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Lo Shock Cinese 2.0: Manuale di Sopravvivenza e Rilancio per le Startup Italiane
Il "China Shock" non è più una questione di costi: è una battaglia per la supremazia tecnologica. Tra AI, biotech e green tech, l’Italia deve passare dalla difesa all’attacco, costruendo un ecosistema di innovazione capace di competere.
L'Alba di una Nuova Competizione Globale
Alla fine degli anni '90, l'ascesa della Cina come "fabbrica del mondo" innescò il primo shock economico per l'Occidente, basato sulla manifattura a basso costo (China Shock 1.0). Oggi, il mondo affronta uno "Shock Cinese 2.0": una competizione non più sui costi, ma sulla supremazia in tecnologie strategiche come intelligenza artificiale, biotech e tecnologie verdi. L'Europa, e con essa l'Italia, è stretta tra la strategia industriale cinese e il protezionismo USA. La Cina ha superato gli Stati Uniti nella leadership di decine di tecnologie critiche, trasformando la minaccia in un imperativo ad agire. Per le startup italiane, è necessario un cambio di passo: da una difesa passiva a una strategia di innovazione ambiziosa. Questa nuova realtà sta spingendo l'Europa a superare le sue frammentazioni, con misure un tempo impensabili come l'emissione di debito comune e investimenti strategici per garantire la propria autonomia. L'innovazione non è più una scelta, ma una necessità per la sopravvivenza strategica.
Deconstructing the Models - Lezioni dall'Oriente e dall'Occidente
Per competere, l'Italia deve comprendere le nuove regole del gioco, imparando dal "modello Hefei" senza copiarlo. Questo modello si basa su un capitale paziente a guida statale e una profonda integrazione dell'ecosistema.
Il "Modello Hefei": Lezioni dalla Cina
La trasformazione di Hefei in una potenza high-tech (veicoli elettrici, biotech) è un esempio di intervento statale strategico. Il modello si fonda su sostegno governativo a lungo termine, collaborazione tra università e industria e la creazione di intere catene del valore. È l'essenza del "capitale paziente", con investimenti decennali che hanno più che raddoppiato il PIL della città. Tuttavia, questo modello presenta vulnerabilità, come il divario tra ricerca e produzione e la carenza di talenti specializzati. La lezione per l'Italia non è replicare il modello autoritario, ma adottarne la visione strategica: usare il capitale pubblico come catalizzatore per l'innovazione privata, evitando la burocrazia che già affligge il PNRR
La Risposta Italiana - Ambizione e Realtà a Confronto
L'Italia non parte da zero. Strumenti come l'European Chips Act e i fondi del PNRR forniscono capitale e un quadro normativo, mentre il mercato del Venture Capital è in crescita. Tuttavia, l'esecuzione resta una sfida.
Gli Strumenti a Disposizione
L'European Chips Act, con 43 miliardi di euro, mira a raddoppiare la quota di mercato europea dei semiconduttori entro il 2030, supportando ricerca e produzione. È uno scudo difensivo essenziale, anche se rischia di favorire i grandi impianti a scapito delle startup più innovative. Sul fronte interno, il mercato italiano del
Venture Capital è in crescita, con 1,5 miliardi di euro investiti nel 2024, trainato da Deeptech e Life Sciences.
CDP Venture Capital è un attore chiave, con un piano da 8 miliardi di euro per sostenere l'intero ciclo di vita delle startup in settori strategici.
La Spada a Doppio Taglio del PNRR
Il PNRR destina fondi importanti all'innovazione tramite Centri di Ricerca ed Ecosistemi territoriali. L'idea è buona, ma l'accesso per le startup è ostacolato da una
burocrazia lenta (attese di oltre 9 mesi), accesso iniquo e poca chiarezza, rischiando di creare un "ecosistema a due velocità".
La Via da Seguire - Un "Modello Italia" per le Startup Deep Tech
La via da seguire per l'Italia è combinare la visione strategica a lungo termine del "modello Hefei" con il dinamismo del venture capital, usando il capitale pubblico come catalizzatore intelligente.
Il Modello da Seguire: Newcleo e D-Orbit
Il successo di campioni italiani del deep tech come Newcleo (nucleare) e D-Orbit (aerospaziale) mostra la via. Non sono nati da un singolo grant statale, ma da un mix di investimenti pubblici e privati, dove il capitale di rischio pubblico (CDP, BEI) ha agito da "volano", attirando capitali privati e internazionali. Questo è il modello da scalare.
Raccomandazioni per un "Modello Italia"
Per creare un "Hefei" italiano servono azioni mirate:
Potenziare CDP Venture Capital come integratore di sistema tra università, ricerca e startup, accelerando il suo piano strategico.
