Utilizzando la narrazione e l’arte della retorica, Safran Foer mostra come sia importante trovare una buona storia perché qualcosa agisca oltre la nostra capacità di ragionare; sono le buone storie a diventare la Storia: “la crisi climatica è anche una crisi della cultura, e pertanto dell’immaginazione”. Non possiamo leggere la Storia che stiamo creando e dunque non sappiamo sentire quel che proviamo a descrivere: conosciamo una verità sul piano intellettuale, combattiamo le nostre battaglie contro i negazionisti del nostro presente, e tuttavia alla denuncia a parole dell’esistenza dell’emergenza climatica non sappiamo far seguire quel sentimento di urgenza che muove all’azione. Non sappiamo “credere”. E non si può credere per un atto di volontà. Viviamo nell’epoca della paura e non ne abbiamo per l’unica cosa che dobbiamo temere. Safran Foer, pagina dopo pagina, ci porta a un: mi riguarda. Lo fa perché è di sé stesso che scrive, sono i propri dilemmi morali che mette in campo, la propria fatica a rinunciare a un hamburger: perché proprio io, figlio di una famiglia nata dal coraggio di una donna ebrea che è stata capace di fuggire dalla Germania quando attorno a lei nessuno voleva credere alla gravità di quel che stava accadendo, non so ripetere quel gesto e agire prima che sia troppo tardi? Perché attraverso in macchina l’America per correre dai miei figli e non lasciarli soli quando so che sulla mia città si scatenerà l’uragano Sandy, e non sono capace di modificare i miei comportamenti quotidiani per salvare quegli stessi figli da una condanna che con il nostro comportamento abbiamo già emesso? Perché è del nostro comportamento che parla Possiamo salvare il mondo prima di cena. Noi: io, tu. Tutto quello che questo libro riporta - dati, riflessioni, considerazioni, analisi - non ci dice che una cosa, molto semplice: non possiamo vivere la nostra vita come se fosse solo nostra, non possiamo mantenere la nostra alimentazione, non rinunciare ad alimenti di origine animale, senza rinunciare, nello stesso tempo, alla nostra vita su questo pianeta. I cambiamenti climatici sono una bomba a orologeria. Già esplosa, in parte




