Riflettevo con @alecattelan e la @fo5ca: il tiro è alto.
Dai dubbi piccoli e grandi [“Mio figlio ha 2 mesi e vuole stare solo in braccio, è normale? (SÌ!) “Mia figlia ha preso un brutto voto a scuola e le ho vietato di andare al compleanno della sua migliore amica, ho fatto bene?” (NO!)] siamo passati a camei ricchi di ombreggiature.
Il momento ha slatentizzato una crisi che gli adulti attraversavano già da tempo.
Non è stato il Covid-19. Il re era già ignudo, il Coronavirus l’ha “solo” portato nelle nostre case e i più, ovviamente, non hanno più potuto ignorare le sue chiappe sul divano.
È così che si sono delineati quadri in cui gli adulti sentono di non sapere che pesci pigliare, i figli non danno mai loro retta, le famiglie implodono, si resta al palo, si diventa violenti, non si sa cosa fare, si ignorano i sintomi. E intanto, quei figli crescono. E non va meglio. Nemmeno noi, stiamo meglio.
A quel punto succede una cosa sdrucciolevole: si chiede un consiglio, la ricetta del Come fare.
Puntualmente, non funziona.
Ci si racconta allora di averci provato, ma non è servito a niente.
Lì, ci si è condannati all’Ormai: Ora e Mai.
Ora sono in difficoltà, ma Mai passerà.
Solo, le cose difficili non possono essere risolte in modo facile.
Vi auguro di trovare sotto l’Albero il coraggio e la salute per chiedere aiuto, perché se vostro figlio di 8 anni ha sviluppato una dipendenza da videogames o vostra figlia di 15 ha smesso di mangiare, non basterà una “dritta”. Se avete smesso di guidare perché soffrite di attacchi di panico o non sapete più come relazionarvi con vostro padre depresso da sempre, non si potrà risolvere grazie ad una lettura motivante.
Trattate bene le vostre storie.
Trattate bene chi vi ama, non solo chi amate.
Io continuerò a farlo nel mio piccolo, meglio che posso, offrendovi il mio paio di occhiali, con le lenti anti appannamento, la pezzuola di daino a portata di mano.
Dott.ssa Stefania Andreoli