Riformare gli appalti pubblici per favorire l'acquisto di innovazione da startup, fornendo loro un primo cliente cruciale.
Creare "corsie veloci" per i fondi PNRR, superando la burocrazia che oggi frena le startup.
Lanciare un programma aggressivo per attrarre talenti internazionali, superando una delle principali debolezze del sistema.
Dal De-Risking alla Definizione del Futuro
L'era della difesa passiva contro la Cina è finita. L'unica strategia è costruire un ecosistema di innovazione competitivo. L'Italia ha gli ingredienti: ricerca di qualità, venture capital in crescita, fondi (PNRR) e un attore strategico (CDP). Il problema non sono le risorse, ma la lentezza e la mancanza di una visione comune. Imparando dall'ambizione cinese e dal dinamismo americano, e potenziando le startup con partenariati pubblico-privati intelligenti, l'Italia può diventare protagonista del proprio futuro tecnologico.
La sfida è lanciata: saremo capaci di nutrire i nostri talenti e creare i campioni tecnologici di domani? La risposta dipende dalle scelte che faremo oggi.
Fonti e Approfondimenti
Autor, D., & Hanson, G. (2025, July 15). China is about to shock the U.S. economy again. Morningstar.
Brusuelas, J. (2025, March 24). Europe's way forward in a post-industrial world. RSM US.
CDP Venture Capital. (2024, April 8). CDP Venture Capital's 2024-2028 Business Plan.
European Commission. (2025, June 8). European Chips Act.
Greeven, M. (2025, May 22). Second-string Chinese cities are rewriting the rules of globalization. World Economic Forum.
Growth Capital & Italian Tech Alliance. (2025, February 3). Observatory on Venture Capital in Italy. ScaleupItaly.
Oertel, J., et al. (2025, April). Taking the pulse: In light of Trump's tariffs, should Europe get closer to China? Carnegie Endowment for International Peace.
Dalla cultura all’impresa: l’innovazione nasce nei luoghi della conoscenza
🌍 L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il mondo, ma i veri cambiamenti iniziano altrove: nella testa delle persone. Non basta adottare nuovi strumenti: serve ripensare il modo in cui lavoriamo, collaboriamo, apprendiamo. È qui che entra in gioco la cultura organizzativa, oggi più che mai una leva strategica.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale guida la trasformazione di ogni settore produttivo, la vera sfida non è solo tecnologica, ma culturale. Lo dimostra un piccolo libro che sta guadagnando attenzione tra manager e innovatori: Organizational Culture Design di Serena Leonardi, Martina Rossi ed Eleonora Valè (Guerini Next, 2025). Le autrici mostrano come la cultura aziendale, spesso invisibile, possa essere progettata e modellata con gli strumenti del design thinking e del service design, fino a diventare una leva strategica nei momenti di incertezza. Non si tratta solo di cambiare tecnologie, ma di cambiare mentalità.
L’innovazione, infatti, non è mai neutra. È una forma di conoscenza incarnata, che vive nei luoghi dove si produce sapere, dove si costruiscono relazioni e dove si forma il capitale umano. Non sorprende allora che, in Italia, la regione che più investe in conoscenza – la Lombardia – sia anche la prima per numero di startup innovative, brevetti e occupati nel manifatturiero high-tech. Ma la recente indagine di Assolombarda (Il Sole 24 Ore, 30 maggio 2025) lancia un allarme: gli investimenti in R&S crescono troppo lentamente, e il capitale umano qualificato è ancora scarso. I giovani laureati lombardi rappresentano solo il 35% della fascia 25-34 anni, contro il 55% in regioni come Cataluña e Auvergne-Rhône-Alpes.
Il problema non è solo lombardo. È sistemico. In Italia, la spesa in R&S è ferma all’1,45% del PIL, contro una media UE del 2,3%. Solo l’8% delle imprese utilizza realmente l’intelligenza artificiale, e il 50% degli italiani non ha competenze digitali di base (Il Foglio, 27 maggio 2025). A questi dati si somma l’emorragia di cervelli: 21.000 laureati emigrati nel 2023. L’Italia è un paese dove si produce talento, ma non si riesce a trattenerlo.
Eppure, non mancano segnali di fermento. Dall’agritech al biotech, dall’industria spaziale alla longevity economy, l’ecosistema dell’innovazione si muove. CDP Venture Capital investirà 500 milioni di euro entro il 2028 nel biotech italiano; l’agricoltura cresce quattro volte più del PIL nazionale, spinta da export e tecnologie 4.0; la startup Takyon sfida Booking nel turismo decentralizzato; Mobbi rivoluziona la ricarica urbana con powerbank condivisi. Ma tutto questo fermento rischia di restare locale e frammentato se non si crea un sistema capace di connettere ricerca, impresa, finanza e formazione.
