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La luce del giorno le fece male agli occhi, erano stati troppo tempo al buio, nella penombra di quella stanza umida. Il freddo le si era insinuato nelle ossa e fu grata che quel giorno ci fosse un po’ di sole che la riscaldasse. Samuel ma mise a terra e si assicurò che si reggesse in piedi, poi iniziò ad esaminarla, le controllò i lividi sui polsi e quello che stava per formarsi sulla guancia e si chiese se ne avesse altri sotto i vestiti. Aveva quasi paura di toccarla, si limitò ad accarezzarle la guancia. Lei si ritrasse involontariamente, con una smorfia di dolore e lui imprecò sottovoce, dando un pugno sul tettuccio della macchina.
Lei gli accarezzò un braccio e come se potesse leggergli nella mente gli disse
<<Maya dimmi la verità , qualcun altro ti ha toccata?>>
<<No, Samuel, no.>>
<<Grazie a Dio. Non me lo sarei mai perdonato se ti fosse successo qualcosa>>
<<Te lo ha detto Gimo che ero qui?>>
<<Si...>>
<<Sapevo che lo avrebbe fatto>>
Era ancora incazzato nero con Gimo, però era stato l’unico onesto con lui. Aprì lo sportello della macchina e fece sedere Maya, si sedette al posto di guida e partì.
<<Ti porto in ospedale>>
<<No, no Samuel, non voglio metterti in mezzo in questa storia. Sarai costretto a rispondere a troppe domande e…>>
<<Hai paura che i tuoi colleghi possano sapere di noi?>> le chiese, lasciandola per un attimo senza parole.
Beh doveva immaginare che lo avrebbero scoperto. Chissà cosa avevano pensato di lei. Ad essere sincera non le importava più di tanto saperlo, Samuel non era un delinquente, e anche se lo fosse stato lei lo amava, non poteva farci nulla.
<<Portami a casa, chiamerò i miei colleghi e dirò che sono riuscita a scappare.>>
<<No, Maya tu devi andare in ospedale. Smettila di preoccuparti per me, sono capace di assumermi le mie responsabilità >>
<<Tu non hai nessuna responsabilità in questa vicenda, voglio evitarti grane…ed evitarle anche a Gimo. Cosa dirai? Come hai fatto a trovarmi? Non voglio che sappiano che lui era lì>>
<<Maya se lui era lì vuol dire che voleva esserci. Nessuno obbliga nessuno a fare ciò che non vuole>>
<<Niente ma. Voglio che ti veda un dottore. Ti hanno fatto mangiare in questi giorni?>>
<<Si. Però Samuel, ti prego, voglio andare a casa, ho bisogno di una doccia e di stare a casa mia>> gli toccò il braccio e lo fece girare verso di lei per qualche secondo <<Ti prego>>
Lui capì che aveva bisogno di stare tranquilla nella sua casa e non insistette più.
A casa Maya andò a fare una doccia e Samuel chiamò Viviana per dirle che l’amica era a casa e stava bene. lei per poco non scoppiò a piangere per telefono, ringraziò Samuel e gli chiese di rimanere a casa con lei fino a quando non sarebbe ritornata. Dopo chiamò i colleghi di Maya e avvertì anche loro, disse loro della cascina e del fatto che probabilmente Manuel doveva trovarsi ancora lì, visto che gli aveva fatto molto male e aveva messo fuori uso la sua automobile. Era strano quello che stava facendo, stava consegnando alla polizia un suo amico, un ragazzo con cui era cresciuto e che lo aveva tradito. Come facevano tutti. Come aveva fatto anche Maya con le sue bugie. C’era una fottutissima persona sulla faccia della terra di cui potesse fidarsi?
