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Day five of inktober! I decided to draw my Dungeons and Dragons character, Rezza! She has a large glaive, so I thought she fit today’s prompt, “Blade.”
Another reward from @pejntedboks <3!! This time we’ve got Rezza and Scabb featuring @eldritchseacrab‘s Zarrik!
Rezza is Scabb’s Whisper’s contact, been that way for a long while, so they have a fair amount of history with one another. Rezza was the closest thing that Scabb had to a friend for the longest time, that is, until a certain Peacemaker came along.
Speaking of- nothing quite says -buds for life- than launching your buddy into a horde of mobs :’D! Thanks again Pejnt <3!!
Feeling like I met my last breathe now No more no more Rolling up to a dead end oh no This is it I'm sitting at the Edge of my story now When you finally decide to step in (oh no) I see an outline of green and silver walking in the dark Fragrance of wild ginseng drifting through my heart Hands made of flint Her frame of steel demands a spark Now I know that I'm protected though we're worlds apart When I fall You save me baby In the heart of the fire The eye of the storm You come rolling in on chariots When I'm down and out for the count You make me stronger Turn me into a warrior A hunter You are my Artemis The seed is planted & the earth is watered Cypress branches Flourish as Our bond grows stronger Girl you don't know what you do Your quiver is full but Somehow I'm always the arrow you choose I see an outline of green and silver walking in the dark Fragrance of wild ginseng drifting through my heart Hands made of flint Her frame of steel demands a spark Now I know that I'm protected though we're worlds apart When I fall You save me baby In the heart of the fire The eye of the storm You come rolling in on chariots When I'm down and out for the count You make me stronger Turn me into a warrior A hunter You are my Artemis I Feel it baby I feel it running through my veins Like lion's blood This hunt I'm craving Girl you crazy I will never be the same The way you made my whole life change I see an outline of green and silver walking in the dark Fragrance of wild ginseng drifting through my heart Hands made of flint Her frame of steel demands a spark Now I know that I'm protected though we're worlds apart When I fall You save me baby In the heart of the fire The eye of the storm You come rolling in on chariots When I'm down and out for the count You make me stronger Turn me into a warrior A hunter You are my Artemis

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“Chi dice che il mondo è meraviglioso non ha visto quello che ti stai creando per restarci. Rimani zitto, niente pareri. Il tuo soffitto: stelle e pianeti. A capofitto nel tuo limbo in preda ai pensieri procedi nel tuo labirinto senza pareti.”❤️
—— Caparezza
buongiornissimooo!1 kaffèee??
Devo ammettere che ogni tanto mi stupisco ancora anche io, e davvero per le cose (forse) più stupide. Comunque la vogliate leggere, anche questa mi va di argomentarvela. Qualche giorno fa, sarà stato inizio aprile, ho letto con inedito interesse un’intervista su un vecchio numero dell’Espresso (#1O del 2O14) a De Sica, neanche a dirlo “figlio” - dal momento che il padre sarebbe alquanto difficile coinvolgerlo in un botta e risposta. Aldilà della facile ironia, l’intervistato, Christian, si è dimostrato un’interlocutore sagace ed erudito: in grado di citare con desueta pertinenza Citto Maselli e Ingrid Bergman, non disdegnando ponti col cinema muto francese, il tutto con una proprietà linguistica sorprendente e un’onestà intellettuale dirompente. Ecco, vorrei alzere la mano e presentarmi. E non per vantarmi, anzi. Mi chiamo Giorgio e faccio parte della nutrita schiera di intellettuali(ni) che uno come De Sica, uomo-simbolo dei “Cinepanettone” per antonomasia, non se l’è mai filato, e ancora proprio sicuro sicuro che non sia un coglione non lo è. Fattostà che non ci sono articoli recenti o no che ricordi di aver letto con lo stesso interesse e stupore, oserei dire mio malgrado. Non so perché ve lo stia dicendo, forse per vedere l’effetto che fa, su di voi e a me. Forse perché questo avenimento (sia all’apparenza che nei fatti) di poco conto coincide col profondo disgusto che provo ultimamente nei confronti di un modo di scrivere di alcuni colleghi trentenni e, nei casi limite, quarantenni e oltre.
Sono felice di vivere in un paese dove, se uno vuol proporsi con tutta la propria personalità, prima gli viene data (comunque) l’opportunità di farlo ed esporlo e poi si tirano le effettive somme di quello che è il suo merito, il suo talento e se è giusto o meno promuoverlo o lapidarlo. Perfino se ci fossero delle disattenzioni e delle ingiustizie, e ce ne sono, non vorrei che questo metodo di affrontare le cose cambiasse; e per fortuna non sembra intenzionato a farlo. Forse sarebbe più sensato mutasse, migliorasse o perfino sparisse, così da evitarci all’origine lo strazio di una nuova Isabella Santacroce e i problemi d’affitto di Bello Figo. Ma a me piace che una possibbilità sia data proprio a tutti, benché io (e come me altri) ne abbia avuta magari una in meno proprio per dare spazio a caproni conclamati. E’ un po’ ingiusto, ma pure sticazzi, se con questo sistema Ascanio Celestini e Franco Battiato non hanno dovuto fare tripli salti mortali per essere considerati degni d’attenzione almeno una volta, no?
