Roberto Asagioli e Luigi Pirandello vivevano nello stesso palazzo a Roma. Mi immagino le conversazioni tra questi due pilastri.
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Roberto Asagioli e Luigi Pirandello vivevano nello stesso palazzo a Roma. Mi immagino le conversazioni tra questi due pilastri.
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"Per poter sopportare e superare i dubbi, lo scoraggiamento e la depressione che ci assalgono nel corso delle notti interiori, ci è di grande aiuto richiamare spesso alla mente la gloria che sempre splende oltre e al di sopra dell’oscurità, e che splenderà sempre maggiormente nella nostra coscienza dopo ogni “notte oscura”. L’uso di questi richiami mnemonici è necessario durante i momenti di oscurità ma è anche molto utile durante le vicissitudini, le prove e le difficoltà della vita di ogni giorno, per sopportare e superare l’influenza della depressione, della paura, del dolore e della violenza che scaturiscono dall’atmosfera psichica (un vero e proprio smog) nella quale l’Umanità sta immersa, oggi in particolare." Roberto Assagioli Cit. Cura
(...) Ritornare al Centro significa ritrovare di nuovo se stessi. Trovare l'essere. Il Centro è anche il rimedio principale dello stress. Infatti lo stress si può affrontare in due maniere principali. La prima è cercare di migliorare la situazione per così dire da dentro. Se sono teso, imparo a rilassarmi, se il mio respiro è affannoso, imparo a respirare profondamente, se i miei pensieri mi assillano, li sostituisco con pensieri piacevoli. Tutti questi metodi sono utili, a volte indispensabili. Tuttavia è possibile anche affrontare lo stress in un altro modo: e cioè staccandocene, e vedere che noi non siamo quello stress. Andiamo in un'altra parte di noi che è in pace. Quel corpo teso non sono io. Quelle emozioni turbolente non sono io.Quella molteplicità di ruoli e di impegni che si accavallano e si contrastano non sono io. Nell'esercizio del Tempio del silenzio si visualizza un tempio in cui c'è un silenzio secolare: noi entriamo e ce ne lasciamo pervadere e rigenerare. Tornare al Centro è come tornare in un santuario,. Il santuario è un luogo completamente protetto. Il Centro per noi è un santuario: è quella parte di noi stessi alla quale possiamo sempre ritornare, perché è lì che ci aspetta , e non va da nessuna parte. Ci protegge, basta che ce ne ricordiamo. Lì troviamo sollievo. Lì possiamo rigenerarsi. Le battaglie e i clangori della vita sono lontani e non ci possono toccare. Piero Ferrucci "Centro" da: "La nuova volontà"
L GIUDICE INTERIORE Mi capita spesso, durante le sedute o i gruppi, che le persone mi chiedano come fare per liberarsi di quella voce interiore svalutante che le blocca nel lavoro, negli studi, nelle relazioni con gli altri. “Spesso quando faccio qualcosa, sento una voce interna che mi critica e che mi dice che non sono all’altezza…" Ma che cos'è questa voce? Secondo la Psicosintesi si tratta del nostro Giudice Interiore, una parte della nostra personalità che si è formata nella prima infanzia per adattarci alle richieste dei nostri genitori e all’ambiente. Il Giudice interiore è il frutto di tutti i divieti, le critiche e le richieste che da bambini abbiamo ricevuto, all’interno del nostro nucleo famigliare o sociale. Il Giudice è un vero e proprio personaggio interiore, che si attiva ogni volta che commettiamo un “errore” o addirittura blocca le nostre azioni ancor prima di metterci in gioco. Ogni volta che tentiamo di esprimere la nostra natura, questa voce ci sussurra che “non andiamo bene”, ci paragona agli altri, ci fa sentire inadeguati, ci punisce. COME LIBERARCI DEL GIUDICE INTERIORE? CONOSCI – ACCETTA – TRASFORMA La prima cosa da fare è imparare a riconoscerlo. Si tratta di un intenso lavoro di consapevolezza, di auto-indagine, in cui iniziamo ad osservare il nostro Giudice ogni volta che si presenta. Cerchiamo di capire chi è, da dove viene, di cosa ha bisogno. Una delle metodologie più efficaci per lavorare sul Giudice Interiore sono i laboratori di Teatro e Psicosintesi, in cui si può diventare padroni di questo personaggio scomodo e comprenderlo nella sua complessità, fino ad arrivare alle nostre ferite più profonde. Come ogni parte di noi, anche il Giudice ha avuto una sua funzione importante per la nostra sopravvivenza psico-affettiva. Il più delle volte esso ci ha permesso di essere amati ed accettati. Il Giudice si attiva per proteggere un Bambino Interiore delicato e vulnerabile. Il Bambino Interiore ha paura, si sente solo, pensa che ci sia qualcosa di sbagliato in lui ed è terrorizzato dall’idea di esser respinto. La chiave per interrompere i meccanismi giudicanti consiste nell’assumerci il compito di accudire noi il nostro Bambino Interiore. Adesso, da adulti, possiamo imparare ad amarci ed accertarci per ciò che siamo e, gradualmente, il Giudice cesserà la propria funzione protettrice per lasciare spazio ad una espressione più ampia di tutto il nostro essere. a cura della Dr.ssa Maria Vittoria Salimbeni
Per affrontare le nostre fragilità può aiutare cercar di capire la forza che già abbiamo dentro di noi, e quella che possiamo sviluppare. Non si tratta di inflazionarsi o di flettere i muscoli. È un lavoro più sottile e intelligente: impariamo a leggere la realtà in un altro modo, a usare strategie nuove, a forgiare il nostro carattere, ad allenare capacità dimentica- te, a cambiare il rapporto con gli altri, e a riconnetterci con l’afflusso di energia e fiducia che viene dal profondo. Ancora più importante, ognuno di noi è chiamato a rispondere al dilemma: gli eventi della mia vita sono il risultato di forze su cui non ho diritto di parola, oppure in qualche modo posso plasmare la mia esistenza e sono responsabile di ciò che io sono? Se riesco a capire che il mio destino non è governato da fattori a me estranei, ma è almeno in parte deciso all’interno del mio mondo interiore, scopro una forza che prima non sospettavo neppure di avere. E mi rendo conto che questa forza ha origine da una funzione tanto importante quanto troppo spesso dimenticata. Una funzione sovente confusa con il pensiero o l’impulso o l’emozione, ma che ha invece un essere suo proprio. Questa funzione è la volontà. Piero Ferrucci. dal suo libro: "La nuova volontà".

