AMD has expanded FSR 4.1 support to Radeon RX 7000 GPUs, giving RDNA 3 users access to the newer upscaling option. #AMD #FSR41 #Radeon #RadeonRX7000 #RDNA3 #GamingNews #PCGaming #GamingHardware

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Gigabyte Radeon RX 9070 Gaming OC 16G: potenza AMD, 16 GB e tanta sostanza per il gaming - Recensione
Una scheda video che si fa dimenticare. E lo intendo come complimento, sul serio. Per due settimane l'ho avuta montata nel mio banco di prova, accesa a tutte le ore, e la cosa che mi ha colpito di più non è stato un numero in un benchmark. È stato il silenzio. Te ne accorgi quando una cosa funziona e basta, senza urlare, senza scaldarsi come una stufa, senza chiederti attenzioni. Parliamo della Gigabyte Radeon RX 9070 Gaming OC 16G, la versione "mainstream" tripla ventola della GPU AMD di fascia medio-alta nata sull'architettura RDNA 4. Non la XT, la sorella minore: stessa scocca, stesso dissipatore, meno consumi e (questo lo anticipo) un equilibrio che a me, alla fine della fiera, ha convinto parecchio. Il contesto in cui l'ho provata conta, quindi lo metto subito sul tavolo: piattaforma AMD Ryzen 9 7950X, scheda madre MSI X670E Gaming Plus WiFi, 64 GB di DDR5. Roba che non fa da collo di bottiglia, insomma, così quello che vedi è la scheda che lavora, non il resto del sistema che arranca. L'ho spinta sul gaming a 1440p e qualche incursione in 4K, ma soprattutto, e qui credo stia il pezzo più interessante, l'ho messa a fare girare modelli di intelligenza artificiale in locale. Perché 16 GB di memoria su una scheda da questo prezzo sono un invito a nozze per chi smanetta con gli LLM. La domanda vera, quella a cui voglio rispondere in queste righe, è semplice: a chi serve davvero questa scheda, e a chi invece conviene guardare altrove? Arriviamo al dunque per gradi. Attualmente è disponibile su Amazon Italia. L'apertura della scatola, senza fronzoli Niente sorprese, e va benissimo così. La confezione è quella sobria della linea Gaming di Gigabyte, cartone robusto, illustrazione scura, il logo della serie. Dentro, dopo aver tolto il guscio esterno, trovi la scheda incassata nella sua sagoma di schiuma e poco altro. Una guida rapida. Stop. E qui mi fermo un attimo a riflettere ad alta voce, perché è un punto su cui i pareri si dividono. Nessun supporto antiflessione nella confezione, nessun gadget, nessun adattatore. Ammetto che all'inizio storco un po' il naso, soprattutto considerando che la scheda non è leggerissima e un bel braccetto di sostegno non avrebbe guastato. Poi però ci ho fatto pace: è un modello pensato per stare sotto i listini delle varianti premium, e ogni orpello in scatola sarebbe finito in bolletta. Meglio risparmiare lì che sul dissipatore. La prima impressione tattile, appena la sollevi, è di una cosa solida ma non esagerata. Il backplate metallico c'è, copre tutta la lunghezza, e dà quella sensazione di rigidità che ti aspetti. Il terzo giorno, montandola e smontandola per l'ennesima volta per cambiare un cavo, mi sono accorto che la flessione del PCB è praticamente nulla. Mica scontato di questi tempi, con schede sempre più lunghe e pesanti. Insomma, dotazione spartana ma onesta. Non ti illude e non ti delude. Paghi la scheda, ti danno la scheda. Design e costruzione: compatta, per essere una tripla ventola La cosa che salta all'occhio quando la prendi in mano è quanto sia contenuta. Misura circa 288 mm di lunghezza per uno spessore intorno ai 2,5 slot, e per essere una soluzione a tre ventole è un piccolo miracolo di gestione degli spazi. Tradotto: entra in tantissimi case senza farti pregare, anche in cabinet di taglia media dove certi mattoni della concorrenza non ci pensano nemmeno a starci. La configurazione flow-through della terza ventola, con l'aria che attraversa il dissipatore e sfoga sul retro attraverso il taglio nella scocca, aiuta parecchio in questo senso: smaltisce calore senza richiedere una scheda chilometrica. Per chi ha un case stretto o una build compatta, è il tipo di dettaglio che fa la differenza tra un montaggio sereno e una serata di imprecazioni con la scheda che sbatte contro le gabbie dei dischi. Il sistema di raffreddamento è il WindForce di Gigabyte, con le ormai note ventole "Hawk" dai bordi seghettati e dalle alette studiate per gestire la turbolenza. Le tre ventole girano in senso alternato, una tecnica vecchia ma efficace per ridurre l'attrito dell'aria fra una pala e l'altra. C'è la camera di vapore, ci sono le heatpipe in rame, e Gigabyte dichiara l'uso di un gel termoconduttivo di "grado server" su memorie e MOSFET. Roba che sulla carta suona da marketing, ma che nei fatti, vedremo dopo, qualche risultato lo porta. Esteticamente è understated. Scocca nera, accenti grigi, una zona RGB discreta sul fianco con il logo che si illumina. Niente luci a profusione, niente sceneggiate. A me piace, ma sono uno che preferisce le build sobrie. Se cerchi la scheda che fa scena dietro il vetro temperato con mille colori, qui rimani a bocca asciutta. La trovo