È all'alba di questo giovedì dai bordi strappati che sono riuscita a convincermi davvero di ciò che mi hanno detto, ovvero che il mio era soltanto un modo per dirti: "Ho bisogno di te, resta qui". Me ne sono convinta a tal punto che rifletto sulle brutte risposte che mi hai dato, sul tuo chiedermi scusa il giorno dopo, sul mio abbozzare a riguardo.
E forse non è solo il giovedì, forse anche io ho i bordi un po' strappati dal continuo attacca stacca dallo stesso sgualcitissimo albo illustrato. Di figurine me ne mancano una decina, ma non posso più inviare la richiesta e i soldi nella letterina alla Panini perché me le spediscano. Mamma vergava con infinita cura quei numeri, io osservavo la sua grafia e mi chiedevo se anche io - un giorno - sarei riuscita a scrivere così tanto bene, con così tanta grazia, ma poi finisce che di grazia nel mondo non ce n'è più, se ci pensi. Di sicuro non ce n'è per te, per i tuoi sforzi, per il culo tanto che ti fai per fare le cose per bene.
E com'è che io sei diventata tu? Com'è che ne parlo come dall'esterno, come di una storia che avevo letto in estate, davanti alla zanzariera della camera in piazza Caduti di Cefalonia, il numero non lo ricordo.
Com'è che sono arrivata così tanto lontana da me stessa?



















