C'è un momento preciso in cui capisci che la tua rete domestica ha un problema. Il mio è arrivato una domenica pomeriggio, con una chiamata su Zoom che si è piantata proprio mentre spiegavo un concetto importante, il robottino della lavapavimenti che si è disconnesso a metà corridoio e mia sorella dall'altra stanza che urlava "non va internet!" tutto nello stesso istante. Il vecchio router Wi-Fi 6 del provider, piazzato nell'ingresso come un totem dimenticato, semplicemente non ce la faceva più. Troppi dispositivi, troppi muri, troppe pretese.
Quando mi è arrivato il TP-Link Deco BE65 nella configurazione da tre unità , ammetto che la mia prima reazione è stata di scetticismo cauto. I sistemi mesh li ho provati in passato alcuni bene, altri con risultati che definirei diplomaticamente deludenti. Ma il Wi-Fi 7 è un salto generazionale vero, non il solito aggiornamento cosmetico, e TP-Link con la linea Deco negli ultimi anni ha costruito una reputazione solida. Quindi mi sono detto: vediamo se questi tre cilindri bianchi mantengono quello che promettono, cioè coprire un appartamento su due livelli senza far rimpiangere un cavo Ethernet.
Spoiler parziale: dopo quasi tre settimane di utilizzo quotidiano, ci sono parecchie cose da dire. Alcune ottime. Alcune meno. Ma di questo parlo tra poco.
Il contesto è importante: siamo nel 2026 e il Wi-Fi 7 è passato dalla fase "prodotto per early adopter" a quella di "proposta concreta per chi vuole rinnovare la rete". I prezzi si stanno normalizzando, i dispositivi compatibili stanno aumentando (lentamente, certo), e l'offerta di sistemi mesh con lo standard 802.11be si è fatta più articolata. Il kit da tre si inserisce in quella fascia media dove il rapporto tra prestazioni e investimento diventa interessante non è il top di gamma assoluto (quello è il BE85), ma nemmeno un entry level mascherato. E questa, a mio avviso, è spesso la fascia più difficile da azzeccare per un produttore. Il prodotto può essere acquistato direttamente sul sito ufficiale.
Unboxing e prime impressioni
La scatola è grande più di quanto mi aspettassi per tre dispositivi che alla fine sono abbastanza compatti. TP-Link non ha lesinato sul packaging: ogni unità è avvolta individualmente in un tessuto protettivo morbido, e c'è quella sensazione di prodotto curato che, devo dire, non è scontata in questa fascia di prezzo. All'interno trovi le tre unità del sistema mesh, tre alimentatori con cavo sufficientemente lungo (circa un metro e mezzo, che non è moltissimo ma ci si arrangia), un cavo Ethernet Cat 5e solo uno, e per un sistema da tre pezzi lo trovo un po' tirchio e la guida rapida con il QR code per l'app.
La prima cosa che noti appena li tiri fuori è la sobrietà . Niente LED aggressivi, niente antenne che sporgono, niente design da astronave. Sono cilindri bianchi opachi, puliti, che potrebbero tranquillamente passare per un diffusore d'ambiente o un piccolo speaker. Il LED è posizionato nella parte bassa e proietta la luce verso il basso, sul piano d'appoggio un tocco elegante che di notte non dà fastidio. Blu durante il setup, verde-giallino a regime, rosso se qualcosa non va.
Ecco, la dotazione di un solo cavo Ethernet mi ha fatto storcere il naso. Se vuoi fare backhaul cablato e credimi, conviene ti tocca procurarteli da solo. Per un kit da quasi 550 euro, mica male come svista.
Design e costruzione
Li ho tenuti in mano un po' prima di piazzarli. Ogni unità misura 107,5 × 107,5 × 176 mm e pesa circa 508 grammi: compatti ma con una certa presenza. La plastica è di buona qualità , liscia al tatto, con una finitura opaca che non trattiene le impronte dettaglio che apprezzo perché sappiamo tutti come finiscono certi gadget neri lucidi dopo una settimana.
La parte superiore ha un anello circolare con micro-fori di ventilazione, discreto e funzionale. Sotto, altre aperture per il passaggio dell'aria, il tasto reset a scomparsa e l'etichetta con i dati di rete e il QR code per la configurazione. Il design è volutamente anonimo e lo dico come complimento. Li ho messi uno in salotto accanto ai libri, uno nello studio sulla mensola e il terzo al piano di sopra vicino alla TV, e nessuno dei miei ospiti li ha notati. Per un dispositivo di rete domestica, l'invisibilità è un pregio.