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Il lavoro sulle subpersonalità è alla base del percorso psicosintetico. Come possiamo lavorare con le subpersonalità? Con l’osservazione! Prestando attenzione a noi stessi, in particolare al nostro mondo interiore. In un mondo che costantemente e tenacemente ci invita all’estroversione possiamo gradualmente e pazientemente riequilibrare la situazione indirizzandoci all’introversione, incominciando ad auto-osservarci; in altre parole assumiamo l’atteggiamento dell’osservatore. Questo significa semplicemente osservare il nostro stesso comportamento e le emozioni ad esso associate ma anche le nostre sensazioni, le immagini, i desideri, i pensieri, le intuizioni ad esso associate, a partire da ciò che in qualche modo è problematico, ci fa soffrire, ci isola dal mondo o dagli amici, ci crea contrasti nelle relazioni d’amore e quant’altro ci impedisce di vivere serenamente e creativamente. Dobbiamo però evitare di emettere giudizi su ciò che stiamo osservando siano essi benevoli o no perché “quando giudichiamo siamo in genere ‘identificati’ con qualche ideologia, morale, ecc., in ultima analisi con qualche subpersonalità” (De Paolis). La tecnica più semplice e spontanea per conoscersi meglio è tenere un diario. Daniele De Paolis in L’io e le sue maschere, Edizioni Istituto di Psicosintesi, scrive: “Tenendo un diario è possibile vedere con distacco le parti, i personaggi messi in scena nel corso della giornata. Vedere come si recitino alcune parti nei rapporti sociali, generalmente sempre le stesse: alcune più importanti, altre secondarie. Come alcune parti siano richieste in maniera coercitiva da talune persone o da talune circostanze, altre invece rientrano nel nostro repertorio preferito. E tante altre cose. Ancora una volta il fatto di descriverle e quindi di obiettivarle ci distanzia da quelle parti, da quei personaggi.” (p.70) Un’altra tecnica per fare la conoscenza dei nostri personaggi interiori, complessi, meccanismi di difesa e quant’altro, è quella del disegno libero i cui risultati ho sempre trovato sorprendenti e che mi hanno veramente convinto che il dialogo con l’inconscio è possibile oltre che auspicabile. Dopo aver predisposto matite colorate o pennarelli o ciò di cui si dispone per disegnare o dipingere; dopo aver predisposto un bel foglio grande quanto quello di cui si dispone magari non più piccolo di un formato A4, ci si mette a disegnare lasciandosi andare. La nostra sarà una vera opera d’arte perché ci parlerà di noi stessi come non ci eravamo mai visti prima, ma se abbiamo delle pretese artistiche o prestazionali impediamo il dialogo con il nostro inconscio ... Scritta da Ferdinando POTI Blog di psicosintesifaidate
A un certo punto, magari in una crisi, o di fronte a un pericolo, avviene un risveglio in cui l’individuo scopre la sua volontà. Questa rivelazione che l’Io e la volontà sono connessi intimamente può cambiare la totale consapevolezza che un individuo ha di se stesso e del mondo. Capisce di essere un soggetto vivente e agente, dotato del potere di scegliere, di entrare in rapporto, di causare cambiamenti nella propria personalità, negli altri, e nelle circostanze. Questa consapevolezza porta a un sentimento di interezza, di sicurezza e di gioia. Con la certezza che uno ha una volontà viene la scoperta dell’intima connessione tra la volontà e l’Io. Questa è l’esperienza esistenziale di una diretta consapevolezza della pura autocoscienza. Roberto Assagioli Citazione su: "Consapevolezza"
Degli uomini si trovano in una caverna, incatenati, e vedono su un muro le ombre della vita; quando fuoriescono dalla caverna e scoprono la vita e la verità, ciò che dicono viene messo in dubbio dagli altri – «e, dice Platone, rischiano di essere uccisi». Per Ferrucci, la metafora della Caverna di Platone contiene tre idee fondamentali, che sono alla base della terapia e della trasformazione personale. Si tratta dell’importanza di: - Liberarsi dalle Catene; - Sopportare la Luce; - Condividerla con gli Altri. Platone, ricorda Ferrucci, partì per la Sicilia cercando di fondare uno stato giusto, ma non ci riuscì. Alcuni considerano il suo sogno fallito, ma non è così. Il motivo si trova proprio in una sua frase: «La città ideale è quella che riusciamo a costruire dentro la nostra anima». «Allora, qual è il sogno di Platone?», ha chiesto Ferrucci. La Psicagogia (parola che indica il «dominio di sé»). Non a caso questo è il primo nome che Roberto Assagioli ha dato alla Psicosintesi. «La Psicosintesi, è il sogno di Platone». Piero Ferrucci "la Metafora della Caverna di Platone". Breve sintesi dell'intervento al Congresso di Taormina