Pagavo il canone Rai già quando non era accorpato alla bolletta della luce, e la cosa è stato oggetto di battute e incazzature con molta gente che si ingegnava per fare l’esatto contrario. E’ che mi piace l’idea di una Tv che non ha bisogno, o almeno non solo o almeno non in passato, di format di bassa risma per dare voce a protagonisti storti, dove viene fatto parlare uno come Ghezzi o Rezza e mi è stato dato modo di sentirli mentre magari il resto del mondo dormiva e la Tv commerciale lo riteneva una follia. Sul crinale tra gli anni Ottanta e i Novanta s'inventano nuovi lemmi, abbreviazioni criptiche, astrazioni di grande efficacia. La parola, già condannata a morte prima della diffusione di internet, si vendica pure se in una forma contorta e sommessa, attraverso i vari Andrea Pazienza, i Giovanni Ferretti o gli Alessandro Bergonzoni - nati dalla genialità neologistica dei furono Flaiano, dei furono Fo o dei furono Guareschi. Poi, nel campo della critica, che come ben sapete è l’aspetto della faccenda che da sempre più mi interessa, questo modo di fare le cose ha dato voce alle interessanti analisi di numerosi critici militanti. Firme controcorrente che, nel corso degli anni, hanno pubblicato articoli e saggi su quella che secondo Giuseppe Bonura è divenuta “l’industria del complimento”, ovvero l’antitesi stessa del concetto di critica. Se infatti, da un lato, il mondo ha accettato con sempre più remissiva tolleranza il vuoto pneumatico di analisi sempre più compiacenti e agiografiche, anche da parte di nomi storici che hanno perso il senso e il gusto del proprio mestiere a favore di un pubblico sempre più infantile e allegrone che dal giornalista Tale vuole leggere ciò che per primo direbbe di ciò che ama (ovvero un gran bene), dall’altra parte, c’è stato dato modo di andare a cercare e godere del lavoro di un Luciano Bianciardi o di un Erri de Luca - ma anche solo di un Vittorio Sgarbi quando non si mette a cantilenare di capre e altri ruminanti per smuovere la manifesta noia televisiva. Tutta gente per me d’esempio, mosche bianche, se si parla di critica musicale soprattutto, e non a caso vista nei peggiori dei modi da molti dei miei conoscenti, fosse solo per il modo di trattare l’italiano volendo esporre quelle che sono le proprie idee, per giuste o sbagliate che poi siano. Un modo che venera la parola, ricerca l’etimo, instaura una distanza didattica tra sé e chi legge che io ritengo giustissima - mentre il lettore medio la reputa snob solo perché non lo mette sullo stesso piano.
Purtroppo però sembro sempre essere, morettianamente parlando (miracolato pure lui da questo modo di fare), destinato a trovarmi bene con la minoranza delle persone mentre la maggioranza se ne va allegramente, tutti mano nella mano, affanculo. E se George Orwell fosse qui non potrebbe neanche dire un “ve l'avevo detto” perché la faccenda sarebbe troppa anche per lui. Tanto la situazione è oramai, almeno all’apparenza, irreversibile e volta a uno scrivere regredito alle elementari nella quale lo scrittore trentenne e, nei casi più gravi, quarantenne e cinquantenne si pone nei confronti del lettore, anche quello più acerbo e infantile, al suo pari livello e a volte anche al di sotto. Così abbiamo già avuto il dispiacere di annusare intere interviste assemblate con i messaggi vocali: tante domande, tante risposte: solo che tutto viene frullato e shakerato a piacere, principalmente quello dell'intervistato, che tanto qui siamo tutti amici e, specie se l’intervistato è altolocato, con sovrana noncuranza, spara repliche random e l'intervistatore più che sbobinare deve orientarsi in una selva oscura di battute maledettamente surreali, voli pindarici fuori luogo e botte di ego che nemmeno Savador Dalì. Il risultato che leggete è tipo gli esperimenti poetici del cut-up o del Gruppo '63: e se non ve ne accorgete è solo per via di quel clima di ebete bonarietà da confraternita universitaria dove intervistatore, intervistato e lettore sono come tre amici al bar, senza distinguo alcuno.
Brutalità benaccetta, visto che queste porcherie si leggono e condividono alla luce del sole, alla quale di recente si aggiunge la perdita di facoltà di non ridicolizzarsi conseguente (ipotizzo) all'uso compulsivo di social. Una per tutte: l’utilizzo all’interno di articoli, interviste, recensioni, eccetera, di abbreviazioni ed esasperazioni linguistiche che fino a qualche anno fa appartenevano a pischelli come i dARI e tutti quanti a dargli addosso. Trovare mostruosità come la “K” al posto del “CH” sotto scritti di gente da duemila condivisioni un po’ ovunque o il bestiale “!!1!1″ a sussulto di gente che nel ’87 dava voce in Italia ai Bad Brains (fatevi da soli un calcolo approssimativo dell’età) o vari raddoppi di consonanti, abbreviazioni degne dei Gazosa ed errori di battitura voluti, oramai è all’ordine del giorno. La potenza del linguaggio, che da millenni affascina e fa dannare filosofi e mistici, non è restata immune all'attacco di dottori Stranamore sempre più alienati. Tanto da fare apparire al confronto De Sica come Schopenhauer. Per comunicare, ovvio comunichiamo ancora: ma in modo sempre più volgare, innaturale, caciarone, approssimativo, insieme post e pre-adolescenziale che molti trovano “divertentissssimo”, che dice ma non accresce, infastidisce ma non aggredisce, non cerca contraddittorio, non lo regge, sfugge il pensiero critico e lo banalizza nell’aspetto. E così rotoliamo, bufali post-social(i), verso delle conseguenze che ignoriamo ne vogliamo conoscere: ci penseremo poi, ammesso che ancora si riuscirà a pensare.
𝑻𝒉𝒆 𝑻𝒆𝒎𝒑𝒆𝒔𝒕
@/alonelysock over on twitter designed a new combat outfit for Rezza and I had to draw in it. Adore how she gets to show off her new lightning powers from multiclassing into tempest cleric