Sul retro di ciascuna unità trovi quattro porte Ethernet da 2,5 Gbps (tutte WAN/LAN con auto-sensing, e questa è una vera chicca) più una porta USB 3.0. Quattro porte a 2,5 Giga su ogni nodo, non solo sul principale: è un dettaglio che fa la differenza rispetto alla concorrenza, dove spesso trovi una sola porta veloce sul router principale e il resto a Gigabit. Qui puoi collegare NAS, smart TV, console e PC fisso senza compromessi, distribuiti su tutti e tre i nodi.
La ventilazione funziona bene il secondo giorno ho controllato la temperatura dopo sei ore di utilizzo intenso e le unità erano tiepide, niente di preoccupante. Nessuna ventola attiva, ovviamente, quindi silenzio totale. Ho provato ad avvicinare l'orecchio durante un trasferimento pesante: niente, zero rumore. Per chi tiene questi dispositivi in camera da letto o nello studio, è un dettaglio non trascurabile. Alcuni router da gaming, per dire, hanno ventole che in piena notte si sentono eccome.
Specifiche tecniche
Specifica
Valore
Standard Wi-Fi
Wi-Fi 7 (IEEE 802.11be)
Bande
Tri-band: 2,4 GHz + 5 GHz + 6 GHz
Velocità combinata
9.214 Mbps (5.760 + 2.880 + 574 Mbps)
Processore
Qualcomm Quad-Core ARM Cortex-A73
RAM
1 GB
Storage
128 MB Flash
Porte Ethernet
4× 2,5 Gbps per unità (WAN/LAN auto-sensing)
Porta USB
1× USB 3.0 per unitÃ
Modulazione
4K-QAM
Larghezza canale
Fino a 320 MHz
MLO
Sì (Multi-Link Operation)
MU-MIMO
Sì
Beamforming
Sì
Antenne
4 interne per unitÃ
Sicurezza
WPA, WPA2, WPA3
Protocolli roaming
IEEE 802.11k/v/r
Dispositivi supportati
Fino a 200
Copertura (3-pack)
Fino a 725 m²
Backhaul
Wireless + Cablato simultaneo
CompatibilitÃ
Tutti i dispositivi Deco, Alexa, Google Assistant
Dimensioni (per unità )
107,5 × 107,5 × 176 mm
Peso (per unità )
~508 g
Parental control
HomeShield (Base gratuito, Pro a pagamento)
Hardware
Sotto la scocca bianca lavora la piattaforma Qualcomm, con un SoC quad-core ARM Cortex-A73 affiancato da 1 GB di RAM e 128 MB di flash. Non è il chipset top di gamma che trovi nei Deco BE85, ma è un processore serio parliamo di potenza più che doppia rispetto ai mesh Wi-Fi 6 della generazione precedente come il Deco X95. E la cosa si sente.
Tre radio separate gestiscono le tre bande: la 6 GHz spinge fino a 5.760 Mbps teorici, la 5 GHz arriva a 2.880 Mbps, e la 2,4 GHz copre i 574 Mbps per i dispositivi IoT più lenti. La larghezza di canale a 320 MHz sulla banda 6 GHz è una delle novità del Wi-Fi 7 che conta davvero, perché raddoppia la banda disponibile rispetto ai 160 MHz del Wi-Fi 6E. E poi c'è il 4K-QAM, che sulla carta migliora l'efficienza del 20% rispetto al 1024-QAM delle generazioni precedenti nella pratica, qualcosa si nota soprattutto a distanze ravvicinate.
Ma il pezzo forte, quello che cambia le regole del gioco, è la Multi-Link Operation. L'MLO permette ai dispositivi compatibili di connettersi simultaneamente su più bande tipo 5 GHz e 6 GHz insieme per aggregare throughput e ridurre la latenza. Sulla carta è fantastico. Nella realtà ? Ci arrivo.
Un appunto sulla dissipazione: niente raffreddamento attivo, solo passivo attraverso le aperture di ventilazione. Dopo stress test prolungati trasferimenti file pesanti, streaming simultanei su più dispositivi, download massivi le unità restano tiepide. Nessun throttling percepibile, nessun riavvio spontaneo in tre settimane. Bene.
