Covenant "Nexus Polaris"
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Covenant "Nexus Polaris"

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Arcturus
1996
Mystic Art #1
1000 Yıllık Viking Kılıcı
ARCTURUS "Whence & Whither Goest The Wind" (Album: Aspera Hiems Symfonia, 1996)
Covenant - Nexus Polaris
1998
Novum Vox Mortis #2

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Ricordo perfettamente quando uscì The Sham Mirrors. Era il 2002 e io stavo passando l’estate nello studio di architettura e mentre tiravo linee col CAD mi ascoltavo a ripetizione questo album e The Cold White Light dei Sentenced. La sera andavo in giro per le sagre col motorino cercando metallari e metallare in giro con cui parlare e da cui farmi notare. Probabilmente nel momento in cui li incontravo gli parlavo di Burzum, Gorgoroth, Immortal, Dissection…tutto tranne forse i due album sopracitati che in realtà stavano scavando, quotidianamente la colonna sonora di quella mia estate. The Sham Mirrors è un punto di non-ritorno degli Arcturus, fino ad allora band mitologica che rispecchiava più un’entità piuttosto che una vera band visto che tutti i membri stavano con altrettante rispettive band. La Masquerade Infernale per noi metallari era visto come uno dei dischi più strani e irripetibili della scena norvegese e sinceramente nessuno avrebbe scommesso di sentire Garm cantare su un tappeto metal, anche se davvero stravagante.
The Sham Mirrors è forse pure meglio de La Masquerade perché è più concreto, ha dei brani che hanno una metrica godibile e fruibile. The Sham Mirrors è il parossismo di ogni componente sul proprio strumento; è forse l’unico album dove la schizofrenia (per me intollerabile) di Hellhammer ha davvero uno scopo. "Kinetik" ci mostra subito una band che spinge sul progressive rock ma anche sugli assoli heavy metal e anche sulla componente elettronica e di campionamenti. Anche Garm dà davvero del suo meglio con la voce e durante tutta la durata dell’album si ha questa sensazione di una crociera nello spazio, nella moltitudine dei suoi colori e sensazioni. Sì lo so, è anche colpa dell’iconografia che la band ha creato su sé stessa, sui loro artwork eccetera ma quando si sentono quei synth in stile Tears For Fears in "Nightmare Heaven" è impossibile non pensare ad un lento e immaginifico viaggio interspaziale. Sentite questo brano dove va arrivare al minuto 4:30, dopo che chitarra, pianoforte e voce fanno a gara a chi va più in alto sempre solleticando l’ingresso nel kitsch ma senza mai oltrepassarlo. C'è un altro grandissimo precedente nella storia della musica: Angel Dust dei Faith No More, soprattutto "Land of Sunshine" nell'attacco di questo brano in oggetto. È quella la potenza di questi due dischi: che sono divertenti ma senza essere buffi, che sono tragicomici ma senza mai abbandonarsi completamente e separatamente alle due accezioni della parola. Angel Dust e The Sham Mirrors viaggiano sugli stessi binari solo che Mike Patton si affaccia ogni tanto alle stazioni rap mentre Hellhammer a quelle metal... perché è proprio la batteria ad essere l'interlocutrice principale col mondo metal estremo. "Ad Absurdum", come dice il titolo, rispecchia le tonalità più fuori controllo e grottesche del genio di Garm mentre i colpi di Hellhammer non sono mai pari né quadrati; tutto il songwriting a volte sembra saltare sulla puntina del disco; ci sono degli attimi nei quali il glitch sembra far saltare il CD o sembra che tagli delle frazioni di canzoni. Altra cosa che stordisce dell’album è che quando c’è un forte passaggio da un’emozione all’altra (dal collasso alla tranquillità, dall’andamento ondeggiato a quello rettilineo) questo non avviene nettamente fra un brano e l’altro ma all’interno di ogni brano. Vedasi la parte centrale di "Nightmare Heaven" che vede da un lato delle chitarre che sembrano esplodere in sala di registrazione e dall’altra synth e voce che richiamano quasi una colonna sonora di Tim Burton. "Collapse Generator" è il brano dove Hellhammer spinge di più sulle pelli come non mai, nemmeno nei Mayhem. Ma è un brano che mantiene il suo dramma apocalittico anche se non avesse la batteria, e questo perché Sverd è un genio che tira fuori musica sacra e barocca che a metà strada diventa una colonna sonora, come se ci volesse mostrare la Città del Natale. Per non parlare della performance di Garm che gareggia davvero con quella di ICS Vortex. "Star-Crossed" emette dei giochi giullareschi e circensi dove il registro di Garm passa continuamente fra il cantato e il parlato, come se volesse amplificare quello che era già stato fatto in Themes from William Blake. In realtà lungo tutto l'album più volte si sentiranno le massicce influenze dei Faith No More, quelli soprattutto di Angel Dust e Garm più volte ricalcherà le orme del collega Mike Patton.
