aria.
Perciò, finchè i vostri bisogni educativi non prevarranno su quelli delle multinazionali straniere, vi prego di accettare le mie scuse.
Mi dispiace che dobbiate venire a scuola così presto la mattina, anche se varie ricerche nel campo delle neuroscienze hanno appurato che il cervello degli adolescenti non funziona in modo ottimale prima delle dieci.
Mi dispiace che dobbiate chiedermi il permesso di uscire dalla classe per andare a fare pipì anche se avete già la patente, un lavoro part-time e state prendendo decisioni importanti per il vostro futuro dopo la scuola.
Mi dispiace che ogni giorno siate costretti a stare seduti per sei ore anche se molti studi hanno dimostrato che stare seduti troppo a lungo danneggia sia le capacità cognitive sia la salute.
Mi dispiace che siate divisi per età e costretti a procedere attraverso il sistema scolastico con i vostri coetanei come se l’età anagrafica avesse qualcosa a che vedere con l’intelletto, la maturità, le competenze o l’abilità.
Mi dispiace che quelli di voi che incontrano difficoltà a scuola non ricevano il giusto sostegno perchè finanziare i vostri bisogni non è tra le priorità dell’attuale politica economica.
Mi dispiace che dobbiate studiare materie che non vi interessano in un’epoca in cui la somma totale delle conoscenze umane raddoppia ogni dodici mesi.
Mi dispiace che vi facciano credere che per ottenere il massimo dei voti dovete competere tra voi, quando i progressi umani sono sempre stati frutto di una collaborazione che spesso a scuola viene considerata “imbrogliare”.
Mi dispiace che siate costretti a usare libri di testo che contengono informazioni superate e troviate a scuola tecnologie obsolete della cui manutenzione nessuno si occupa.
Mi dispiace che quello che chiamano insegnamento personalizzato in realtà non lo sia affato. L’insegnante veramente personalizzato costa troppo, lo capite?
Mi dispiace che sia improbabile che la Strategia innovativa, la riforma scolastica della British Columbia tanto strombazzata dal governo attuale, produca cambiamenti significativi a parte un nuovo modo per calcolare quello che si fa a scuola.
Ma, soprattutto, mi dispiace che il sistema educativo vi costringa a far parte di un’economia estrattiva quando il nostro ambiente, senza il quale non ci sarebbe nessuna economia, sta subendo una crisi climatica che ci imporrà una rapida riconfigurazione di tutto quello che stiamo facendo in campo sociale, politico ed economico, e per la quale siamo del tutto impreparati.
Mi dispiace moltissimo.
Vorrei che la vostra curiosità non fosse soffocata dal conformismo scolastico.
Vorrei avere una bacchetta magica per darvi il tipo di scuola in cui ci sono spazi per analizzare ed esplorare, sperimentare e apprendere in modo diverso.
Vorrei avere il potere di riaccendere la passione e il desiderio di imparare che leggo nei vostri occhi prima che entriate a scuola.
Vorrei potervi aiutare a ricordare che prima di essere studenti eravate scienziati che sperimentavano, scoprivano, si ponevano domande e facevano collegamenti.
Eravate anche poeti…vi ricordate quanto divertiva e sorprendeva gli adulti intorno a voi il modo in cui descrivevate le cose?
Siete nati per imparare. Non potete non imparare.
Mi dispiace che vi facciano credere che l’unico apprendimento che conta sia quello che avviene a scuola. Anzi, poi, solo quello che avviene in classe. E nemmeno conta tutto quello che si impara in classe: alla fine conta solo quello che troverete nei test.
Vorrei potervi portare in altri posti dove il sistema educativo pubblico è una priorità di politici convinti che la futura società del loro paese dipendrà dalle caratteristiche del sistema educativo.
In un’epoca in cui la nostra vita dipende dall’ingenuosità nel risolvere i problemi più difficili, sprechiamo le potenzialità che ha la nostra mente di trovare soluzioni creative.
L’adolescenza è il periodo in cui gli esseri umani raggiungono il culmine del loro sviluppo cognitivo. Le prove della vostra capacità di pensare “fuori dagli schemi” e di trovare soluzioni creative sono ovunque intorno a noi.
Vorrei poter mostrare alle autorità ciò che dovrebbero vedere per rendersi conto di quello che siete capaci di fare, se solo ve ne dessero la possibilità.
Se solo….
Con sincero affetto.
- @sickkown
Instagram: @/sickoowwnn
Care generazioni future
Penso di parlare per tutti quando dico mi dispiace, mi dispiace se vi abbiamo lasciato il nostro incasinato pianeta.
