Vidi le sue mani, ed erano grandi, consumate, nodose, completamente diverse dalla faccia, perché potevano anche essere di uomo che abbatte alberi o lavora la terra mentre la sua faccia era di odalisca in qualche modo. «Queste nostre donne!» pensai, e non volevo dire le siciliane ma le donne in genere senza dolcezza per la notte sulle mani, e forse, alle volte, infelici di questo, gelose e selvagge per questo, non avere di odalische le mani come pur avevano il cuore e la faccia e non poter tenere i loro uomini legati a loro con le mani. Pensai mio padre e me, tutti gli uomini, col nostro bisogno di mani morbide su di noi, e credetti capire qualcosa della nostra inquietudine con le donne; di come eravamo pronti a disertare da loro, le donne nostre con le mani rudi e spicce, quasi maschili, dure nella notte; e di come si cadeva in schiavitù a chiamar regina una donna che fosse donna, odalisca, quando toccava. Era così, pensai, che si amava l’idea della gente di lusso, e di tutta la società civile-militare, le gerarchie, le dinastie, i principi e re anche nelle favole; per l’idea della donna che allevasse alla tenerezza le mani. Bastava sapere della esistenza loro, poter sapere che c’erano, queste donne, e vederle, al di là per noi dai cavalli e le insegne e gli eunuchi loro; ed era così, pensai, che si amava tutta la festa e il gran serraglio, gli uomini loro pure, e le trombe, le insegne, e che si stava al gioco e si distoglieva lo sguardo dalle donne e ragazze nostre pari cercando altre io, mio padre, ogni uomo, e cercando altro in altre senza mai supporre che si cercava un contatto di mani tenere su di noi. Questo pensai; e pensai vigliacchi noi, guardando le mani di mia madre, informi, e pensando ai suoi piedi anch’essi informi nelle vecchie scarpe da uomo, e che bisognava ignorare come parti di un’altra natura in lei, innominabili. Ma mia madre cantava ed era uccello cantando, mugolii, fischiettii e un gorgheggio a tratti, e le sue mani e i suoi piedi non importavano, e nemmeno i suoi anni importavano, e importava solo che cantasse