una scelta coerente: questa è una card che vuole far girare i giochi, non vincere concorsi di bellezza. Una nota pratica che apprezzo: la presenza del doppio BIOS, con uno switch fisico che ti fa passare tra modalità Performance e Silent. La differenza nei fatti è minima (ne parlo tra poco quando arrivo a termiche e rumore), ma avere l'opzione fa sempre comodo. Sul retro, il classico taglio nella scocca lascia passare l'aria della terza ventola, quella in configurazione "flow-through". Sui consumi e sull'alimentazione torno più avanti, che è un discorso a parte. Detto questo, la qualità costruttiva mi è sembrata in linea con il prezzo, forse leggermente sopra. Non è una scheda che ti fa dire "wow" quando la tocchi, ma neanche una che ti lascia il dubbio che si pieghi dopo sei mesi nello slot. Specifiche tecniche Prima di entrare nel vivo dei test, mettiamo nero su bianco i numeri. Qui sotto la scheda completa, con i dati della versione Gigabyte e le frequenze di fabbrica già maggiorate rispetto al riferimento AMD. Specifica Valore Modello Gigabyte Radeon RX 9070 Gaming OC 16G (GV-R9070GAMING OC-16GD) GPU / Architettura Navi 48, RDNA 4 Processo produttivo TSMC 4 nm Compute Unit 56 Stream Processor 3.584 Acceleratori Ray Tracing (3ª gen) 56 Acceleratori AI (2ª gen) 112 Game Clock (OC) fino a 2.210 MHz (riferimento 2.070 MHz) Boost Clock (OC) fino a 2.700 MHz (riferimento 2.520 MHz) Memoria 16 GB GDDR6 Bus memoria 256 bit Velocità memoria 20 Gbps Banda di memoria 640 GB/s Infinity Cache (2ª gen) 64 MB Board power 245 W (riferimento 220 W) Alimentazione 2 connettori PCIe 8 pin Interfaccia PCI Express 5.0 x16 Uscite video 2x DisplayPort 2.1a, 2x HDMI 2.1b Raffreddamento WindForce tripla ventola, camera di vapore, doppio BIOS Dimensioni circa 288 x 132 mm, 2,5 slot Encoder/decoder AV1, H.264, HEVC Sotto la scocca: cosa muove davvero questa scheda Il cuore è il chip Navi 48, lo stesso della XT ma con qualche unità disattivata. Nella variante liscia parliamo di 56 Compute Unit contro le 64 della sorella maggiore, il che si traduce in 3.584 stream processor, 56 acceleratori ray tracing di terza generazione e 112 acceleratori AI di seconda generazione. Numeri che da soli dicono poco, lo so. Quello che contano è come si comportano quando li metti sotto pressione. La memoria è il punto su cui voglio insistere, perché è il vero asso nella manica di tutta la serie. 16 GB di GDDR6 su bus a 256 bit, per una banda di 640 GB/s, più i 64 MB di Infinity Cache di seconda generazione che fanno da cuscinetto e gonfiano la banda effettiva. Sedici giga, oggi, non sono un lusso: sono quel margine che ti salva quando carichi texture in ultra a risoluzioni alte e, soprattutto, quando inizi a giocare con l'AI in locale. Ma di questo parlo diffusamente più avanti. Una cosa interessante riguarda le frequenze reali, perché tra quelle dichiarate e quelle che vedi a schermo c'è sempre uno scarto. Gigabyte spinge di fabbrica il game clock fino a 2.210 MHz e il boost fino a 2.700 MHz. Nella pratica, monitorando una sessione prolungata in Cyberpunk a 4K con ray tracing medio, la GPU mi è oscillata in una forbice tra i 2.420 e i 2.580 MHz, assestandosi su una media intorno ai 2.480 MHz. E qui viene la parte curiosa: passando dal BIOS Performance a quello Silent, la media scende sì e no di una ventina di MHz. Stiamo parlando di differenze nell'ordine dei decimi di fotogramma. Praticamente impercettibili. Il processo produttivo è il 4 nm di TSMC, e si sente in efficienza. Questa è una scheda che fa tanto con relativamente poco, e quando arriveremo al capitolo consumi capirete perché continuo a ripeterlo. C'è da dire che la generazione precedente, su questo fronte, era parecchio più assetata. Il salto, in termini di prestazioni per watt, è la storia più convincente di tutta RDNA 4. Due parole sull'Infinity Cache, perché è un ingrediente che spesso passa sotto traccia. Quei 64 MB di cache fanno da serbatoio veloce e riducono il numero di volte in cui la GPU deve andare a pescare nella memoria principale. Risultato: la banda effettiva sale, e una scheda con bus a 256 bit rende molto più di quanto il numero da solo lascerebbe immaginare. L'interfaccia PCI Express 5.0, invece, è una di quelle cose che oggi contano poco e domani conteranno di più: con i giochi attuali il vantaggio rispetto alla generazione di slot precedente è minimo, ma è bello sapere di avere margine in tasca. Il software AMD Adrenalin, croce e delizia Veniamo al pacchetto software, che per AMD è sempre stato un tasto delicato. La suite Adrenalin Edition è, oggettivamente, una delle interfacce più complete e ben fatte in circolazione. Tutto in un posto solo: monitoraggio, overclock, undervolt, registrazione, streaming, le statistiche di gioco, le ottimizzazioni per titolo. Quando funziona, è una goduria avere così tanto controllo a portata di clic. Il pannello prestazioni ti mostra in tempo reale frequenze, temperature, consumi, utilizzo della VRAM. Per uno come me che passa metà del tempo a guardare i grafici mentre