Una disperata vitalità (VII)
Poesia visionaria di Pier Paolo Pasolini. Un componimento di intelligenza storica e di struggente profezia che fa i conti con il futuro: appare di lucida attualità per la visione del ritorno di un manifesto neofascismo. La poesia, quasi un poemetto, consta di 9 sezioni.
Una disperata vitalità (VII) Non perdona! C’era un’anima, tra quelle che ancora dovevano scendere nella vita - tante, e tutte uguali, povere anime - un’anima, in cui nella luce degli occhi castani, nel modesto ciuffo pettinato dà un’idea materna della bellezza maschile, ardeva il desiderio di morire. La vide subito, colui che non perdona. La prese, la chiamò vicino a sé, e, come un artigiano, lassù nei mondi che precedono la vita, le impose le mani sul capo e pronunciò la maledizione. Era un’anima candida e pulita, come un ragazzetto alla prima comunione, saggio della saggezza dei suoi dieci anni, vestito di bianco, di una stoffa scelta dall’idea materna della grazia maschile, con negli occhi tiepidi il desiderio di morire. Ah, la vide subito, colui che non perdona. Vide l’infinita capacità di obbedire e l’infinita capacità di ribellarsi: la chiamò a sé, e operò su lei - che lo guardava fiduciosa come un agnello guarda il suo giusto carnefice - la consacrazione a rovescio, mentre nel suo sguardo cadeva la luce, e saliva un’ombra di pietà. «Tu scenderai nel mondo, e sarai candido e gentile, equilibrato e fedele, avrai un’infinita capacità di obbedire e un’infinita capacità di ribellarti. Sarai puro. Perciò ti maledico.» Vedo ancora il suo sguardo pieno di pietà - e del leggero orrore che si prova per colui che la incute, - lo sguardo con cui si segue chi va, senza saperlo, a morire, e, per una necessità che domina chi sa e chi non sa, non gli si dice nulla - vedo ancora il suo sguardo, mentre mi allontanavo - dall’Eternità - verso la mia culla. Pier Paolo Pasolini, 1964
Nel 2001 gli Altera hanno trasposto la poesia in forma canzone.
