Maya, sotto l’acqua bollente, provò a rilassarsi. Era a casa e Samuel era con lei. Era andato da lei appena lo aveva saputo. E fortunatamente era arrivato in tempo. Rabbrividì al pensiero di quelle mani che la toccavano, al peso del suo corpo che la teneva immobile sul pavimento sudicio…pianse ancora, finalmente era a casa. Quando uscì dal bagno sentì delle voci nella sala e dopo poco Viviana la raggiunse in camera. Aveva gli occhi lucidi, segnati da profonde occhiaie. L’aveva fatta preoccupare e se ne rammaricò. Non voleva che gli altri stessero male per lei. Si abbracciarono per un bel po’.
<<Maya ero terrorizzata, temevo che ti avessero fatto qualcosa di butto>>
<<Viviana…scusami tesoro. Non volevo…>>
<<Ma scherzi? Che colpa hai tu…Samuel mi ha detto che non ti hanno fatto nulla. A parte questo livido sulla faccia..>> le disse sfiorandole la guancia <<Vestiti, di là ci sono i tuoi colleghi>>
<<Ohh…e Samuel?>>
<<E’ qui, sta parlando con i Carabinieri, ti ha anche preparato qualcosa da mangiare>>
<<Davvero?>> era felicissima che non fosse andato via, voleva avere un po’ di tempo da sola con lui per potergli finalmente dire come erano andate veramente le cose.
<<Si, ti aspetto di là . Ho chiamato i tuoi genitori e li ho rassicurati, poi li chiamerai con calma>>
<<Oddio, ho fatto preoccupare anche loro. Che disastro che sono>>
<<Dai, Maya!>> le diede un bacio <<Fai presto>> uscì dalla stanza e la lasciò sola.
Lei si vestì e asciugò i capelli, poi raggiunse gli altri in salotto. C’erano Farace e Medardo. Il carabiniere si alzò in piedi quando la vide e andò ad abbracciarla, Medardo si limitò a salutarla. Raccolsero la sua deposizione e la lasciarono da sola per riposare. Manuel era stato arrestato e avevano rintracciato già altri due ragazzi. Era sollevata, ma aveva paura per Gimo. Voleva sapere come stava e soprattutto dove si trovava. Chiese a Samuel di chiamarlo, ma non riuscirono a rintracciarlo.
Samuel rimase con lei fino a sera. Non parlarono molto, guardarono la tv e ascoltò le chiacchiere tra lei e Viviana. Era bellissimo averlo lì accanto. Sentiva un disperato bisogno di sprofondare tra le sue braccia, ma non si avvicinò. Però iniziò a parlargli quando Viviana li lasciò da soli.
<<Samuel voglio dirti come sono andate le cose>>
Lui si irrigidì, era seduto accanto a lei ma si alzò di scatto <<Adesso non è il momento, devi riposare. Ne riparleremo>>
<<No, ti prego lasciami la possibilità di spiegarti tutto.>>
<<Maya, anche se sono rimasto non vuol dire che ho superato la situazione e che sono qui per restare. Non ci potrà essere un futuro per noi due>>
Lei abbassò lo sguardo trattenendosi per non piangere <<Lo so. È per questo che voglio che tu mi ascolti, devi almeno sapere la verità >>
<<No. Ti prego Maya, sono stato già troppo male, non voglio sentire più nulla>>
<<Samuel>>
Lui la prese per le mani e la fece alzare <<Andiamo a letto, hai bisogno di riposare>>
<<Ti prego almeno rimani>>
Lui non rispose, la portò in camera. Prima che lei entrasse nel letto prese una pomata e gliela spalmò sul livido sulla guancia. Lei lo guardava con quei due grandissimi occhi marroni che lo avevano sempre lasciato senza fiato. Sarebbe voluto rimanere per sempre lì con lei, ma non poteva. Non ora. Era ancora troppo presto. Lei si distese nel letto e lui fece altrettanto. Le accarezzò i capelli cercando di farla addormentare.
<<Samuel  ti amo, sul serio, non ti ho mai mentito riguardo ai miei sentimenti>> disse lei contro il suo petto.