È qui che entra in gioco l’Europa. Con il nuovo “28° regime” europeo, Bruxelles punta a offrire alle startup un quadro normativo armonizzato, semplificazioni fiscali e accesso facilitato al venture capital. Un’idea ispirata al rapporto Letta, che vuole superare la frammentazione e dare vita a un mercato unico dell’innovazione. Ma per ora è un progetto, non una realtà. Come ammonisce il Financial Times (maggio 2025), senza un’unione dei mercati dei capitali vera e funzionante, anche le migliori startup continueranno a cercare ossigeno in Silicon Valley.
Intanto, altrove si corre. Negli Stati Uniti, OpenAI ha lanciato Stargate, un consorzio da 500 miliardi di dollari per costruire super data center e modelli linguistici su scala nazionale. L’intelligenza artificiale non è più solo tecnologia: è geopolitica. L’Europa ha varato l’AI Act, ma rischia di restare una potenza normativa senza sovranità tecnologica (Il Sole 24 Ore, 29 maggio 2025). E mentre Schmidt, Andreessen e Thiel investono miliardi nella guerra del futuro, creando un complesso militar-industriale-venture, il vecchio continente fatica a finanziare persino le scale-up.
Eppure, anche dall’altra parte del mondo qualcosa si muove. In India, il governo ha lanciato un piano per superare il vecchio modello del “placement” universitario e passare ai “propel’ments”: non trovare lavoro, ma creare innovazione. Il cambiamento non è solo semantico: si tratta di trasformare le università in fucine di startup, collegate ad agricoltura, industria e AI. Una strategia ambiziosa, che prova a compensare il ritardo tecnologico con visione educativa (Outlook India, 1 giugno 2025).
In questo contesto globale, il tema dell’educazione torna al centro. In Italia, però, il divario si allarga. Secondo la Fondazione Agnelli e Rocca, uno studente del Sud ha un livello in matematica pari a due anni di scuola in meno rispetto a un coetaneo del Nord. Oltre il 60% degli studenti in Campania, Calabria e Sicilia non possiede competenze adeguate in italiano (La Stampa, 30 maggio 2025). Serve un nuovo modello educativo, più aperto all’orientamento, alla contaminazione con l’impresa, alla formazione continua.
È in questo spazio – tra scuola, impresa, capitale umano e innovazione – che si gioca il futuro. Le tecnologie evolvono in fretta, ma la capacità di adattamento è culturale. E la cultura, come ci ricorda il libro Organizational Culture Design, si può progettare. Proprio come un’impresa, un campus, un ecosistema. L’innovazione non è solo un risultato: è un processo che ha bisogno di luoghi, regole, visioni e coraggio.
In fondo, il futuro non si prevede. Si costruisce.
Fonti:
Il Sole 24 Ore, 26–30 maggio 2025
Corriere della Sera, 26 maggio 2025
La Stampa, 30 maggio 2025
Il Foglio, 27 e 29 maggio 2025
Outlook India, 1 giugno 2025
The Wall Street Journal, 27 maggio 2025
Le Monde, 31 maggio 2025
QN Economia, 26 maggio 2025
Corriere del Mezzogiorno, 26 maggio 2025
NZZ Pro, 27 maggio 2025
Guerini Next, 2025 – Organizational Culture Design di Leonardi, Rossi e Valè.
Sei pronto a scoprire il mondo del Venture Capital? Unisciti a noi mentre esploriamo il mondo del finanziamento alle startup, svelando cosa sono i VC, come funzionano, come selezionano le startup e come generano profitti. Se sei nuovo del settore, non perdere questo episodio che ti spiegherà come il finanziamento delle statup funziona dalla prospettiva del Venture Capital. Ad accompagnarci in questo viaggio ci sarà Jacopo Drudi di United Ventures, il principale fondo VC italiano. Note: https://www. merita.biz/334 ✳️ LinkTree 🌳 https://linktr.ee/meritabiz

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La storia di rentalout.it
Cos’è RentalOut? Da dove è venuta questa idea innovativa?
“Un giorno decisi di andare in Croazia a visitare i laghi di plitivice, e ho pensato che un drone mi sarebbe stato molto utile per fare delle foto e video mozzafiato. Per questo andai su Google, e fui sorpreso di scoprire che un drone capace di riprese di qualità costava minimo minimo sui 1000 euro. Allora provai a cercare se fosse possibile noleggiarne uno, nella speranza di trovare un’opzione più economica, ma dopo una lunga ricerca rimasi deluso nell’accorgermi che il noleggio non era veramente offerto da nessuna parte. Da qui nacque questa mia vaga idea che in futuro sarebbe diventata rentalout.it grazie all’impegno, consigli, pareri, e collaborazione di amici e familiari.”
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