Siamo proprio sicuri che studiare faccia per me?
Tradurre Shakespeare: ma sì, che sarà mai. Due mesi dopo sono ancora al quarto atto della prima scena.
E io che mi lamentavo del Sanders.
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Siamo proprio sicuri che studiare faccia per me?
Tradurre Shakespeare: ma sì, che sarà mai. Due mesi dopo sono ancora al quarto atto della prima scena.
E io che mi lamentavo del Sanders.

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Sparita?
No, non sono scomparsa in chissà quale buco nero; semplicemente, non ho avuto linea internet per lunghi interminabili mesi. Interminabili, ve lo giuro. Intanto l'università, come il tempo, scorre e non si ferma... Ho dato altri esami, ma sono ancora troppo indietro con quelli del primo anno. Probabilmente non finirò quelli di francese neanche entro la fine del secondo anno... la cosa mi deprime parecchio. Ci sono volte in cui mi chiedo che ci sto a fare ancora qui, se ne ricaverò qualcosa e se riuscirò mai a finire questo corso di studi maledetto. Purtroppo l'istituzione stessa non aiuta, e finiamo con l'esser costretti a scegliere quale materia vogliamo seguire e quale no, perché gli orari si accavallano e alle dieci e trenta di mercoledì ho tre lezioni in tre aule diverse. Mi ci vorrebbe una giratempo! Ovviamente, quest'anno ci volevano anche i problemi economici ad impedirmi di spendere cinquanta euro di libri a materia. Insomma, una buona notizia c'è: 30 e lode all'orale di inglese e finalmente STOP AGLI AUTOBUS. Non sarò mai più una pendolare! Meno capelli che cadono e più lezioni seguite. Peccato, però, per il coinquilino che si finisce un rotolo di carta igienica al giorno, e anche per l'altro che lava i piatti lasciando l'acqua sempre e solo aperta. Insaponando ogni pentola una ad una. Una ad una. Dobbiamo comprare carta igienica e detersivo ogni giorno. Sarà che mi conveniva di più far la pendolare...
È il mondo intero che, in piedi su un banco, oggi invoca il tuo nome: “O capitano, mio capitano”.
Periodo d'esami (vari ed eventuali)
Ho preso 30 al mio ultimo esame, il mio primo 30. Potrei essere più felice? ...sì: il mio ragazzo ha spaccato agli esami di maturità e prenderà il voto più alto possibile. Permettetemi un sorriso a mille denti. :D
Aiuto.
Voi ce l'avete una fobia? Una seria, una di quelle che vi prende l'attacco di panico (il serio attacco di panico), non riuscite più a respirare, piangete fino a non avere più aria nei polmoni o non urlate solo perché non riuscite a farlo. Di quelle che vorreste morire all'istante. Ce l'avete? Vi prego, ditemi come fate ad affrontarla e a conviverci. Io non ce la faccio più. Maledetta estate-stagione-degli-insetti.

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Impossibilità possibili
HO SUPERATO LO SCRITTO DI INGLESE E SONO SU UNA NUVOLA.
So come vi sentite
Davvero. Per tutti i maturandi: buona fortuna. Non dico in bocca al lupo, perché sono convinta porti sfortuna se non può ricevere la risposta "crepi", quindi... buona fortuna. E ricordate: se va bene sarà perfetto, se va male sarà solo un altro aneddoto in più da raccontare ridendo. :)
Ecco, è questo che vorrei fare stamattina. Altro che studiare!
Un mattone in meno
Questa mattina, se mai avrò la forza di staccarmi dal computer, finirò il primo libro del mio prossimo esame! Sono forte. Lo sono sul serio (anche no).
