Tornammo al campo base. Antonio ci accompagnò fino in piazza, poi si congedò, salĂŹ sul furgoncino e se ne tornò al lavoro. Lui ce l'aveva un lavoro vero. Quella giornata era un regalo grandioso. All'inizio, si era prospettata una chiavica, ora invece avevamo un mondo di possibilitĂ nelle nostre mani. C'era solo da inventarsele. Non avevamo alternative: dovevamo per forza divertirci. C'era solo da decidere come. Il Maremmano non aveva ancora detto una parola. Niente, neanche mezza. Non è che fosse un fatto cosĂŹ insolito, era, per natura, un taciturno. Quando ci si impegnava, qualcosina la diceva ed era anche divertente, ma, se non lo spronavi, era capace di starsene muto come un pesce per tutto il tempo. Era arrivato il momento di coinvolgerlo. Era un giorno speciale. E ce lo eravamo meritato tutti. âCosa ti andrebbe di fare, Pietro?â Gli chiesi, abbracciandolo e tirandolo in mezzo al gruppo. âNon saprei. Decidete voi, a me, sta bene tutto.â âChe ne dici di una bella partita al campo sportivo?â Disse con sarcasmo il Tasso. Quel giorno, era in forma il testa piatta. Lo guardammo con gli occhi pieni di rimprovero, ma il Maremmano non fece una piega, sorrise, addirittura. âBeh? Che sono quelle facce? Che cazzo avrò detto mai?â Il Tasso sapeva di aver detto una cattiveria, ma era solo per ridere. âNon ho voglia di andare al campo, Tasso, non ora, almeno. Troppo caldo per i mie gusti. Non mi va di prendermi un'insolazione. Ma, a proposito del campo, devo dirvi una cosaâŚâ Si sedette, abbassò lo sguardo, come a frugare in terra per trovare le parole, poi, quando, evidentemente la ricerca era finita, sollevò lo sguardo e ci fissò: âDevo ringraziarvi.â âPer cosa?â Non volevo essere ringraziato, ancora mi sentivo in colpa. âLo sai bene per cosa. Lo sapete tutti. Senza il vostro aiuto, avrei dovuto passare l'estate nei campi. Mio padre me lo aveva promesso. E lui si vanta di essere uno che mantiene sempre le promesse.â âStavolta s'è sbagliato!â Disse timidamente Sergetto. âCi ha ripensato, non se l'è rimangiata. Lo avete sorpreso. Ieri sera era davvero commosso. Ha detto che voi avete dimostrato il valore dell'amicizia. E che io, ora, devo dimostrare di meritarmela. Ha aggiunto che avete pagato il mio debito, debito che era solo mio, causato dalla mia incapacitĂ di tenere ferme le mani.â âCazzate!â Urlò Tonino, alzandosi in piedi. âTutte cazzate! Tu ci avevi salvato le chiappe, Maremmano, ficcatelo bene in quella tua zucca dura! Al campo, ti sei battuto per noi, non per te. Tu non c'entravi, quei tre coglioni ti avrebbero lasciato in pace, visto che neanche ti conoscevano. A noi, invece, avrebbero sicuramente fatto il culo, se non ci fossi stato tu ad impedirlo, naturalmente. Te lo ridico: sei stato un grande! Il debito quindi era nostro. Tu hai dato l'anticipo e noi ti abbiamo risarcito. Tutto qui. Liscio come l'olio.â âMi dispiace dovertelo dire, amico mio, ma anche tuo padre si è dimostrato un poâ stronzo. Certo, non come quello di Bomba, ma un pochino lo è!â Disse il Tasso, appoggiando una mano sulla spalla di Pietro e guardando in faccia Bomba, da quel provocatore che era. âMio padre non è uno stronzo!â Protestò quest'ultimo, ma con poca convinzione. âEccome se lo è!â Rincarò la dose, Schizzo. âPerchĂŠ il tuo, invece, com'è?â âUguale! Anche il mio. Ma meno del tuo. E meno pure di quello del Tasso.â âBrutto quattrocchi bifolone! Che c'entra adesso mio padre?â âComunque, in parte, ha ragione.â Riprese il Maremmano, alzando il tono della voce per ristabilire la calma. âEâ vero che mi viene subito da alzare le mani. L'ho fatto anche con voi, la prima volta che ci siamo incontrati.â âQuella volta, però, hai sbagliato!â Si affrettò a dire il Tasso, memore anche della figura di merda che aveva fatto.â "Vero, avresti dovuto dargliene di piĂš!â intervenni, infervorato, e. di seguito, rivolto al Tasso;â Certo che quando c'è da dire stronzate, non ti fai pregare!â âPerchĂŠ? Cosa ho detto?