l'altra metà gioca, è manna dal cielo. C'è la funzione di undervolt automatico che, nei miei tentativi, ha tirato giù qualche grado e qualche watt senza toccare le prestazioni in modo sensibile. E c'è HYPR-RX, la modalità "tutto attivo" che con un clic ti accende upscaling e riduzione della latenza nei giochi supportati. Comoda per chi non vuole impazzire nei menu. Ma. E un "ma" qui ci sta tutto. La reputazione dei driver Radeon si porta dietro anni di alti e bassi, e sarò onesto: nelle due settimane di prova non ho avuto crash, schermate nere o stranezze, niente di niente, l'esperienza è stata liscia. Però la prudenza la tengo alta lo stesso, perché un campione di due settimane non fa statistica e perché in giro, tra forum e commenti, qualche segnalazione isolata di capricci legati a versioni specifiche del driver salta sempre fuori. Non è un difetto che ho riscontrato io, è una cautela che ti consiglio di tenere a mente. Il mio consiglio spassionato, valido per qualsiasi scheda AMD: quando trovi una versione driver stabile per i tuoi giochi, non avere fretta di aggiornare a ogni release. Funziona, quindi, e funziona bene. Ma è il classico caso in cui la fiducia te la devi costruire nel tempo. Prestazioni e consumi: qui la scheda gioca la sua partita migliore Parliamo di watt, perché è qui che questa Radeon si toglie la sua bella soddisfazione. Il board power è fissato a 245 W, una ventina sopra i 220 W del riferimento per via dell'overclock di fabbrica. E quei 245 W se li tiene stretti: anche sotto stress prolungato, monitorando alla presa con il sistema completo, la scheda non sfora il suo tetto. Niente picchi assurdi, niente comportamenti nervosi. Per alimentarla bastano due connettori PCIe a 8 pin, e un buon alimentatore da 650 o 700 W copre tranquillamente anche un sistema bello carico come il mio con il 7950X. Nessuna ansia da cavo a 12 pin, nessuna saga di adattatori che si sciolgono. Vecchia scuola, e in questo caso è un pregio. Sul fronte termico, il dissipatore fa il suo dovere e pure qualcosa in più. In gaming le temperature del core si sono mantenute su valori bassi, e l'hotspot, pur essendo come sempre qualche grado sopra, è rimasto in una zona tranquillissima. La VRAM, complice quel gel termoconduttivo che citavo prima, non ha mai dato cenni di soffrire. Una sera tardi, mentre stressavo la scheda con un loop di benchmark e Dafne dormiva acciambellata sotto la scrivania, mi sono reso conto che il rumore di fondo del case era praticamente lo stesso a riposo e sotto carico medio. Ed è esattamente quello che voglio da una scheda video. Il comportamento delle ventole merita due righe. A riposo, o sotto carichi leggeri, la modalità semipassiva le spegne del tutto: zero rumore, zero rotazione. Quando si svegliano, alla velocità minima girano intorno ai 1.010 giri al minuto restando sotto i 30 dBA, quindi inudibili in un ambiente normale. Diventano percepibili solo quando salgono oltre i 1.600 o 1.700 giri, ma è una soglia che in gaming reale tocchi di rado. Le ventole sono di diametro più piccolo rispetto a certi modelli premium, quindi per spostare la stessa aria devono girare un filo più veloci, ma il bilancio acustico resta molto buono. In modalità Silent rimangono sotto i 1.500 giri tenendosi abbondantemente sotto i 35 dBA, al prezzo di un hotspot appena più alto. Nulla di preoccupante. Un dettaglio sui consumi a riposo che mi è piaciuto: con la modalità semipassiva e il desktop fermo, la scheda si beve pochissimo e il sistema intero resta fresco e muto. È il genere di comportamento che apprezzi quando il PC ti tiene compagnia tutto il giorno tra una cosa e l'altra. Sulla scelta tra i due BIOS, dopo averci giocato a lungo, il mio verdetto è secco: lascia il Performance e dimenticati l'interruttore. La differenza di rumore con il Silent è talmente sottile, e quella di prestazioni così irrilevante, che non vale la pena di farsi domande. Casomai, se proprio cerchi il silenzio assoluto, investi cinque minuti in un undervolt fatto bene: rende più di qualsiasi switch. Test sul campo: due settimane di gioco vero Bando alle ciance, vediamo come si comporta dove conta. La 1440p è la sua casa, non ci sono dubbi. È la risoluzione per cui questa scheda è stata progettata e quella su cui ho passato la maggior parte del tempo, perché è anche dove vive la stragrande maggioranza dei giocatori PC oggi. In rasterizzazione pura, senza ray tracing e senza upscaling, i titoli AAA al massimo dettaglio mi hanno restituito numeri che ballano grossomodo tra i 90 e i 130 fps a seconda di quanto è pesante il motore. Nei gestionali e nei competitivi vai abbondantemente oltre, e con un monitor ad alto refresh la fluidità è quella che vuoi. La sensazione al pad, e poi al mouse, è di una scheda che non suda mai a 1440p su roba normale. Solo i titoli più cattivi e mal ottimizzati la fanno scendere sotto i 70, e parliamo di casi limite. Sui titoli competitivi il discorso si ribalta in scioltezza. In uno sparatutto online molto popolare, a 1440p con impostazioni orientate