Intersezione tra il concetto di E.S.P. (Percezione Extrasensoriale) by Carl Gustav Jung e il disco omonimo (ma anche i singoli pezzi) a cura
Che cosa accomuna la psicologia analitica di Carl Gustav Jung e il jazz visionario di Miles Davis?
Una sigla di tre lettere: ESP, Extra Sensory Perception.
Da un lato, Jung ha esplorato i territori dell'inconscio collettivo, delle intuizioni improvvise e delle connessioni che sfuggono alla logica lineare. Dall'altro, nel 1965, Miles Davis pubblica l'album E.S.P., trasformando la percezione extrasensoriale in un'esperienza sonora.
Con Wayne Shorter, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams, il secondo grande quintetto di Davis raggiunge un livello di dialogo musicale quasi telepatico: nessuno accompagna, tutti ascoltano, tutti anticipano.
Brani come E.S.P., Little One, Iris e Agitation raccontano una forma di comunicazione che va oltre le parole e perfino oltre le note.
L'ESP, allora, non è solo un fenomeno paranormale: è la metafora di ciò che accade quando intuizione, creatività e ascolto profondo si incontrano.
📖 Dal pensiero junghiano al jazz modale, un viaggio tra psiche, improvvisazione e connessioni invisibili.













