Medici radiati: Reintegro o giustizia: sono due cose diverse, e qualcuno lo sa bene
di Patrizio Ricci | vietatoparlare.it Bastano venticinque medici — venticinque, in un Paese di sessanta milioni di abitanti — a far saltare i nervi a un'intera classe di esperti certificati. L'emendamento che riapre la loro posizione, a prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri, è passato in Commissione Affari Sociali della Camera nell'ambito della legge delega di riforma delle professioni sanitarie. ll testo non cancella nulla d'ufficio, non emette assoluzioni di massa, non riscrive la storia. Come ha spiegato il giurista Daniele Trabucco su La Verità, «non cancella le sanzioni già eseguite, non riconosce risarcimenti», ma «apre una procedura straordinaria, individuale e sottoposta a verifica». In concreto: il sanitario radiato per «fatti non dolosi connessi alla pandemia» può presentare istanza di reiscrizione alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge. Una domanda. Una valutazione. Nessuna reintegrazione automatica.
Buonguerrieri lo rivendica come «una questione di principio», per chiudere quella che definisce «una caccia alle streghe» contro chi lavorò «in scienza e coscienza». Definizione che ha fatto andare su tutte le furie chi quella caccia la giudicava, e la giudica ancora, una sacrosanta applicazione del codice deontologico.
La reazione: la gogna come proposta politica
Sul fronte opposto, il tono non lascia spazio all'equivoco. Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha scritto su X con la consueta misura:
«Andrebbe pubblicato l'elenco dei medici no vax radiati, per poter scegliere di non farsi curare da questi disertori della medicina.»
E ancora, sempre su X:
«Il reintegro di medici no-vax è uno sputo in faccia a chi è morto di Covid e a chi tra i medici si è vaccinato e si è speso per la campagna vaccinale che ha salvato la vita a molte persone. Sono disgustato, ma anche felice di aver finalmente capito da che parte sta il Governo italiano sui vaccini.»
Un elenco pubblico dei nomi. Proposto da un professore universitario, direttore di reparto, ospite fisso di ogni trasmissione televisiva che tratti di salute. Non da un hater anonimo su un forum. Vale la pena fermarcisi un secondo.
Roberto Burioni ha optato per l'ironia: ha fatto «i complimenti alla deputata Alice Buonguerrieri per la sua lotta a favore dei virus e a danno della salute pubblica», aggiungendo — tre volte, per chiarezza — «Vergognatevi». Pier Luigi Lopalco, epidemiologo all'Università del Salento, ha alzato ulteriormente la posta: «Un medico no vax è semplicemente un medico ignorante e, pertanto, pericoloso per coloro che si affidano alle sue cure». E ancora: «Il medico no-vax è una bomba ad orologeria che prima o poi danneggerà seriamente qualche suo paziente con una diagnosi mancata o una terapia fantasiosa».
Il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, ha parlato di «sconcerto, amarezza e delusione», definendo l'emendamento «un affronto alle vittime di Covid-19 e, tra loro, ai 383 medici e odontoiatri che hanno sacrificato la loro vita». Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, ha usato parole ancora più nette: «Reintegrare i medici no-vax radiati è una vergogna di Stato. Un insulto ai medici che, durante la pandemia, hanno curato e protetto il Paese».
Cosa dicono i social
Il dibattito, prevedibilmente, si è riversato sui social con la stessa temperatura dei comunicati ufficiali. Su X/Twitter, l'hashtag #medicinvax ha registrato un'ondata di commenti polarizzati: da un lato chi riposta le dichiarazioni di Bassetti e Burioni come manifesti di buon senso; dall'altro chi risponde con screenshot delle circolari ministeriali del 2021, dei DPCM emergenziali, delle linee guida che nel frattempo sono state riviste, aggiornate o semplicemente dimenticate.
Su Reddit Italia, nel subreddit r/italy, il thread dedicato alla notizia ha superato rapidamente i cinquecento commenti. Il sentiment prevalente tra gli upvote più alti è di fastidio verso l'emendamento, ma i commenti più discussi — quelli che hanno generato il maggior numero di risposte — sono quelli che pongono una domanda scomoda: se le certezze scientifiche del 2021 erano così assolute, perché la Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid continua a produrre documenti che le mettono in discussione? Un utente con alto karma ha scritto: «Non dico che i medici radiati avessero ragione. Dico che forse meritavano un processo, non una ghigliottina amministrativa.» Il commento è stato votato positivamente da migliaia di utenti, a dimostrazione che il disagio non appartiene solo a una nicchia complottista.
L'asimmetria che nessuno vuole nominare
L'asimmetria è la vera notizia, e vale la pena riportarla con chiarezza.
Chi governò la pandemia — ministri, tecnici, commissari straordinari — ha beneficiato di uno scudo penale che, come ricorda La Verità, «difficilmente consentirà di accertare eventuali responsabilità personali» per le decisioni prese in quegli anni. Le scelte sull'obbligo vaccinale, sulle chiusure, sulla gestione delle RSA, sulle mascherine sì e no, sulle terapie domiciliari: tutto coperto, o quasi, da un ombrello normativo costruito nell'urgenza e consolidato nella normalità.