â âTe lo sei scordato come sono andate le cose? Abbiamo iniziato noi. Siamo stati noi a lanciare le pietre contro le sue mucche.â âVeramente tu non l'hai fatto.â Disse il Maremmano. âMa non ho neanche impedito che lo facessero loro! Che cambia? La cosa non mi piaceva, ma me ne sono rimasto zitto e fermo. Pure al campo sono rimasto zitto e fermo. Ho avuto paura. Ho paura di quelli piĂš grandi. Non volevo prenderle, ero sicuro che te le avrebbero date e non volevo farti compagnia. Ti ho lasciato solo. Ora mi dispiace. Sono stato un fifone!â Finalmente mi ero tolto quel peso dallo stomaco. âNon prendertela Pietro, sei stato saggio, come direbbe il mio vecchio.â Mi consolò. â Il macello l'ho fatto io. Ho fatto tutto da solo. Non so cosa mi sia preso. Non so cosa mi prende tutte le volte che vedo qualcosa che, secondo me, non è giusta. Non riesco a trattenermi, poi, quando passa, quasi mi faccio paura da solo. Certe cose proprio non riesco a buttarle giĂš. Se vedo uno grande che picchia uno piĂš piccolo, o tanti che se la prendono con uno solo, o con gli animali, mi succede qualcosa. Qualcosa di stranoâŚâ âCosa?â Domandammo in coro. Ci guardò e sorrise: âNon è che, per caso, avete una caramella? Mi si è seccata la gola a forza di parlare.â âPiantala con le sciocchezze, finocchio di un Maremmano! finisci di raccontare! Quando avrai finito, te ne compro un pacchetto di caramelle, tanto i soldi me li ha dati quel cogl⌠quel santâuomo di tuo padre!â Aveva fatto marcia indietro in tempo. l'ho giĂ detto: il Tasso temeva il Maremmano e aveva paura a spingersi oltre. âNon c'è nulla da raccontare. Ve l'ho detto: non so cosa mi succeda. E come se qualcun altro entrasse dentro al mio corpo e prendesse in mano il controllo. Qualcuno che non ha paura di niente e di nessuno. Io divento un semplice spettatore. Vedo tutto, sento tutto, ma non posso farci niente. Ve l'ho detto: è strano.â âCazzo se è strano! Eâ la cosa piĂš strana che abbia mai sentito!â Esclamò Bomba, sgranando gli occhi. âInvece non è strano affatto!â Lo contraddisse Tonino, che, naturalmente, catturò tutta la nostra attenzione. Come non era strano? Era stranissimo! âChe avete da guardarmi con quelle facce da idioti?â ProseguĂŹ, âVoi, a messa, non ci venite mai, altrimenti avreste giĂ capito!â âMa che cazzo vai dicendo, Toniâ? Che c'entra ora la messa?â Ero sorpreso. âGiĂ , che cazzo c'entra la messa?â Fece eco Sergetto. âToninuccio bello sta per spararne una delle sue!â Lo prese in giro Bomba. Tonino non si curò di noi e con l'espressione che, credo, abbia avuto Colombo, quando scoprĂŹ l'uovo di Colombo, disse: Il Maremmano è posseduto! Eâ posseduto dal demonio in persona! Questo spiega tutto!â Ci aveva fulminati. Restammo per un poâ senza parole, poi partĂŹ una di quelle risate corali capaci di coprire pure il rumore delle bombe. Tonino stesso rimase contagiato e si unĂŹ al coro. Quando le acque si calmarono, Schizzo richiamò insistentemente la nostra attenzione. Era perplesso, evidente che qualcosa non gli quadrava. "Che ti prende, nasone? Anche tu sei posseduto dal demonio?â Lo stuzzicò, Tonino. âCol cazzo! E neanche il Maremmano lo è! Andrai pure a messa come un bacchettone, ma, di quello che dice il prete, non hai capito una sega!â âHai capito tu, allora!â âCerto che ho capito! Pensateci bene: come fa ad essere posseduto dal demonio? Non è che se ne va in giro ad ammazzare, arrostire bambini, bruciare le chiese, no. Lui difende le sue mucche, noi poveracci da quelli piĂš grandi, insomma: difende chi non si difende da solo, i deboli!â âE allora? Che vuoi dire? non ti capisco, Schizzo. Dici che non è posseduto?â âNo! Cioè, si! Certo che è posseduto. Ma non dal demonio, da Dio!â âSi, adesso Dio si mette a possedere le persone!â gli rise in faccia Tonino. âDio è Dioâ E fa quel che cazzo gli pare e piace! Non solo possiede le persone, se ne ha voglia, ma, se gli girano, possiede anche il Diavolo!â Concluse Schizzo, soddisfatto.