App Deco e software
La configurazione iniziale è stata lo dico senza ironia una delle più fluide che abbia mai sperimentato con un dispositivo di rete. Scarichi l'app Deco, crei un account TP-Link (obbligatorio, e su questo torno tra un secondo), scansioni il QR code sulla base del primo nodo, colleghi il cavo Ethernet al modem e segui tre passaggi guidati. In meno di dieci minuti avevo il primo nodo operativo. Aggiungere il secondo e il terzo è stato ancora più veloce: l'app li ha trovati quasi istantaneamente.
Ecco, però. L'account TP-Link obbligatorio. Capisco le ragioni gestione da remoto, HomeShield, sincronizzazione ma il fatto che non si possa configurare il sistema senza creare un account cloud mi lascia perplesso. Per un dispositivo che gestisce tutta la rete di casa tua, un'opzione locale sarebbe stata gradita. Sarò un po' paranoico, ma chi lavora nel tech sa che ogni account in più è una superficie d'attacco in più.
L'interfaccia dell'app è pulita e ben organizzata. Dalla schermata principale vedi subito quanti dispositivi sono connessi, lo stato di ogni nodo e puoi lanciare uno speed test integrato (basato su Ookla). Le impostazioni wireless meritano una nota: le bande 2,4 GHz e 5 GHz condividono un unico SSID e non puoi separarle. Puoi spegnerne una, sì, ma avere due SSID distinti no. La banda 6 GHz, invece, ha il suo SSID dedicato. Strano? Un po'. Ma per l'utente medio, lo steering automatico tra le bande funziona abbastanza bene da non renderlo un problema reale.
La cosa che mi ha dato più fastidio, a dirla tutta, è l'interfaccia web. Esiste, sì ci arrivi dopo la configurazione iniziale da app ma è talmente scarna che tanto valeva non metterla. Due schede: mappa della rete e impostazioni avanzate, dove "avanzate" significa firmware, data/ora e riavvio. Fine. Se vuoi fare qualsiasi cosa di serio, devi passare dall'app. Per chi viene dal mondo dei router con interfacce web complete, tipo Asus o i vecchi TP-Link Archer, è un adattamento non banale.
HomeShield, il sistema di sicurezza integrato, nella versione base gratuita offre scansione della rete, parental control con filtri per categorie di contenuti e profili personalizzati per ogni membro della famiglia. Funziona. L'ho testato bloccando diverse categorie e i filtri erano abbastanza precisi il sito di poker che ho usato come test è stato bloccato correttamente, mentre quello di ricette (che il filtro avrebbe potuto confondere con qualcos'altro per via degli URL simili) passava senza problemi. La versione Pro (a pagamento mensile) aggiunge SafeSearch forzato, limitazioni orarie, blocco app specifiche e report dettagliati. Non l'ho sottoscritta il piano base per le mie esigenze è sufficiente quindi su quelle funzioni aggiuntive mi devo fidare di TP-Link.
C'è un aspetto dell'app che apprezzo particolarmente e che spesso viene trascurato: la gestione da remoto. Siccome il sistema è legato al tuo account TP-Link, puoi gestire la rete anche quando sei fuori casa, dal telefono. Sembra una banalità , ma quel mercoledì sera che ero fuori per cena e mio fratello mi ha chiamato dicendo "non va internet", ho potuto fare un check dallo smartphone, verificare che i tre nodi erano tutti online e suggerirgli di riavviare il modem del provider che era effettivamente il colpevole. Senza questa funzione, sarei dovuto tornare a casa.
Test sul campo
E qui viene il bello. Ho installato il sistema nel mio appartamento: circa 120 m² su due livelli, muri portanti in tufo (non il cartongesso americano che i produttori usano nei test, sia chiaro), un piano terra con soggiorno e cucina e un primo piano con studio e camera da letto. Il nodo principale l'ho collegato al modem fibra nell'ingresso, il secondo l'ho posizionato in salotto a circa 8 metri dal primo con un muro in mezzo, il terzo al piano di sopra nello studio.
Connessione fibra da 1 Gbps simmetrica. Circa 35 dispositivi in rete tra fissi e saltuari PC desktop, due portatili, tablet, smartphone, smart TV, due telecamere IP, luci smart, presa smart, il robot lavapavimenti e varie amenità IoT.