Per venticinque medici, invece, la radiazione è rimasta intatta. E oggi si invoca anche l'elenco pubblico dei nomi.
Da una parte l'impunità di sistema, dall'altra la persecuzione del singolo. È uno schema che dovrebbe far riflettere chiunque, indipendentemente da dove si collochi nel dibattito sui vaccini.
La differenza che conta: clemenza o giustizia?
C'è una distinzione che rischia di essere sepolta sotto la furia delle dichiarazioni, e invece è l'unica che conta davvero. Non è una sfumatura tecnica. È la domanda politica e morale al centro di tutta la vicenda.
Ci sono due modi per chiudere la posizione dei medici radiati. Sembrano equivalenti. Non lo sono.
Il primo modo: si cancellano gli effetti della sanzione. Il medico torna nell'albo, la radiazione viene archiviata, si volta pagina. Ma il presupposto resta intatto — la sanzione era giusta, il medico sbagliò, e lo Stato, o l'Ordine, ha deciso di perdonarlo. È un atto di clemenza. Il potere che si fa magnanimo verso chi ha trasgredito le sue regole. La tessera viene restituita. La ragione no.
Il secondo modo: si annulla la sanzione per arbitrarietà. Si dichiara, nero su bianco, che quella radiazione non doveva essere comminata — perché fu sproporzionata, perché fu emessa in condizioni eccezionali, perché le certezze scientifiche su cui si fondava erano meno solide di quanto si proclamava all'epoca. Non è un perdono. È un riconoscimento. Non si restituisce solo la tessera: si restituisce la ragione.
Sono due atti opposti. Il condono dice: hai sbagliato, ma ti perdoniamo. L'annullamento per illegittimità dice: non avresti dovuto essere punito. Il primo lascia intatto il racconto ufficiale della pandemia. Il secondo lo mette in discussione alla radice.
L'emendamento Buonguerrieri, così com'è strutturato, si colloca in una zona grigia tra i due: apre una procedura individuale e sottoposta a verifica — il che è già diverso dall'amnistia collettiva — ma non dichiara esplicitamente che le sanzioni originarie fossero illegittime. È un passo. Non è ancora un atto di giustizia nel senso pieno del termine.
Ed è per questo che infastidisce entrambi i fronti: non è abbastanza per chi vuole la riabilitazione piena, ed è già troppo per chi non vuole riaprire nemmeno un fascicolo.
Conclusione: restituire la ragione, non concedere il perdono
Riaprire, caso per caso e con verifica individuale, la posizione di chi fu radiato non significa riabilitare l'errore o negare la scienza. Significa restituire il diritto a un riesame là dove le decisioni furono prese in condizioni eccezionali, sotto una pressione istituzionale e mediatica senza precedenti, con certezze che oggi — anche nei documenti ufficiali della Commissione parlamentare — si sono rivelate meno solide di quanto venisse proclamato.
La libertà di scienza e di coscienza non è un privilegio da concedere ai vincitori del racconto. È la condizione perché un medico resti un medico, e non un allineato. E la proposta di pubblicare l'elenco pubblico dei nomi di chi fu radiato — avanzata non da un anonimo su Telegram, ma da un professore universitario con accesso a ogni microfono del Paese — dice qualcosa di preciso sul tipo di dibattito scientifico che alcuni vorrebbero: non aperto, non revisionabile, non soggetto a riesame. Solo definitivo.
Il problema non è che venticinque medici chiedano di essere riesaminati. Il problema è che questa richiesta, ragionevole e procedurale, scateni una reazione così viscerale. Perché quando la procedura fa paura, di solito è perché qualcuno teme cosa potrebbe trovare.
Ma c'è una cosa che questo dibattito non può permettersi di confondere, e che va detta con la massima chiarezza possibile.
Cancellare le radiazioni per generosità non è giustizia. È il potere che si perdona da solo. Lascia in piedi il presupposto: la sanzione era legittima, il medico aveva torto, ma siccome sono passati anni e i toni si sono abbassati, si volta pagina. Il racconto ufficiale resta intatto. Le certezze del 2021 restano tali, anche se oggi nessuno le difende più con la stessa sicurezza.
Annullarle per arbitrarietà è un'altra cosa. Significa riconoscere che quelle sanzioni non dovevano essere comminate — che furono sproporzionate, emesse sotto pressione, fondate su certezze che si sono rivelate meno solide. Non è un gesto di clemenza: è un atto di giustizia. Non si restituisce solo la tessera dell'albo. Si restituisce la ragione.
Questa distinzione non è formale. È la differenza tra un sistema che si assolve e un sistema che si corregge. Tra un potere che perdona e uno Stato che riconosce di aver sbagliato. Finché l'emendamento — o qualunque provvedimento venga dopo — non sceglierà esplicitamente il secondo percorso, resterà un gesto a metà. Utile, forse. Ma non sufficiente. E soprattutto: non onesto.
Fonti: Adnkronos , LaPresse , Quotidiano Sanità , ANSA , X/@ProfMBassetti