alla reattività, sono rimasto stabilmente oltre i 200 fps, con i frame time piatti come un tavolo da biliardo. È lì che il monitor ad alto refresh ti ripaga, e la scheda non batte ciglio. Anche nei simulatori di guida, che amo per quanto stressano in modo costante la GPU, la fluidità è rimasta solida sessione dopo sessione, senza quei cali improvvisi che ti fanno sbagliare la staccata. C'è un episodio che racconta bene il carattere di questa RDNA 4. Un sabato sera, rientrato tardi dal campo di tiro con l'arco, mi sono concesso un paio d'ore su un open world enorme, di quelli che ti mangiano la memoria a colazione. A 1440p tutto al massimo, texture in ultra, il contatore della VRAM si è fermato ben sotto il tetto dei 16 GB. E questo, lasciatemelo dire, è esattamente il margine che tra due anni farà la differenza, quando i giochi pretenderanno sempre di più e le schede con meno memoria inizieranno a singhiozzare. Poi ho attivato l'upscaling, e qui la musica cambia. Con FSR 4 in modalità Quality, in uno dei titoli più esigenti che ho provato, sono passato da circa 130 a oltre 170 fps mantenendo una resa visiva che, lo dico con sincerità, mi ha sorpreso. Ne riparlo nella sezione dedicata, perché FSR 4 è una di quelle cose che cambiano la percezione del prodotto. E il 4K? Qui serve un po' di onestà intellettuale. La scheda ci arriva, ma con le dovute accortezze. In rasterizzazione molti giochi si tengono intorno o sopra i 60 fps, perfettamente godibili, mentre i titoli più pesanti scendono e ti chiedono di scendere a compromessi o di accendere l'upscaling. Una sera, per pura curiosità, ho messo un open world graficamente devastante in 4K nativo tutto al massimo: la scheda ha tenuto, ma su una media che definirei "giocabile, non comoda". Con FSR 4 di mezzo, però, il 4K diventa improvvisamente un terreno percorribile. Il punto è questo: la 9070 non è una scheda nata per il 4K nativo senza aiuti, ma con gli strumenti giusti ci si diverte eccome. Mi è rimasta impressa una cosa, giocando in 4K con l'upscaling: la distanza tra il numero crudo e la sensazione reale. Sulla carta certe medie sembrano risicate, ma con un buon FSR e la sincronizzazione adattiva attiva, l'esperienza percepita è molto più fluida di quanto il contatore lasci pensare. È uno di quei casi in cui guardare solo i grafici inganna, e bisogna avere il pad in mano per capire davvero. Sul ray tracing torno tra poco con i dettagli, ma l'antipasto è questo: in titoli con RT leggero o medio la scheda se la cava benissimo, in quelli con illuminazione completa o path tracing inizia ad arrancare, e lì l'upscaling diventa obbligatorio. Niente di scandaloso, è la natura di questa fascia, ma è giusto saperlo prima di comprare. Quello che mi porto a casa dopo due settimane è una sensazione di solidità. Non è la scheda che ti fa cadere la mascella con i numeri da record. È la scheda che accendi, giochi, e non pensi più all'hardware. Che per la maggior parte di noi è esattamente il punto. Approfondimenti RDNA 4: cosa cambia davvero rispetto a prima Il salto generazionale, su questa architettura, non è il solito "più dello stesso". AMD ha lavorato di fino su due fronti che storicamente erano i suoi talloni d'Achille: ray tracing e accelerazione AI. Gli acceleratori ray tracing sono ora di terza generazione e, a parità di scenario, raddoppiano grossomodo il throughput rispetto alla generazione passata. Tradotto in parole povere: il ray tracing che prima ti faceva piangere ora è una funzione che puoi davvero accendere senza buttare via metà dei fotogrammi. Gli acceleratori AI di seconda generazione sono l'altra metà della rivoluzione silenziosa. AMD parla di throughput INT8 fino a otto volte superiore rispetto a RDNA 3, e questa potenza non serve solo per le sigle: è la base su cui poggia FSR 4, che ora è un upscaling basato su machine learning, e che apre la porta a un uso più serio della scheda per carichi di intelligenza artificiale. Il processo a 4 nm fa il resto, regalando un'efficienza che, in casa AMD, non si vedeva da un pezzo. C'è poi una scelta di posizionamento che trovo intelligente: i 16 GB su entrambi i modelli della famiglia. Non è banale. Significa dare margine di vita alla scheda negli anni, in un'epoca in cui i requisiti di memoria dei giochi crescono senza pietà. È una di quelle decisioni che fai contento tra due o tre anni, quando i tagli di memoria inferiori inizieranno a stringere. FSR 4 e il frame generation Qui c'è la sorpresa più grande di tutta la prova. FSR 4 è il primo upscaling AMD costruito sul machine learning, ed è esclusiva della serie RX 9000 proprio perché si appoggia agli acceleratori AI di cui parlavo. La differenza con le versioni precedenti è notte e giorno. Quei problemi storici di ghosting, di instabilità dell'immagine in movimento, di trasparenze che sfarfallavano: in gran parte risolti. Nei miei test, in modalità Quality, l'immagine ricostruita regge benissimo anche guardandola con la lente d'ingrandimento del pignolo. Read the full article
