PARTEN01D presenta: un progetto di simbiosi
Un percorso che intreccia scrittura umana, memoria musicale e produzione tecnologica senza delegare la visione creativa.
PARTEN01D è un progetto che nasce da una posizione chiara e spesso fraintesa. Dietro il nome c’è una visione precisa dell’autorialità, in cui l’intelligenza artificiale non sostituisce l’atto creativo ma interviene come strumento tecnico, in una fase successiva, quando l’idea è già definita nei suoi elementi essenziali. Il cuore del progetto è umano, fatto di esperienza musicale, scrittura diretta dei testi, scelte concettuali consapevoli. La tecnologia entra come mezzo, non come origine. In questo senso, PARTEN01D si colloca in un territorio ibrido ma dichiarato, una collaborazione che non cancella l’identità di chi crea.
Dal punto di vista sonoro, PARTEN01D vive nelle intersezioni. La base è elettronica, ma il linguaggio si apre continuamente a influenze rock, a suggestioni cinematiche, a incursioni hip-hop e a una tensione che richiama, in alcuni momenti, il nu-metal. Non c’è una volontà di sintesi forzata né di adesione a un genere riconoscibile. L’elemento comune è piuttosto un’idea di ripetizione intenzionale, quasi compulsiva, che guida la costruzione dei brani. Il progetto ruota attorno a quello che l’autore definisce positive addiction, una ricerca di melodie, loop e incastri ritmici capaci di generare una dipendenza sensoriale prima di tutto personale. Se un brano non riesce a trattenere chi lo scrive, non può pretendere di funzionare per altri.
Le atmosfere che ne derivano sono spesso scure, tese, intime. I testi rappresentano una componente centrale del progetto e sono scritti in italiano e in napoletano, due lingue usate come registri emotivi differenti. I temi attraversano ambiti sociali, politici, identitari e introspettivi, ma senza assumere un tono didascalico. La scrittura cerca piuttosto una forma di riflessione obliqua, capace di smontare il dramma dall’interno, lasciando spazio a un’ironia amara che convive con la tensione. Anche il processo creativo segue tempi lenti e deliberati. Le canzoni attraversano mesi di revisioni, riscritture e aggiustamenti, in netto contrasto con l’idea diffusa di una produzione automatica e immediata legata all’uso dell’AI. Qui il prompt non è mai l’inizio, semmai uno strumento finale.
Le radici musicali di PARTEN01D affondano nella scena degli anni Novanta e Duemila. Le influenze dichiarate spaziano da System of a Down a Garbage, da Placebo a Skunk Anansie, passando per Nirvana, Smashing Pumpkins, Linkin Park, Prodigy, Faith No More e numerosi altri nomi che hanno segnato una stagione di contaminazione e tensione espressiva. Molte delle idee alla base del progetto risalgono a composizioni nate tra il 2006 e il 2010, rimaste inedite ai tempi di una precedente esperienza di band. A distanza di quasi vent’anni, quella musica ritorna, rielaborata con strumenti diversi ma con una coerenza emotiva intatta.
I brani pubblicati mostrano questa varietà di approcci. Giusto per citarne alcuni, “Tutt’a Post’” si muove su coordinate heavy rap rock, con elementi industriali ed elettronici che spingono su una fisicità diretta. “Nun so Capace” sceglie invece una costruzione più atmosferica, fatta di aperture ampie e di un suono compatto che punta a un impatto corale. “Dimmi chi sei” approfondisce la componente elettronica e dialoga idealmente con alcune traiettorie della scena napoletana contemporanea, a volte ammiccando al sound di icone locali come Liberato, mantenendo però un taglio lirico più personale e frontale. “Non fa per me” unisce chitarre robuste, batterie imponenti e una vocalità melodica ma piena di energia, che resta sempre in primo piano.