Il buio dietro la sessione estiva
Eccomi qui. È giugno, il caldo è - finalmente - arrivato e io sto affrontando la mia prima sessione estiva. Non sono riuscita a scrivere prima di oggi per diversi motivi personali, tra lutti e problemi in famiglia questo non è stato esattamente un anno facile. Ma ora sono qui, il peggio sembra essere passato (facciamo le corna, incrociamo le dita e contemporaneamente grattatevi dove maggiormente vi aggrada) e non ho dimenticato questo posto. No, non l'ho dimenticato, e che non vi passi per la mente! Voi, ipotetici lettori fantasma, siete importanti. Lo sarete ancor di più quando esisterete anche nella vita reale, ma tant'è... Cos'è la sessione estiva? Una tortura, dicono. Sarà che sono all'inizio ma, personalmente, preferisco studiare con la luce del sole fino alle otto di sera e la finestra perennemente aperta piuttosto che circondata di coperte e borse d'acqua calda, in una stanza chiusa da mesi e buia da più o meno metà anno... insomma, non è più allettante? Il caldo si sopporta. Il freddo è meno sopportabile... bagnatevi il collo, legatevi i capelli e non cominciate a studiare a un mese dall'esame, così il mare non sarà solo immaginazione! (Ma cosa dico, io odio il mare...) Insomma, le lezioni invernali sono finite il 31 maggio, francese non ho più voluto frequentarlo e sono ancora simpaticamente a zero. Sì, a zero. La cosa non vi suscita riso? Dai, ridete con me... (riderete di me, già lo sento!). Il problema principale è che non potrò mai affrontare qualunque esame in tal lingua, quindi "letteratura francese"? "Lingua Francese I"? Ecco, niente, non esisteranno. Penso proprio di dover prendere lezioni private quest'estate, money permitting... Novità: ho dato lo scritto di Lingua Inglese I, la scorsa settimana. La docente è talmente intransigente che ad ogni sessione, su una media di settanta persone, l'esame è passato da cinque fortunatissime anime. Cinque. Il problema è che l'esame, a dirla tutta, era anche facile... ciò implica il fatto che suddetto test "parziale" sia insuperabile. Letteralmente: posso capire di non averlo svolto perfettamente, di non aver raggiunto io i canoni richiesti, ma non riesco a spiegarmi come sia possibile che su settanta persone, metà delle quali quasi madrelingua, solo cinque siano in grado di svolgere un così semplice esame. Insomma, qualcosa non quadra! E quel qualcosa dovrò affrontarlo tra un paio di settimane, quando - si spera - saranno resi noti i risultati. Intanto, magari, speriamo un po' insieme... Ora sto studiando per Glottodidattica che, presumo, dovrò dare l'ultima settimana di questo mese. Il prossimo, se qualcuno lassù avrà grazia di me e mi farà passare lo scritto, sarà l'orale di Lingua Inglese I a luglio. Abbiate pietà, è solo il mio primo anno. Questa giungla mi distrugge... e non posso neanche consolarmi con le gocciole: sono a dieta.

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Che amarezza
So che non c'entra, ma per me gli ultimi tre minuti di How I Met Your Mother non esistono. No. Per niente.
Sto cedendo. Mi avvicino sempre di più alla vita da non frequentante. Mi chiedo come mai farò ai miei prossimi esami.
Sono piuttosto rude nel sottolineare i concetti chiave...
Resoconto della settimana
Niente di importante. Ho scoperto che non farò alcun lettorato (i lettorati, per chi non lo sapesse, sono lezioni di lingua con docenti madrelingua, ovvero teoricamente l'unica reale possibilità di imparare per bene la lingua - magari imparando anche a non ripetere ventiquattro volte la parola lingua in una stessa frase) perché gli orari sono davvero impossibili. Ergo: non supererò mai alcun esame di Lingua e Traduzione I. Sto puntando su Storia Moderna (neanche tanto, son quattro libri da studiare e odio la storia), Letteratura Francese (neanche tanto, non so ancora dire mezza frase in francese), Letteratura Inglese (neanche tant-no, ok, sto scherzando) e Glottodidattica. Quest'ultima, tra parentesi e giusto perché non voglio aprire seriamente un'altra parentesi, è una delle materie più fighe che io abbia incontrato fin'ora. Come andrà questo semestre? Penso che Durante Alighiero sarebbe d'accordo con me nell'incidere all'ingresso della facoltà un incoraggiante "Lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate".
