Sono uscito dal lavoro. Dovevo andare a casa dato il caldo afoso. Cambio idea però. Decido di andare prima da tiger a comprare quel portapenna più grande nel quale posso mettere molte più penne, gomme, temperini, foglietti, graffette. Mi concedo anche il lusso di comprarmi una scatola di biscotti firmati sempre Tiger quelli a forma di cuore. Quelli con la cannella la quale ha il pernicioso compito di mischiarsi con l'intruglio del dolore. Esco dal Tiger alleggerito, meno sofferente. Vado al migross per comprare l'insalata e il formaggio che mi serviranno dentro un panino con la specialità giornaliera: la 'nduja. Poi il botto. La busta del Tiger mi cade sotto gli occhi dei presenti. Là dove stava quel portapenne, l'oggetto di quel cambio di programma lavoro-casa. Il rumore lascia poco spazio ai fraintendimenti così come la mia espressione facciale : segnale del mio disfacimento interiore. Tutto sotto gli occhi indifferenti degli acquistatori e di chi, tra la verdura e i biscotti, non sa nulla di quello che succede, di cosa s'è andato a rompere oltre ad un cazzo di portapenne.