Venefici, streghe e messe nere in Francia nel 1600
Venefici, stregoneria e messe nere hanno spesso rivestito un ruolo importante nella storia.
Per convalidare la nostra affermazione, riteniamo opportuno riportare uno degli episodi più clamorosi della storia della stregoneria, ovvero quella che coinvolge le amanti di Luigi XIV, re di Francia, e che portò al patibolo una maga chiromante nota come La Voisin.
Per comprendere meglio il caso, è necessario fare un breve passo indietro. In Francia, nella seconda metà del '600, si susseguirono numerosi episodi di avvelenamento e magia nera che coinvolsero una 50ina di sacerdoti accusati di praticare "quello e questa" con intenzione di carattere sessuale. Inoltre, ai preti venne contestata l’accusa di comportamento blasfemo per aver praticato esercizi ecclesiastici in maniera indegna. In sostanza, i detti sacerdoti avrebbero celebrato la messa in modo tutt’altro che ortodosso, usando spesso come altari il corpo nudo di una prostituta. Inoltre, al fine di ottenere i favori dell’altro sesso, avrebbero sacrificato a Lucifero i bambini durante le loro ignobili cerimonie e, per sbarazzarsi di eventuali concorrenti, si sarebbero serviti del veleno quale sicuro mezzo per raggiungere i loro scopi.
Tale fenomeno fu considerato da parte dell’autorità regia talmente diffuso, specie nella zona di Parigi, che nel 1699 Luigi XIV venne costretto a istituire un tribunale speciale: esaminati i casi di così orribili avvenimenti, condannasse i colpevoli utilizzando il massimo rigore e la massima severità. Tale tribunale acquistò in breve tempo una fama notevole, anche se si riuniva in segreto. Esso venne chiamato “La camera ardente” per l’aspetto sinistro della stanza in cui avvenivano le riunioni. Le sentenze di tale tribunale erano definitive ed, inoltre, i giudici disponevano di un corpo di polizia fidato ed addestrato.
A capo del nucleo di uomini che provvedevano ad indagare fu chiamato lo stesso responsabile della polizia di Parigi, uomo indubbiamente adatto al compito sia per la perspicacia che lo distingueva, sia per il carattere freddo, spietato ma onesto. De la Reynie, il responsabile della polizia di Parigi, venne dunque incaricato di svolgere indagini su dei casi di veneficio che si erano verificati con notevole assiduità. Egli mise i suoi agenti alla ricerca dei responsabili. Il suo intuito lo condusse presto sull’accertamento delle attività di dubbia chiarezza svolte da alcuni medici e farmacisti parigini. De la Reynie indagò anche sui rapporti tra questi medici e farmacisti con un gruppo di alchimisti, chiromanti e streghe che trafficavano in fatture, sortilegi, stregonerie di vario genere, quali pozioni afrodisiache per gli amanti più restii, fatture di morte per gli avversari.
Dobbiamo dire che le streghe, nella loro più nota attività di commercio col diavolo, non furono in un primo tempo elementi determinanti nelle indagini di De la Ryenie. Egli, invece, convinto di una indagine criminale al di fuori delle conseguenze religiose, diresse la propria attenzione verso quanti, in una maniera o nell’altra, potessero rispondere di attività illecite o, ancora peggio, di veneficio o di altri delitti.
Il capo della polizia scoprì che numerose donne dell’alta società parigina consultavano indovini, acquistavano forme di sospetto, credevano nella potenza delle fatture dei malefici. Inoltre, esse erano considerate responsabili di aborti e di avere avvelenato i mariti, passando da un letto all’altro dopo essersi sbarazzate degli amanti precedenti. Qualunque capo di polizia si sarebbe scoraggiato a indagare il comportamento di tali donne e a mettere ufficialmente in forse la loro reputazione con De la Reynie. Egli venne a conoscenza del fatto che tutte queste dame frequentavano l’appartamento di una famosa chiromante conosciuta come la Voisin. Poiché egli, attraverso numerose e meticolose indagini, si era accorto che la Voisin forniva veleni e procurava aborti, ordinò di effettuare una perquisizione per la ricerca di prove concrete, al fine di mettere la maga con le spalle al muro.
Le perquisizioni diedero dei risultati sorprendenti e clamorosi: con grande sorpresa degli agenti, non solo vennero trovate sul posto le pozioni venefiche delle quali la Voisin faceva commercio, ma si scoprì che nella casa si svolgevano messe nere. Di conseguenza, la stregoneria entrò dalla porta principale nel contesto della inchiesta. Si stabilì che la casa della Voisin era piena di abiti sacerdotali, di candele nere, di drappi utilizzati nelle messe nere. Una sala del sottosuolo della casa era allestita come una cappella, con un altare coperto da un panno pure nero. Inoltre, in un forno che si apriva dietro l’altare, vennero ritrovati resti di ossa di bambini.