Gigabyte Radeon RX 9070 Gaming OC 16G: potenza AMD, 16 GB e tanta sostanza per il gaming - Recensione
Una scheda video che si fa dimenticare. E lo intendo come complimento, sul serio. Per due settimane l'ho avuta montata nel mio banco di prova, accesa a tutte le ore, e la cosa che mi ha colpito di più non è stato un numero in un benchmark. È stato il silenzio. Te ne accorgi quando una cosa funziona e basta, senza urlare, senza scaldarsi come una stufa, senza chiederti attenzioni. Parliamo della Gigabyte Radeon RX 9070 Gaming OC 16G, la versione "mainstream" tripla ventola della GPU AMD di fascia medio-alta nata sull'architettura RDNA 4. Non la XT, la sorella minore: stessa scocca, stesso dissipatore, meno consumi e (questo lo anticipo) un equilibrio che a me, alla fine della fiera, ha convinto parecchio. Il contesto in cui l'ho provata conta, quindi lo metto subito sul tavolo: piattaforma AMD Ryzen 9 7950X, scheda madre MSI X670E Gaming Plus WiFi, 64 GB di DDR5. Roba che non fa da collo di bottiglia, insomma, così quello che vedi è la scheda che lavora, non il resto del sistema che arranca. L'ho spinta sul gaming a 1440p e qualche incursione in 4K, ma soprattutto, e qui credo stia il pezzo più interessante, l'ho messa a fare girare modelli di intelligenza artificiale in locale. Perché 16 GB di memoria su una scheda da questo prezzo sono un invito a nozze per chi smanetta con gli LLM. La domanda vera, quella a cui voglio rispondere in queste righe, è semplice: a chi serve davvero questa scheda, e a chi invece conviene guardare altrove? Arriviamo al dunque per gradi. Attualmente è disponibile su Amazon Italia. L'apertura della scatola, senza fronzoli Niente sorprese, e va benissimo così. La confezione è quella sobria della linea Gaming di Gigabyte, cartone robusto, illustrazione scura, il logo della serie. Dentro, dopo aver tolto il guscio esterno, trovi la scheda incassata nella sua sagoma di schiuma e poco altro. Una guida rapida. Stop. E qui mi fermo un attimo a riflettere ad alta voce, perché è un punto su cui i pareri si dividono. Nessun supporto antiflessione nella confezione, nessun gadget, nessun adattatore. Ammetto che all'inizio storco un po' il naso, soprattutto considerando che la scheda non è leggerissima e un bel braccetto di sostegno non avrebbe guastato. Poi però ci ho fatto pace: è un modello pensato per stare sotto i listini delle varianti premium, e ogni orpello in scatola sarebbe finito in bolletta. Meglio risparmiare lì che sul dissipatore. La prima impressione tattile, appena la sollevi, è di una cosa solida ma non esagerata. Il backplate metallico c'è, copre tutta la lunghezza, e dà quella sensazione di rigidità che ti aspetti. Il terzo giorno, montandola e smontandola per l'ennesima volta per cambiare un cavo, mi sono accorto che la flessione del PCB è praticamente nulla. Mica scontato di questi tempi, con schede sempre più lunghe e pesanti. Insomma, dotazione spartana ma onesta. Non ti illude e non ti delude. Paghi la scheda, ti danno la scheda. Design e costruzione: compatta, per essere una tripla ventola La cosa che salta all'occhio quando la prendi in mano è quanto sia contenuta. Misura circa 288 mm di lunghezza per uno spessore intorno ai 2,5 slot, e per essere una soluzione a tre ventole è un piccolo miracolo di gestione degli spazi. Tradotto: entra in tantissimi case senza farti pregare, anche in cabinet di taglia media dove certi mattoni della concorrenza non ci pensano nemmeno a starci. La configurazione flow-through della terza ventola, con l'aria che attraversa il dissipatore e sfoga sul retro attraverso il taglio nella scocca, aiuta parecchio in questo senso: smaltisce calore senza richiedere una scheda chilometrica. Per chi ha un case stretto o una build compatta, è il tipo di dettaglio che fa la differenza tra un montaggio sereno e una serata di imprecazioni con la scheda che sbatte contro le gabbie dei dischi. Il sistema di raffreddamento è il WindForce di Gigabyte, con le ormai note ventole "Hawk" dai bordi seghettati e dalle alette studiate per gestire la turbolenza. Le tre ventole girano in senso alternato, una tecnica vecchia ma efficace per ridurre l'attrito dell'aria fra una pala e l'altra. C'è la camera di vapore, ci sono le heatpipe in rame, e Gigabyte dichiara l'uso di un gel termoconduttivo di "grado server" su memorie e MOSFET. Roba che sulla carta suona da marketing, ma che nei fatti, vedremo dopo, qualche risultato lo porta. Esteticamente è understated. Scocca nera, accenti grigi, una zona RGB discreta sul fianco con il logo che si illumina. Niente luci a profusione, niente sceneggiate. A me piace, ma sono uno che preferisce le build sobrie. Se cerchi la scheda che fa scena dietro il vetro temperato con mille colori, qui rimani a bocca asciutta. La trovo una scelta coerente: questa è una card che vuole far girare i giochi, non vincere concorsi di bellezza. Una nota pratica che apprezzo: la presenza del doppio BIOS, con uno switch fisico che ti fa passare tra modalità Performance e Silent. La differenza nei fatti è minima (ne parlo tra poco quando arrivo a termiche e rumore), ma avere l'opzione fa sempre comodo. Sul retro, il classico taglio nella scocca lascia passare l'aria della terza ventola, quella in configurazione "flow-through". Sui consumi e sull'alimentazione torno più avanti, che è un discorso a parte. Detto questo, la qualità costruttiva mi è sembrata in linea con il prezzo, forse leggermente sopra. Non è una scheda che ti fa dire "wow" quando la tocchi, ma neanche una che ti lascia il dubbio che si pieghi dopo sei mesi nello slot. Specifiche tecniche Prima di entrare nel vivo dei test, mettiamo nero su bianco i numeri. Qui sotto la scheda completa, con i dati della versione Gigabyte e le frequenze di fabbrica già maggiorate rispetto al riferimento AMD. Specifica Valore Modello Gigabyte Radeon RX 9070 Gaming OC 16G (GV-R9070GAMING OC-16GD) GPU / Architettura Navi 48, RDNA 4 Processo produttivo TSMC 4 nm Compute Unit 56 Stream Processor 3.584 Acceleratori Ray Tracing (3ª gen) 56 Acceleratori AI (2ª gen) 112 Game Clock (OC) fino a 2.210 MHz (riferimento 2.070 MHz) Boost Clock (OC) fino a 2.700 MHz (riferimento 2.520 MHz) Memoria 16 GB GDDR6 Bus memoria 256 bit Velocità memoria 20 Gbps Banda di memoria 640 GB/s Infinity Cache (2ª gen) 64 MB Board power 245 W (riferimento 220 W) Alimentazione 2 connettori PCIe 8 pin Interfaccia PCI Express 5.0 x16 Uscite video 2x DisplayPort 2.1a, 2x HDMI 2.1b Raffreddamento WindForce tripla ventola, camera di vapore, doppio BIOS Dimensioni circa 288 x 132 mm, 2,5 slot Encoder/decoder AV1, H.264, HEVC Sotto la scocca: cosa muove davvero questa scheda Il cuore è il chip Navi 48, lo stesso della XT ma con qualche unità disattivata. Nella variante liscia parliamo di 56 Compute Unit contro le 64 della sorella maggiore, il che si traduce in 3.584 stream processor, 56 acceleratori ray tracing di terza generazione e 112 acceleratori AI di seconda generazione. Numeri che da soli dicono poco, lo so. Quello che contano è come si comportano quando li metti sotto pressione. La memoria è il punto su cui voglio insistere, perché è il vero asso nella manica di tutta la serie. 16 GB di GDDR6 su bus a 256 bit, per una banda di 640 GB/s, più i 64 MB di Infinity Cache di seconda generazione che fanno da cuscinetto e gonfiano la banda effettiva. Sedici giga, oggi, non sono un lusso: sono quel margine che ti salva quando carichi texture in ultra a risoluzioni alte e, soprattutto, quando inizi a giocare con l'AI in locale. Ma di questo parlo diffusamente più avanti. Una cosa interessante riguarda le frequenze reali, perché tra quelle dichiarate e quelle che vedi a schermo c'è sempre uno scarto. Gigabyte spinge di fabbrica il game clock fino a 2.210 MHz e il boost fino a 2.700 MHz. Nella pratica, monitorando una sessione prolungata in Cyberpunk a 4K con ray tracing medio, la GPU mi è oscillata in una forbice tra i 2.420 e i 2.580 MHz, assestandosi su una media intorno ai 2.480 MHz. E qui viene la parte curiosa: passando dal BIOS Performance a quello Silent, la media scende sì e no di una ventina di MHz. Stiamo parlando di differenze nell'ordine dei decimi di fotogramma. Praticamente impercettibili. Il processo produttivo è il 4 nm di TSMC, e si sente in efficienza. Questa è una scheda che fa tanto con relativamente poco, e quando arriveremo al capitolo consumi capirete perché continuo a ripeterlo. C'è da dire che la generazione precedente, su questo fronte, era parecchio più assetata. Il salto, in termini di prestazioni per watt, è la storia più convincente di tutta RDNA 4. Due parole sull'Infinity Cache, perché è un ingrediente che spesso passa sotto traccia. Quei 64 MB di cache fanno da serbatoio veloce e riducono il numero di volte in cui la GPU deve andare a pescare nella memoria principale. Risultato: la banda effettiva sale, e una scheda con bus a 256 bit rende molto più di quanto il numero da solo lascerebbe immaginare. L'interfaccia PCI Express 5.0, invece, è una di quelle cose che oggi contano poco e domani conteranno di più: con i giochi attuali il vantaggio rispetto alla generazione di slot precedente è minimo, ma è bello sapere di avere margine in tasca. Il software AMD Adrenalin, croce e delizia Veniamo al pacchetto software, che per AMD è sempre stato un tasto delicato. La suite Adrenalin Edition è, oggettivamente, una delle interfacce più complete e ben fatte in circolazione. Tutto in un posto solo: monitoraggio, overclock, undervolt, registrazione, streaming, le statistiche di gioco, le ottimizzazioni per titolo. Quando funziona, è una goduria avere così tanto controllo a portata di clic. Il pannello prestazioni ti mostra in tempo reale frequenze, temperature, consumi, utilizzo della VRAM. Per uno come me che passa metà del tempo a guardare i grafici mentre l'altra metà gioca, è manna dal cielo. C'è la funzione di undervolt automatico che, nei miei tentativi, ha tirato giù qualche grado e qualche watt senza toccare le prestazioni in modo sensibile. E c'è HYPR-RX, la modalità "tutto attivo" che con un clic ti accende upscaling