Il Trickster che sta dietro la produzione (che può identificarsi nella figura di Tore Ywlizaker degli Ulver, ma anche dall’aiuto di Garm e dello stesso Knut Magne Valle) è come se si divertisse a girare una manovella con la quale cambia il settaggio a tutti i suoni che escono: passando dal Soundtrack-piano al progressive-metal all’elettronica iper-satura. Questa è la sensazione che appare scorrendo le tracce di questo album; è come se qualcuno si divertisse dall’alto a velocizzare i brani, a pitcharli per alterare la voce fino a farla urlare in "Radical Cut" (in realtà è Ihsahn che fa una comparsata come ospite). Gli Arcturus hanno creato un maestro mascherato che diverte con le macchine, coi suoni e coi mixer come un bambino; modifica e altera, giocando e camuffando i vary layer sonori. A volte abbassa la leva delle tastiere, a volte alza gli overdrive delle chitarre; a volte imposta i suoni sul lato elettronico, altre enfatizza la batteria. "For to End yet Again" e l’ultima suite di puro stampo carnevalesco e costu-mistico, dove la band si confronta col suo lato più prog e schizofrenico. Archi, trombe e fiati, voci narranti e urla pazzesche si danno il cambio con i synth e le chitarre in un continuo gioco di fusioni e interscambi senza soluzione di continuità. La cosa più importante e mastodontica è che gli Arcturus hanno creato il famoso “Trickster”, il master of puppets, il manovratore extra-diagetico. The Sham Mirrors non è solo la messa in musica di musicisti straordinari e spinti all’eccesso nella loro follia ma è anche – e soprattutto – la decisione collettiva di creare un’entità dietro al mixer, alla postproduzione che sia in grado di modificare digitalmente, elettronicamente tutte quelle sfumature che ora escono sobbalzando, graffiando, disturbando, accelerando, alterando anche per pochi secondi ogni strumento. Il Trickster è lo stesso musicista invisibile di cui parlava Brian Eno; è colui che sceglie i suoni che tutti quanti ascolteranno e in The Sham Mirrors il Trickster è andato alla velocità della luce tenendo testa ad ogni musicista dentro quella stanza. Forse superandoli anche…
Appell til Forfedrene! ✊ #nord #sverd #tuloma #kolapeninsula #murmashi #viking #natt #snø #lapland (at Murmashi, Murmanskaya Oblast', Russia) https://www.instagram.com/p/CFAoGZ6pXqD/?igshid=11tyt00zfn26l
Sverd i fjell De minnes det historiske slaget ved Hafrsfjord. Det største sverdet representerer den seirende Harald, og de to mindre sverdene...
Sverd i fjellDe minnes det historiske slaget ved Hafrsfjord.Det største sverdet representerer den seirende Harald, og de to mindre sverdene representerer de beseirede småkonger.Monumentet representerer fred, siden sverdene er plantet i solid stein, slik at de aldri blir fjernet.Så strålende!musikk: www.bensound.com
Mer finnes på www.dronestavanger.no