L’inchiesta che seguì la scoperta confermò ampiamente l’attività stregonica e la pratica delle messe nere. Così si venne a conoscenza di uno degli episodi più interessanti che siano mai emersi da tali manifestazioni blasfeme e delittuose. In particolare, si venne a sapere che la Voisin aveva praticato più volte la messa nera in favore della marchesa di Montespan, amante del re di Francia. La Montespan aveva incontrato la maga nel 1667, quando ancora l’amante di Luigi XIV era la duchessa di Lavallière. La Montespan, ambiziosa e bellissima, voleva subentrare nel cuore del sovrano al posto della favorita duchessa. A tale scopo, la Voisin, servendosi di un sacerdote che si prestò all’ignobile compito, fece celebrare tre messe nere in favore della marchesa di Montespan, la quale divenne la favorita del re dopo qualche mese.
Durante gli anni successivi, la Montespan, avendo la sensazione che il re la trascurasse, richiese l’aiuto della Voisin e dell’abate Mariette: altre messe nere furono dunque celebrate e altre pozioni afrodisiache vennero somministrate al re dall’amante. Nel 1673, ancora una volta, la bella Montespan richiese l’intervento della Voisin: infatti, il re aveva deciso di metterla alla porta. La maga, questa volta, si servì di un altro prete, un uomo terribile e sinistro che indossava l’abito ecclesiastico solo per nascondere i suoi vizi di depravato. Tale prete officiò alcune messe nere, servendosi addirittura del corpo lungo della marchesa di Montespan per altare. Venne sacrificato un bambino e il sangue dell’innocente venne versato in un calice insieme a un'ostia nera ed una rossa. La marchesa si portò via le ostie e il sangue che doveva somministrare al monarca durante un incontro d’amore, per assicurarsi la devozione del sovrano.
Un prete e una donna pronti a darsi al satanismo non provavano certi problemi di coscienza per i delitti che commettevano. Era convinzione di tali ignobili individui senza scrupoli che i demoni intervenissero in loro favore per raggiungere gli obiettivi che desideravano. Il fatto che la Montespan continuasse ancora per anni ad essere l’amante del re a causa delle cerimonie blasfeme convinse la donna a ricorrere all’aiuto delle Voisin successivamente, quando, disperata per una rivale che stava per sostituirla, fece celebrare altre messe nere, nelle quali sesso, magia e sangue innocente entrarono a far parte di cerimonie sacrileghe e blasfeme. Vennero accese candele di grasso umano mentre la Montespan nuda si stese sul tavolo: la liturgia nera, l’assassinio di un bambino il cui sangue sarebbe stato raccolto in un calice. Durante la messa nera, il celebrante avrebbe offerto il sangue del bambino ai demoni. Tale rito osceno soddisfaceva gli appetiti depravati dei partecipanti e offriva la possibilità (questa era la convinzione) che le forze sataniche sarebbero intervenute a tutela degli interessi dei partecipanti.
La Voisin, come per le volte precedenti e per come aveva fatto con tutte le clienti che si servivano del suo aiuto, incassò il compenso. De La Reynie riuscì a provare tutto questo e, malgrado il re avesse preso qualche misura per evitare il coinvolgimento della Montespan al fine di non consentire che lo scandalo varcasse la soglia della reggia, portò la maga e si suoi complici al patibolo.
Ma come finì questa storia per quanto riguarda la Voisin? Ella venne bruciata viva nel febbraio del 1680. Questa storia di veleni, messe nere e prassi del diavolo ebbe, quindi, una fine tragica per i colpevoli, a cominciare dai preti coinvolti. Dobbiamo dire che monache e preti sono stati spesso i protagonisti principali del fenomeno della stregoneria. Dobbiamo anche dire che le cerimonie sataniche spesso erano il frutto di folle invenzioni da parte degli imputati del processo di stregoneria. Al contrario, come risulta da alcuni procedimenti di accertamento sull’attività delle streghe, deve ritenersi assolutamente fondata l’esistenza delle messe nere che, con il Sabba, avevano senz’altro molti punti in comune.
Concludiamo il nostro discorso sulle messe nere della Voisin mettendo in evidenza che tale caso di stregoneria entrò direttamente al vertice della società francese di quel periodo storico. Infatti, vennero coinvolte in questa tristissima storia di stregoneria donne che rivestivano un ruolo di fondamentale importanza nella società francese di quel tribolato periodo storico. Tra l’altro, le messe nere e la stregoneria si confusero con episodi di avvelenamento per render ancor più sinistro il quadro della situazione.
Prof. Giovanni Pellegrino.