Sì, da quando ho dato Letteratura Italiana Durante Alighiero e Francesco da Petracco han preso il posto dei nomi ufficiali e più comuni dei suddetti celebri poeti. Non riesco a tornare indietro, proprio non resisto.
D'oh
Domani ricominciano le lezioni. Detto sinceramente, non mi va. Non mi va di svegliarmi alle cinque, sei, sette per un viaggio di due ore. Se solo potessi prender casa lì...
Già si stanno diffondendo orari assurdi per cui le lezioni finiscono alle 19:30, cosa che non mi permetterebbe di andare a letto alle nove perché, ovviamente, arriverei a casa alle ventitré. Questo maledetto numero! Come posso fare, ora? Sono nei guai.

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Routine
Ogni sera vado a letto promettendo di studiare la mattina dopo. Ogni mattina mi sveglio promettendo che il giorno dopo manterrò la promessa.
So di essere fuori tema, lo so.
Non capisco tutta questa avversione verso San Valentino. Non capisco, davvero. C'è chi fa a gara per far vedere quanto sia innovativo e originale, a dispetto di coloro che, poveri stolti, vedono qualcosa di positivo in una festa così scontata e commerciale. "San Valentino, che festa stupida: si ama ogni giorno! Se avessi una ragazza il regalo lo farei ogni giorno! Se non fossi single i fiori li porterei anche un qualunque 18 Aprile, non solo il 14 Febbraio! Che festa stupida, che festa commerciale, che schifo le coppie che la festeggiano, si vede che non si amano davvero. Chi si ama davvero non festeggia solo un giorno all'annlablablabl" ok, che stanchezza. Davvero. Perché tanta avversione? Beato chi può festeggiare tutto l'anno. Purtroppo, non tutti possono: permettersi un regalo al mese, una rosa a settimana, il tempo di fare una torta o i soldi per ordinarla non è più una cosa da tutti. Purtroppo, io non posso permettermelo. Se potessi, se solo potessi, regalerei il mondo alla persona che amo. Ogni mese, ogni giorno.
Non fraintendetemi: non aspetto San Valentino per amare. Amo ogni sera e la mattina seguente, e ogni mattina aspetto il pomeriggio, e ogni ora, ogni istante aspetto il momento in cui finalmente potrò vederlo... e ogni attesa è un fiume di emozioni, parole, sorrisi che si cerca di strappare all'altro nel bene e nel male. Ogni raffreddore, ogni febbre, ogni buon voto a scuola, ogni più piccola conquista e ogni più grande dolore: io sono lì, e lui è lì per me. Ogni giorno della mia vita amo, ho amato e amerò... e ogni giorno, come una formica, metto da parte quel poco che posso per regalare sorrisi ancora più grandi ed emozioni ancora più forti. Perché non dovrei? Perché considerarlo un gesto stupido e commerciale? In ciò che faccio, in ciò che anche lui fa per me, c'è tutto l'amore del mondo. Noi siamo così: se litighiamo, potrei ritrovarlo sotto la finestra con un mazzo di fiori di campo in mano, di quelli piccoli, profumati e colorati che crescono spontaneamente tra le siepi che circondano le strade. Fiori spontanei, sì, perché non sempre possiamo permetterci una vera rosa. Fiori spontanei, e sono i più dolci e belli che io abbia mai ricevuto. Ma a volte, per quella persona, desideriamo poter dare di più. Desideriamo poterla portare in quel bel locale che vediamo sempre da lontano senza poterci mai entrare, desideriamo poterle donare quel bel mazzo di fiori elegante e curato che vediamo donare ad altri, desideriamo poterle regalare quei cioccolatini che tanto le piacciono e che tanto sogniamo quando, insieme, aspettiamo la prima buona occasione per poterlo fare. Poterlo fare, finalmente. E sì, a volte c'è bisogno di mettere da parte come una formica tutti gli spiccioli che si hanno in più, a volte bisogna rinunciare al caffè per settimane quando un compleanno è vicino, a volte bisogna prendere la bici per andare a lavoro perché i soldi per la benzina hanno più senso se spesi in un segno d'amore. E non importa a quanti caffè bisogna rinunciare, quante camminate bisogna fare, a quante pizze dire di no i sabati sera: ogni rinuncia è un sorriso in più, una voglia in più, un'attesa in più: poco importa se l'occasione è San Valentino o Natale o Pasquetta, proprio quella Pasquetta che non hai mai festeggiato. Che non avresti mai festeggiato senza quella ragione in più, quella scusa in più che è lei... Poco importa quanto commerciale sia quell'occasione per qualcun altro o per il mondo intero.