e riduzione della latenza nei giochi supportati. Comoda per chi non vuole impazzire nei menu. Ma. E un "ma" qui ci sta tutto. La reputazione dei driver Radeon si porta dietro anni di alti e bassi, e sarò onesto: nelle due settimane di prova non ho avuto crash, schermate nere o stranezze, niente di niente, l'esperienza è stata liscia. Però la prudenza la tengo alta lo stesso, perché un campione di due settimane non fa statistica e perché in giro, tra forum e commenti, qualche segnalazione isolata di capricci legati a versioni specifiche del driver salta sempre fuori. Non è un difetto che ho riscontrato io, è una cautela che ti consiglio di tenere a mente. Il mio consiglio spassionato, valido per qualsiasi scheda AMD: quando trovi una versione driver stabile per i tuoi giochi, non avere fretta di aggiornare a ogni release. Funziona, quindi, e funziona bene. Ma è il classico caso in cui la fiducia te la devi costruire nel tempo. Prestazioni e consumi: qui la scheda gioca la sua partita migliore Parliamo di watt, perché è qui che questa Radeon si toglie la sua bella soddisfazione. Il board power è fissato a 245 W, una ventina sopra i 220 W del riferimento per via dell'overclock di fabbrica. E quei 245 W se li tiene stretti: anche sotto stress prolungato, monitorando alla presa con il sistema completo, la scheda non sfora il suo tetto. Niente picchi assurdi, niente comportamenti nervosi. Per alimentarla bastano due connettori PCIe a 8 pin, e un buon alimentatore da 650 o 700 W copre tranquillamente anche un sistema bello carico come il mio con il 7950X. Nessuna ansia da cavo a 12 pin, nessuna saga di adattatori che si sciolgono. Vecchia scuola, e in questo caso è un pregio. Sul fronte termico, il dissipatore fa il suo dovere e pure qualcosa in più. In gaming le temperature del core si sono mantenute su valori bassi, e l'hotspot, pur essendo come sempre qualche grado sopra, è rimasto in una zona tranquillissima. La VRAM, complice quel gel termoconduttivo che citavo prima, non ha mai dato cenni di soffrire. Una sera tardi, mentre stressavo la scheda con un loop di benchmark e Dafne dormiva acciambellata sotto la scrivania, mi sono reso conto che il rumore di fondo del case era praticamente lo stesso a riposo e sotto carico medio. Ed è esattamente quello che voglio da una scheda video. Il comportamento delle ventole merita due righe. A riposo, o sotto carichi leggeri, la modalità semipassiva le spegne del tutto: zero rumore, zero rotazione. Quando si svegliano, alla velocità minima girano intorno ai 1.010 giri al minuto restando sotto i 30 dBA, quindi inudibili in un ambiente normale. Diventano percepibili solo quando salgono oltre i 1.600 o 1.700 giri, ma è una soglia che in gaming reale tocchi di rado. Le ventole sono di diametro più piccolo rispetto a certi modelli premium, quindi per spostare la stessa aria devono girare un filo più veloci, ma il bilancio acustico resta molto buono. In modalità Silent rimangono sotto i 1.500 giri tenendosi abbondantemente sotto i 35 dBA, al prezzo di un hotspot appena più alto. Nulla di preoccupante. Un dettaglio sui consumi a riposo che mi è piaciuto: con la modalità semipassiva e il desktop fermo, la scheda si beve pochissimo e il sistema intero resta fresco e muto. È il genere di comportamento che apprezzi quando il PC ti tiene compagnia tutto il giorno tra una cosa e l'altra. Sulla scelta tra i due BIOS, dopo averci giocato a lungo, il mio verdetto è secco: lascia il Performance e dimenticati l'interruttore. La differenza di rumore con il Silent è talmente sottile, e quella di prestazioni così irrilevante, che non vale la pena di farsi domande. Casomai, se proprio cerchi il silenzio assoluto, investi cinque minuti in un undervolt fatto bene: rende più di qualsiasi switch. Test sul campo: due settimane di gioco vero Bando alle ciance, vediamo come si comporta dove conta. La 1440p è la sua casa, non ci sono dubbi. È la risoluzione per cui questa scheda è stata progettata e quella su cui ho passato la maggior parte del tempo, perché è anche dove vive la stragrande maggioranza dei giocatori PC oggi. In rasterizzazione pura, senza ray tracing e senza upscaling, i titoli AAA al massimo dettaglio mi hanno restituito numeri che ballano grossomodo tra i 90 e i 130 fps a seconda di quanto è pesante il motore. Nei gestionali e nei competitivi vai abbondantemente oltre, e con un monitor ad alto refresh la fluidità è quella che vuoi. La sensazione al pad, e poi al mouse, è di una scheda che non suda mai a 1440p su roba normale. Solo i titoli più cattivi e mal ottimizzati la fanno scendere sotto i 70, e parliamo di casi limite. Sui titoli competitivi il discorso si ribalta in scioltezza. In uno sparatutto online molto popolare, a 1440p con impostazioni orientate alla reattività, sono rimasto stabilmente oltre i 200 fps, con i frame time piatti come un tavolo da biliardo. È lì che il monitor ad alto refresh ti ripaga, e la scheda non batte ciglio. Anche nei simulatori di guida, che amo per quanto stressano in modo costante la