La nostra bandiera.
Di tanto in tanto mi chiedono come va il disco dei Rockazzi o se suoniamo in giro, fondamentalmete sono interessati a sapere se stiamo risucendo ad ottenre quell’immaginario sèguito, che contraddistingue chi riesce e merita da chi invece invece suona in una band farlocca. Bene, puntualmente mi si ripropongono davanti citazioni tratte dalle leggenge metropolitane, dove i locali sono sempre riempiti da gente che va ad ascoltare Tribute-Band e cercano di sapere da me se forse abbiamo sbagliato a dirigerci verso un mondo musicale sommerso, dove, prima di fare musica emergente devi risalire dall’Ade per essere ascoltato da qualcuno. La verità è che sapere se hai svoltato, già con notorietà, dopa il cervello di chi domanda e poca gli importa sapere se vivi per ciò in cui credi o vivi sull’ombra di false ragioni. Di certo noi non portiamo disprezzo su le tribute band, costitutite in generale da gente che ama i prori miti e li clona in tutto e per tutto al fine di condividere con tanti altri le stesse emozioni, ma nel tempo che vivi per clonare qualcun altro non completi te stesso, o almeno questo è ciò che penso nella mia non-totalità. Noi siamo semplicemente noi stessi, e vivere il presente con la musica che facciamo è già un gran risultato, poi riamngono gli obiettivi da rangiungere e i ricordi sui quali bere e fare baldoria.













