To Italy with love
In principio fu Vacanze romane. Poi Obsession di Brian De Palma. E ancora, Io ballo da sola. Da sempre Hollywood corteggia il Belpaese, e lo fa con sdolcinate rom-coms (Mangia, prega, ama, Sotto il sole della Toscana, Only you: amore a prima vista), o con adrenalinici inseguimenti sui sampietrini, come quelli di James Bond in Quantum of solace, della banda di The Italian job o dei bellocci protagonisti di Operazione U.N.C.L.E.. Un’Italia talvolta anche in giallo ed in nero, come quella di Hannibal e di Angeli e demoni (degno di nota il pirotecnico, e anche molto sexy, Camerlengo in versione action hero), ed addirittura terra di supereroi – segnaliamo le sequenze girate al Forte di Bard in Avengers - Age of Ultron (2015) e le spiagge del Cilento e della costiera amalfitana patria delle Amazzoni nell’acclamato Wonder Woman (2017).
A questa Italia cinematografica da cartolina, ferma nel tempo, decadente e caciarona, si è contrapposto in questi anni sul grande schermo un Belpaese più raffinato, e per questo dobbiamo ringraziare Luca Guadagnino e la sua trilogia del desiderio.
Io sono l'Amore (2009) è il ritratto di una famiglia dell'alta borghesia milanese, ed in particolare del tormento interiore che anima l'algida madre di famiglia (Tilda Swinton). A fare da sfondo alla vicenda, l'imponente dimora di famiglia, Villa Necchi Campiglio, Milano e gli splendidi scorci della campagna ligure.
Con A bigger splash (2015) Guadagnino ci porta sull'isola di Pantelleria per proporci un remake de La Piscina (1969). Ritroviamo nuovamente Tilda Swinton, questa volta nei panni di una rockstar in ritiro forzato nella sua villa da sogno accompagnata dal suo tenebroso e bellissimo compagno, il suo ex produttore e compagno di vita (uno strepitoso Ralph Fiennes) e la maliziosa figlia di quest'ultimo. Il confronto con il film originale è infelice, un cast come quello originale è irripetibile e così anche le sue atmosfere, ma vale la pena vederlo per farsi una propria opinione in merito.
L'ultimo capitolo della trilogia è l'ormai arcinoto Chiamami col tuo nome (2017). Adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di André Aciman, è già un cult della generazione Z. Sceneggiatura d'autore (di James Ivory, premiata con un Oscar), fotografia elegante e soprattutto un cast fenomenale (su tutti svettano la giovane scoperta Thimotée Chalamet e Michael Stuhlbarg) fanno di questo un film che entra nel cuore. Ringraziamo Guadagnino per aver celebrato una parte di Italia spesso additata come noiosa terra di nebbia e zanzare, ovvero la Bassa Padana. Crema, Moscazzano, Pandino sono il locus amoenus dei giovani favolosi Elio e Oliver, e chissà adesso quanti giovani di tutto il mondo sogneranno di scorrazzare anche loro in bicicletta lungo le nostre soleggiate stradine di campagna!
Ora non ci resta che attendere l'uscita di Suspiria, remake del capolavoro di Dario Argento sempre per mano del buon Guadagnino. Questa volta la troupe si è spostata in quel di Varese, e noi potremo non solo godere nuovamente del talento di questo regista, ma anche riscoprire una Italia bellissima e lontana dai flash dei turisti.