GPU, la fluidità è rimasta solida sessione dopo sessione, senza quei cali improvvisi che ti fanno sbagliare la staccata. C'è un episodio che racconta bene il carattere di questa RDNA 4. Un sabato sera, rientrato tardi dal campo di tiro con l'arco, mi sono concesso un paio d'ore su un open world enorme, di quelli che ti mangiano la memoria a colazione. A 1440p tutto al massimo, texture in ultra, il contatore della VRAM si è fermato ben sotto il tetto dei 16 GB. E questo, lasciatemelo dire, è esattamente il margine che tra due anni farà la differenza, quando i giochi pretenderanno sempre di più e le schede con meno memoria inizieranno a singhiozzare. Poi ho attivato l'upscaling, e qui la musica cambia. Con FSR 4 in modalità Quality, in uno dei titoli più esigenti che ho provato, sono passato da circa 130 a oltre 170 fps mantenendo una resa visiva che, lo dico con sincerità, mi ha sorpreso. Ne riparlo nella sezione dedicata, perché FSR 4 è una di quelle cose che cambiano la percezione del prodotto. E il 4K? Qui serve un po' di onestà intellettuale. La scheda ci arriva, ma con le dovute accortezze. In rasterizzazione molti giochi si tengono intorno o sopra i 60 fps, perfettamente godibili, mentre i titoli più pesanti scendono e ti chiedono di scendere a compromessi o di accendere l'upscaling. Una sera, per pura curiosità, ho messo un open world graficamente devastante in 4K nativo tutto al massimo: la scheda ha tenuto, ma su una media che definirei "giocabile, non comoda". Con FSR 4 di mezzo, però, il 4K diventa improvvisamente un terreno percorribile. Il punto è questo: la 9070 non è una scheda nata per il 4K nativo senza aiuti, ma con gli strumenti giusti ci si diverte eccome. Mi è rimasta impressa una cosa, giocando in 4K con l'upscaling: la distanza tra il numero crudo e la sensazione reale. Sulla carta certe medie sembrano risicate, ma con un buon FSR e la sincronizzazione adattiva attiva, l'esperienza percepita è molto più fluida di quanto il contatore lasci pensare. È uno di quei casi in cui guardare solo i grafici inganna, e bisogna avere il pad in mano per capire davvero. Sul ray tracing torno tra poco con i dettagli, ma l'antipasto è questo: in titoli con RT leggero o medio la scheda se la cava benissimo, in quelli con illuminazione completa o path tracing inizia ad arrancare, e lì l'upscaling diventa obbligatorio. Niente di scandaloso, è la natura di questa fascia, ma è giusto saperlo prima di comprare. Quello che mi porto a casa dopo due settimane è una sensazione di solidità. Non è la scheda che ti fa cadere la mascella con i numeri da record. È la scheda che accendi, giochi, e non pensi più all'hardware. Che per la maggior parte di noi è esattamente il punto. Approfondimenti RDNA 4: cosa cambia davvero rispetto a prima Il salto generazionale, su questa architettura, non è il solito "più dello stesso". AMD ha lavorato di fino su due fronti che storicamente erano i suoi talloni d'Achille: ray tracing e accelerazione AI. Gli acceleratori ray tracing sono ora di terza generazione e, a parità di scenario, raddoppiano grossomodo il throughput rispetto alla generazione passata. Tradotto in parole povere: il ray tracing che prima ti faceva piangere ora è una funzione che puoi davvero accendere senza buttare via metà dei fotogrammi. Gli acceleratori AI di seconda generazione sono l'altra metà della rivoluzione silenziosa. AMD parla di throughput INT8 fino a otto volte superiore rispetto a RDNA 3, e questa potenza non serve solo per le sigle: è la base su cui poggia FSR 4, che ora è un upscaling basato su machine learning, e che apre la porta a un uso più serio della scheda per carichi di intelligenza artificiale. Il processo a 4 nm fa il resto, regalando un'efficienza che, in casa AMD, non si vedeva da un pezzo. C'è poi una scelta di posizionamento che trovo intelligente: i 16 GB su entrambi i modelli della famiglia. Non è banale. Significa dare margine di vita alla scheda negli anni, in un'epoca in cui i requisiti di memoria dei giochi crescono senza pietà. È una di quelle decisioni che fai contento tra due o tre anni, quando i tagli di memoria inferiori inizieranno a stringere. FSR 4 e il frame generation Qui c'è la sorpresa più grande di tutta la prova. FSR 4 è il primo upscaling AMD costruito sul machine learning, ed è esclusiva della serie RX 9000 proprio perché si appoggia agli acceleratori AI di cui parlavo. La differenza con le versioni precedenti è notte e giorno. Quei problemi storici di ghosting, di instabilità dell'immagine in movimento, di trasparenze che sfarfallavano: in gran parte risolti. Nei miei test, in modalità Quality, l'immagine ricostruita regge benissimo anche guardandola con la lente d'ingrandimento del pignolo. Read the full article
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Today I changed the PCIe slots. I had to update my boot keys (sudo mokutil --import /var/lib/shim-signed/mok/MOK.der). It's weird because it's the same GPU, darlings, but whatever. I also set an environment variable and changed xorg.conf.🐾