La prima sera ho fatto le cose per bene: iPerf3 dal PC fisso (connesso via Ethernet al nodo principale) verso il portatile con scheda Wi-Fi 7 in diversi punti della casa. Nella stessa stanza del nodo, con la 6 GHz, ho toccato i 2.300 Mbps praticamente il massimo consentito dalla porta Ethernet a 2,5 Gbps. Impressionante. A sei-sette metri, una stanza più in là , scendevo intorno ai 1.500-1.600 Mbps. Al piano di sopra, con pavimento e un muro in mezzo, mi sono stabilizzato sui 700-900 Mbps sulla 6 GHz. Con il vecchio router ero fortunato se arrivavo a 200 lassù.
E lo speed test sull'iPhone? Sul serio, vicino al nodo segnava oltre 900 Mbps in download. Cioè, praticamente saturavo il Gigabit della fibra via Wi-Fi. Questo con un iPhone che supporta Wi-Fi 6E ma non ancora il 7 completo con un client Wi-Fi 7 pieno, i numeri sarebbero ancora migliori.
Il test che mi premeva di più, però, era quello di utilizzo reale. Il quinto giorno ho fatto la prova del fuoco: videochiamata Zoom dallo studio al piano di sopra, smart TV in salotto con Netflix in 4K, portatile in cucina che scaricava un aggiornamento di sistema da 6 GB, e nel frattempo ho lanciato un backup del NAS verso il disco USB collegato al nodo principale. Zero singhiozzi sulla videochiamata. Zero buffering su Netflix. Il download andava alla velocità massima della linea. E il backup via USB procedeva a oltre 150 MB/s.
Una sera, per curiosità , ho provato a fare gaming online dal PC al piano di sopra, collegato via Ethernet al terzo nodo. La latenza era stabile sotto i 15 ms verso il server di gioco, senza i picchi che avevo con il vecchio setup. Il backhaul wireless tra i nodi funzionava egregiamente e qui devo ammettere che il backhaul combinato wireless+cablato, dove possibile, fa la differenza vera. Tra il nodo principale e quello del salotto ho tirato un cavo Ethernet, e il sistema li usa entrambi contemporaneamente per aumentare la banda disponibile. Una figata.
Quello che non ho potuto testare in modo rigoroso è il comportamento con più di 50 dispositivi simultanei attivi. I miei 35 non hanno mai creato problemi, ma TP-Link dichiara fino a 200 e servirebbe un ambiente ben diverso dal mio per verificarlo.
C'è un altro test che ho voluto fare, un po' meno tecnico ma secondo me molto indicativo. Ho preso il portatile e mi sono messo in giardino fuori dalla porta-finestra del salotto, a circa 5-6 metri dal secondo nodo, con un muro e un vetro in mezzo. La 6 GHz era sparita (prevedibile), la 5 GHz dava ancora circa 350 Mbps, e la 2,4 GHz arrivava a 90-100 Mbps. Abbastanza per lavorare, fare una chiamata o guardare un video in streaming. Non è una copertura outdoor seria per quello servono soluzioni dedicate come il Deco BE65-Outdoor ma per un uso occasionale in terrazza ci siamo.
Un dettaglio che ho notato durante i test: il band steering, ovvero lo spostamento automatico dei dispositivi tra le bande, è generalmente reattivo e intelligente. Però ho riscontrato un paio di casi in cui un vecchio tablet Wi-Fi 5 rimaneva agganciato alla 5 GHz di un nodo lontano invece di spostarsi sulla 2,4 GHz del nodo più vicino. Un riavvio del dispositivo risolveva, ma non è il comportamento ideale. Succede raramente, e con dispositivi recenti non l'ho mai visto accadere. Probabilmente è un limite dei client più vecchi che non supportano bene i protocolli di fast roaming.
Per i curiosi dei numeri: ho fatto anche un test di trasferimento file locale, da PC a PC attraverso la rete mesh. Un file da 10 GB copiato dal desktop cablato al portatile connesso via Wi-Fi 7 al secondo nodo ha impiegato circa 55 secondi con backhaul wireless, e circa 40 secondi con backhaul combinato wireless+cablato. Numeri che qualche anno fa sarebbero stati impensabili per una rete wireless domestica.
Approfondimenti
Copertura e penetrazione dei muri
La copertura è probabilmente il parametro che più conta per chi compra un sistema mesh, e qui il kit da tre pezzi se la cava bene. Nei miei 120 m² su due livelli, con muri in tufo (che sono un incubo per le onde radio), non ho trovato zone morte. Il giardino esterno, con la porta-finestra del salotto aperta, riceve ancora segnale sufficiente per navigare e leggere le mail non per scaricare a mille, chiaro, ma funzionale.