Mi dispiace se eravamo troppo presi nei nostri impegni, per fare qualcosa.
Mi dispiace se abbiamo ascoltato chi si scusava per fare nulla. Spero che ci perdonerete.
Non abbiamo capito quanto la nostra Terra fosse speciale, come quando un matrimonio va male, non sapevamo ciò che avevamo finché non lo abbiamo perso.
Per esempio, provo ad indovinare, probabilmente sapere cos’è il Deserto Dell’Amazzonia, giusto?
Che ci crediate o no una volta era chiamato Foresto Pluviale Dell’Amazzonia, e lì c’erano miliardi di alberi, ed ognuno di loro era meraviglioso e..
Oh, non sapete molto di alberi, vero?
Lasciate che vi dica che gli alberi sono straordinari, intendo, noi respiriamo l’aria che loro producono, purificano il nostro inquinamento, il nostro carbonio, immagazzinano e purificano l’acqua, ci danno le medicine che curano le nostre malattie, il cibo che ci nutre.
Ecco perché mi dispiace tanto dirvi che li abbiamo bruciati tutti, li abbiamo tagliati con le brutali macchine al ritmo di quaranta campi da calcio al minuto e che il 50% di tutti gli alberi al mondo è ormai andato negli ultimi cento anni.
Perché? Per i soldi.
E la cosa che mi rende ancora più triste è che su molte banconote ci sono tante immagini di foglie.
Quando ero ancora bambino, sapete, ho letto che i nativi americani avevano così tanta considerazione per questo pianeta da sentirsi responsabili per come avrebbero lasciato la loro terra alle prossime 7 generazioni e per questo mi addolora molto perché la maggior parte di noi, oggi non riesce a preoccuparsi nemmeno di ciò che accadrà domani.
Mi dispiace, mi dispiace che conti più il profitto delle persone, che conti più l’avidità che i bisogni, guadagnare bene piuttosto che fare le cose per bene, mi dispiace che abbiamo usato la natura come una carta di credito senza alcun limite di spesa, mi dispiace di aver portato gli animali all’estinzione rubandovi l’occasione di poter vedere quando fossero unici e di diventare amici con loro.
Mi dispiace di aver inquinato l’oceano, così tanto da non poterci più nuotare.
Ma più di ogni altra cosa, mi dispiace per il nostro modo di pensare, perché abbiamo avuto il coraggio di chiamare questa distruzione “progresso”.
Hei, voi media, se non credete che il cambiamento climatico sia una minaccia, vi sfido a intervistare migliaia di senza tetto in Bangladesh e guardate come le loro case sono state letteralmente spazzate via, sotto i loro piedi mentre eravate nel vostro attico firmato Nessel.
E Sara Palin, hai detto che ti piace l’odore di combustibili fossili, bene, ti esorto a parlare con i ragazzi di Pechino che sono costretti a indossare le maschere antiinquinamento solo per andare a scuola. Sai, tu puoi ignorare tutto questo, ma la verità la puoi solo negare, ma non la puoi evitare.
E mi dispiace generazioni future, mi dispiace che le nostre impronte siamo voragini e non giardini, mi dispiace che prestiamo tanta attenzione all’ISIS e così poca cosa al ghiaccio che si sta sciogliendo velocemente nell’Artico. Mi dispiace che vi abbiamo condannato e che non abbiamo trovato un altro pianeta in tempo dove trasferirci…
Mi dispia… Sai una cosa? Basta.
Non mi dispiace, perché questo futuro non lo accetto, perché uno sbaglio non diventa un errore finché non ti rifiuti di correggerlo, tutto questo possiamo capovolgerlo a nostro favore. Come? Mi permetto di suggerire che, come un agricoltore vede un albero che è sano, non dai suoi rami ma dalle sue radici. Noi, come contadini, dobbiamo guardare alle radici, non ai rami del governo, non ai politici che lavorano per le corporation, siamo noi le radici, noi le fondamenta, questa generazione, spetta a noi prenderci cura di questo pianeta, è la nostra unica casa, dobbiamo riscaldare globalmente i nostri cuori e cambiare il clima delle nostre anime, capire che non siamo qualcosa di distinto dalla natura, siamo una parte di essa e tradire la natura, è come tradire noi stessi, salvare la natura è salvare noi stessi, perché qualunque cosa per cui tu stia combattendo, razzismo o povertà, femminismo o diritti degli omosessuali, per qualsiasi tipo equità, non è davvero importante, in fin dei conti, perché se non lavoriamo tutti insieme per salvare l’ambiente, alla fine saremo tutti estinti…
Quindi mi dispiace…
@itsmyecho