Al di là dei singoli episodi, il messaggio del progetto è anche culturale. PARTEN01D mette in discussione sia il rifiuto automatico delle nuove tecnologie sia l’uso superficiale che ne svuota il senso. L’idea è che musicisti reali e strumenti artificiali siano destinati a coesistere, e che il valore risieda nelle modalità e nel contributo umano, non nello strumento in sé. In questo senso, il progetto assume un ruolo rilevante per la musica napoletana contemporanea, mostrando come l’espressione partenopea possa contaminarsi senza rifugiarsi nei soliti generi o cliché. Non per allargare il respiro in modo artificiale, ma per renderlo più autentico.
PARTEN01D conferma così una possibilità concreta di dialogo tra passato e presente, tra memoria musicale e produzione tecnologica, senza che nessuno dei due elementi venga annullato. PARTEN01D.
Abbiamo anche avuto modo di fare quattro chiacchiere con l'artista: continua a leggere per saperne di più!
1. Come nasce l’idea di PARTEN01D e quale ruolo gioca l’intelligenza artificiale nel tuo processo creativo?
Sono stato musicalmente attivo con altri progetti musicali fino al 2012, come batterista cantante, compositore, autore, chitarrista. Poi, per motivi personali, mi sono trasferito all'estero e da lì è iniziato un lungo blocco creativo.
Il progetto PARTEN01D lo considero una evoluzione della mia main band di quegli anni, con la quale abbiamo lanciato un album ed eravamo musicalmente molto attivi con live non solo in Campania ma anche all'estero.
Fast forward, nel 2024 ritrovo un vecchio hard-disk con registrazioni mp3 di brani che intendevo portare avanti a quei tempi, ma che non videro mai la luce. Nello stesso periodo cominciano ad uscire le prime AI generative per la musica. Incuriosito dalla tecnologia, ho iniziato a caricare alcuni dei miei vecchi mp3 per studiarne il risultato.
È iniziato così un lungo processo di calibro tra me e l'AI, tra tantissimi prompt andati a vuoto e apprendimento reciproco.
Per quanto riguarda il processo creativo, ci sono alcuni elementi che lascio sviluppare all'AI ed altri che sono off limits. I testi, ad esempio, sono tutti scritti personalmente.
Per quanto riguarda l'aspetto musicale e gli arrangiamenti, spesso la canzone esce fuori esattamente così come l'ho pensata, ma ci sono casi in cui l'AI crea qualcosa che mi colpisce, quindi decido di usarla.
Ad esempio in “Tutt'appost” l'AI ha solo replicato un brano che avevo già interamente composto, aggiungendo solamente i tappeti di synth sulle strofe. Se si fa caso, il pezzo inizia con un riff di chitarra di bassa qualità: quel riff fa parte della registrazione originale fatta nel 2008. L'ho lasciato di proposito in maniera simbolica.
Discorso diverso per quanto riguarda “Dimmi chi sei”, dove pur avendo composto personalmente le melodie del ritornello, le strofe generate dall'AI mi sono piaciute di più di quelle pensate da me.
Ogni pezzo ha un ratio di creatività uomo-AI diversa, ma se dovessi quantificare direi che i testi e gli input come hooks, bridge e riff sono creati dalla parte umana di PARTEN01D, mentre melodie e arrangiamenti sono 50/50 con l'AI.
L'audio finale, invece, è interamente AI: voci, chitarre, batterie e synth sono eseguite dal software. Ci sono casi in cui, durante la fase di master, mi diverto a registrare input personali. Ad esempio, in “Un minuto a mezzanotte”, le voci che si sovrappongono nella intro le ho registrate personalmente, così come le seconde voci in “Troppo Tardi”.
2. Le tue canzoni nascono da linee vocali e riff scritti tra il 2006 e il 2010. Come senti che questi brani abbiano cambiato significato oggi?
Mentre le melodie e i riff sono stati scritti in quel periodo, la maggior parte dei testi l'ho composta a posteriori in fase di sviluppo. Si può quindi dire che mentre le melodie restano di quel tempo, il sound finale è più moderno e le tematiche più aggiornate.
