Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?
... ho un libro davanti il cui titolo è emblematico e forse l'ho acquistato proprio per questo, anche se è di una delle mie scrittrici preferite: Troppa importanza all'amore di Valeria Parrella.
La prima di copertina dice: "Troppa importanza all'amore rivela qualcosa su ciò che ciascuno crede di conoscere meglio di chiunque altro: la propria vita".
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Perché io mi pongo domande, forse anche troppo, mi disturbo la vita da solo e spesso penso di sapermi dare anche delle risposte … e invece puntualmente mi incaglio su situazioni che non capisco o che non voglio capire, mi "meraviglio" e mi domando "perché?" (quando il più delle volte la risposta è sotto al naso e non la voglio vedere o sentire) una delle domande principi di questi mesi è proprio: "Do troppa importanza all'amore?".
Ho trasformato l'amore, riempendomi bocca e cervello di belle parole e frasi ad effetto, in un feticcio? In qualcosa di più importante di quel che realmente è? Condizionando la mia vita e quelli a cui lo rivolgo, spesso come un arma (vedi? Io sono quello che ti ama… tu non mi vedi… tu non ti prendi cura di me) quasi in forme ricattatorie (infantili?)?
L'amore è davvero così importante per me?
O è solo un rifugio mentale dove nascondersi per fare voli pindarici e volere attenzione dagli altri?
Eppure io soffro per amore, mi struggo… sento che è il mio pensiero costante quando non vivo la mia vita affettiva in modo pieno (anche se, quando poi mi ritrovo in questi provvisori "stati di grazia", il mio essere espansivo verso l'altro o diventa soffocante - accusato di essere pesante - oppure si chiude a riccio, si intimidisce quasi trasmettendo all'altro la sensazione di indifferenza che indifferenza invece non è).
Allora è vero che non do nulla o poco? Sbaglio le modalità? Agisco su un livello che non è quello giusto? Penso di fare, di far sentire la mia presenza, il mio calore, il mio essere affettuoso ed espansivo (e giuro che davvero faccio tanto o almeno, a questo punto, credo di far tanto) ma non è la cosa giusta? Devo dare altro? Devo fare altro? O semplicemente non siamo sulla stessa lunghezza d'onda? O vogliamo cose diverse? O non siamo fatti, come crediamo, l'uno per l'altro? O molto più terra terra siamo talmente concentrati su noi stessi, piegati sui nostri "dolori" ed affanni, posizionati al centro di un universo che è solo il nostro e di nessun altro (finendo con l'escludere le persone che diciamo di amare invece di farle entrare nel nostro mondo e condividere -condividere… ecco un'altra bella parola con cui ci si riempie facilmente la bocca) che tutto quel che ci viene dato, poco o grande che sia, non è mai abbastanza, mai sufficiente… perché siamo solo noi a "soffrire", siamo solo noi che non veniamo capiti, siamo solo noi che non veniamo "visti" dagli altri.
La cosa bella che scopri, però, che tutti più o meno vogliono la stessa cosa, anche se poi l'età affievolisce il pensiero e il desiderio. Io voglio attenzioni da chi è con me che sento non mi arrivano… e che non sono arrivate nei momenti cruciali della mia vita, quando sei più debole ed effettivamente hai bisogno di una spalla su cui appoggiarti e piangere.
E quando parli con qualcun altro, gratta gratta, scopri che anche lui si sente solo, che gli manca qualcosa, che la sua vita è vuota, che la sfera affettiva non è piena, anche se poi superata una soglia d'età subentra la stanchezza, la routine e ci si autoconvince che il tempo è passato, che è tutta una sciocchezza e che si dà troppa importanza all'amore, quando in fondo, e ne sono convinto, non è così e che il rimpianto per una vita piena se lo portano dietro un po’ tutti (anche se il mondo si sta riempiendo di persone inaffettive, tutte ripiegate e concentrate su se stesse).
Allora alla fin fine la ricerca dell'amore è una cosa essenziale o è qualcosa a cui aspiriamo perché tendenzialmente le nostre vite vengono svuotate dalla routine e dalla stanchezza di tutti i giorni?
E a voler citare il titolo di un altro racconto (di Carver) a me carissimo: "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?"… lo so veramente di cosa parlo quando parlo d'amore? Lo sappiamo davvero un po' tutti? È una condizione? Uno stato d'animo? O una semplice invenzione letteraria? O il feticcio anti paure di cui ti parlavo prima?
Domande su domande e sempre domande e certamente non finiscono qua