Ogni festa è commerciale. Lo è il Natale, lo è la Pasqua, lo è il compleanno, a volte persino l'onomastico, lo è la festa della donna, della mamma, del papà, lo è Halloween e non solo in Italia... io non le chiamo feste commerciali. Io le chiamo tradizioni. Se i bambini aspettano con ansia il giorno di Natale, non c'è motivo per cui un innamorato non possa aspettare San Valentino. Perché è commerciale? Perché è out? Perché ormai sei grande? No, non lo sei. Non sei grande, non si è mai grandi abbastanza. L'amore, soprattutto, risveglia in te i sogni di bambino che ti porti da sempre, e il suo modo semplice e puro di vedere la vita... Negli occhi del proprio amato ci riscopriamo bambini. Sempre. Disarmati e protetti, deboli e forti, piccoli e grandi, impauriti e coraggiosi. Troppo impegnati ad amare per pensare ai giudizi di qualcuno, troppo impegnati a vivere per pensare a quanto sia da bambini festeggiare.
Una festa è resa commerciale da chi la festeggia. Soprattutto, è resa commerciale dal modo in cui la si festeggia. Se si aspetta il giorno prima per comprare il primo cuore di peluche con su scritto "I love you" perché non c'era altro da prendere, non c'era tempo da perdere, non c'erano idee, perché "se non lo faccio poi litighiamo", così, senza cuore né sentimento, allora sì: si sta festeggiando nel modo sbagliato. Ma se è solo un altro pretesto, uno dei tanti per dimostrare alla persona che ami quanto la ami, cosa saresti disposto a fare per lei, quanto grande sia quello strano sentimento che è piombato nella tua vita insieme a lei... perché no? È vero, si ama ogni giorno. Si ama ogni istante, non c'è bisogno di aspettare un giorno all'anno. È vero, i regali devono essere fatti per tutto l'anno. È vero tutto: ma se c'è bisogno di specificarlo, che amore è? Se si ama, se si ama davvero, ogni scusa è buona per dimostrarlo. Che sia un compleanno, un onomastico, l'anniversario, il mesiversario, un 25 Dicembre in particolare o un 18 Aprile qualunque, il chiodo fisso è quello: dimostrare. Rendere felici, regalare un sorriso, anche solo un sorriso in più e in qualunque modo possibile: la felicità è fatta di sorrisi. Se ami, il suo sorriso diventa la ragione della tua esistenza. Nessun giorno senza sorrisi è degno d'esser chiamato tale. Al di là dei baci, delle carezze, degli abbracci e delle passioni, i sorrisi sono la vera fiamma del cuore. Chi ama davvero non ha bisogno che qualcuno gli ricordi di amare ogni giorno, sul serio. Non ne ha bisogno. Se si ama, se si ama davvero, ogni scusa è buona per amare. San Valentino è solo una scusa in più. Pensateci voi a riflettere, criticare, pensare a cosa sia giusto o non giusto fare, cosa sia commerciale o fuori dagli schemi, pensateci voi a quali siano le regole giuste per amare senza cadere nell'ordinario. Io, intanto, amo. Io, intanto, sorrido. Sì: proprio San Valentino sarà la mia scusa in più.