È un po’ come se il me del passato e il me di oggi lavorassero insieme per creare gli spunti per PARTEN01D. Più che un cambiamento, è una evoluzione.
3. Come definiresti il concetto di “positive addiction” nella tua musica e come influenza la scrittura dei brani?
Premesso che sono un appassionato di neurobiologia, quando parlo di “positive addiction” nella mia musica non penso a una dipendenza tradizionale che ti trascina verso il basso o che ti fa perdere il controllo. Per me è quasi un meccanismo interno che sostiene, radica e mantiene il mio sistema nervoso in equilibrio.
Essendo una persona con tratti PAS, vivo gli stimoli in modo molto intenso. Creo melodie e strutture ritmiche capaci di soddisfare il mio bisogno interno di anticipazione e riconoscibilità. Il piacere non risiede soltanto nel suono, ma soprattutto nel momento che precede il suono successivo.
Questa idea influenza profondamente il mio modo di scrivere. Il mio processo creativo è lento e ripetitivo. Riascolto, smonto, riprovo, finché il risultato diventa qualcosa che posso ascoltare per ore.
Questo si riflette anche nel mio rapporto con l’intelligenza artificiale. La macchina può propormi molte soluzioni, ma io scelgo solo quella che risuona con il mio cervello.
Per “Nun so capace” ho fatto generare all'AI centinaia di prompt solo per ricreare la parte dell’assolo-bridge. Ho impiegato oltre due mesi per completare quel brano.
4. La tua musica combina elettronica, rock, hip-hop e influenze nu-metal. Come scegli quali elementi inserire in ogni canzone?
Per me non è mai una decisione tecnica. Ogni pezzo è il tentativo di tradurre un’atmosfera o un’emozione in suono.
Un esempio è “Log Out”. Ero in una stanza d’albergo, affacciato alla finestra. Tutto fuori era buio e immobile. Ho percepito un ritmo indefinito che si è trasformato in melodia nella mia testa.
Non ho pensato a un genere. Ho cercato un sound che potesse contenere quella scena. È così che scelgo gli elementi. Non seguo un manuale, seguo la sensazione. Spesso è il brano a dirmi cosa vuole.
5. I testi alternano italiano e napoletano. Come decidi quale lingua usare e come influisce sul messaggio del brano?
Generalmente uso il napoletano quando provo emozioni forti rispetto alle tematiche espresse. Passo all'italiano quando il messaggio è meno intimo.
“Pe na scarpa” nasce da un episodio di cronaca nera che mi ha generato rabbia e frustrazione. Il testo è venuto fuori in dieci minuti, come uno sfogo interamente in napoletano.
“N’atu sole” è invece un brano carico di emozioni e speranza. “Troppo tardi” è un testo di fantasia scritto nel 2009, completamente in italiano.
Uso anche parole in inglese, non come scelta stilistica, ma come parte della mia identità, vivendo all’estero da molti anni.
6. Qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere sul rapporto tra musicisti reali e AI, e come vedi il futuro della musica?
Per me il punto centrale è il processo creativo. L’AI può generare note e ritmi, ma non può sostituire il percorso creativo umano.
Non sono contrario all’AI. È uno strumento neutrale. Il problema è l’uso che se ne fa. Vedo molta musica generata senza intenzione reale, pronta all’uso e destinata a sparire.
Il mio rapporto con l’AI è simbiotico. La uso, ma non mi lascio sostituire. Se sento che sta prendendo il sopravvento, cancello tutto e ricomincio.
Le nuove tecnologie non possono essere fermate. Dobbiamo imparare a conviverci. Usare l’AI come supporto, senza delegare tutto alla macchina. Il vero valore sta nella capacità di ascoltare, scegliere e correggere. Il futuro della musica non deve essere una guerra tra umano e algoritmo, ma una collaborazione armonica.