La banda 2,4 GHz, da brava veterana, penetra i muri meglio delle altre e arriva dappertutto anche in cantina, dove le bande più alte fanno fatica. Per i dispositivi IoT che non hanno bisogno di velocità ma di stabilità , è perfetta. La 5 GHz copre bene l'ambiente domestico standard, con un calo fisiologico oltre i due muri. La 6 GHz è la più veloce ma la più sensibile agli ostacoli: già un muro portante la taglia parecchio. Ma di questo si occupa il mesh il dispositivo si sposta automaticamente tra i nodi e le bande senza che tu te ne accorga.
Roaming tra i nodi
Qui devo fare un applauso. Il roaming tra un nodo e l'altro è praticamente impercettibile. Ho fatto il test classico: videochiamata attiva, cammino dal salotto allo studio passando per le scale. Nessun freeze, nessun micro-taglio audio, nessuna riconnessione visibile. Il supporto IEEE 802.11k/v/r fa il suo lavoro, e l'algoritmo di steering di TP-Link è maturo anni di iterazioni sulla linea Deco si vedono.
Ma c'è un "ma". Se forzi la connessione sulla sola 6 GHz e ti sposti in una zona dove quella banda è debole, il passaggio non è altrettanto rapido. Con il band steering automatico attivo, però, non succede quasi mai il sistema ti abbassa prima sulla 5 GHz e poi ti sposta sul nodo migliore. Insomma, lasciate fare a lui.
Multi-Link Operation aspettative vs realtÃ
L'MLO è la feature più pubblicizzata del Wi-Fi 7, e a ragione. L'idea è geniale: collegare un dispositivo a due bande contemporaneamente per sommare la velocità e ridurre la latenza. In teoria, con MLO attivo e connessione simultanea su 5 GHz e 6 GHz, un client compatibile potrebbe spingere oltre i 8 Gbps aggregati.
In pratica e qui devo essere onesto nel mio scenario d'uso l'impatto è stato meno eclatante di quanto speravo. Il motivo? Pochi dispositivi supportano davvero l'MLO oggi, nella primavera del 2026. Il mio portatile con scheda Wi-Fi 7 lo supporta e ho notato una latenza più bassa nei test iPerf3, ma nella vita quotidiana la differenza rispetto alla connessione sulla sola 6 GHz è sottile. Magari tra un anno, con più dispositivi compatibili, il discorso cambia. Oggi è più una promessa per il futuro che un vantaggio immediato tangibile.
Le quattro porte a 2,5 Gbps e la porta USB
Quattro porte a 2,5 Gbps su ogni nodo. Lo ripeto perché conta: molti competitor ne mettono una, forse due sul nodo principale. Qui ne hai quattro su ciascuna unità , tutte con auto-sensing WAN/LAN. Questo significa che puoi usare qualsiasi porta come WAN per il collegamento al modem, e le altre come LAN per i dispositivi cablati. Una flessibilità che nel quotidiano è utilissima.
E poi c'è la USB 3.0. Ho collegato un SSD esterno da 1 TB al nodo principale e l'ho condiviso in rete via Samba. Velocità ? Oltre 150 MB/s in lettura e circa 120 in scrittura. Non sostituisce un NAS, chiaro, ma per un backup rapido o per condividere file in casa è più che sufficiente. Supporta anche Time Machine per chi usa Mac dettaglio che in casa mia è stato parecchio apprezzato.
Consumo energetico e temperatura
Mah, su questo punto devo ammettere che non ho fatto misurazioni strumentali precise mi mancava un wattmetro dedicato durante il test. A sensazione, ciascuna unità non scalda e non ha ventole, il che suggerisce consumi contenuti. TP-Link non dichiara esplicitamente il wattaggio (cosa che trovo fastidiosa), ma da dati di terze parti stiamo parlando di circa 12-15 watt per unità sotto carico. Moltiplicato per tre, fa 36-45 watt totali meno di una lampadina vecchio stile.
Le unità restano tiepide al tatto anche dopo ore di utilizzo intenso. Nessun punto caldo evidente, nessun rallentamento termico percepibile. Bene.
Sicurezza e HomeShield
WPA3 supportato, firewall SPI integrato, e poi c'è HomeShield. La versione base è gratuita e include protezione della rete, scansione vulnerabilità e parental control con filtri per categorie. Funziona? Sì, ragionevolmente bene.
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