Alberto Andreoli Barbi per PHILUM Chi sei? Che cosa sei?
Chi sei? Che cosa sei?
Senza peccare della presunzione che accompagna questa frase, sfrutto l’occasione per poter dire “lei non sa chi sono io!”. Mi chiedo se chi usa abitualmente espressioni di questo tipo conosca davvero sé stesso. Conoscersi è una conquista che potrebbe non costituire uno spavaldo motivo di vanto in società .
Chi sei? Che cosa sei?
Sono un estraneo ma non per questo distante. Non voglio definirmi solo per cosa mi differenzia dall’altro. Rischierei di diventare uno straniero, emulo del personaggio di Meursault creato da Albert Camus, la cui crisi di identità lo porta a smarrire ogni briciolo di umanità . Per evitare di punirmi, considero che nulla di umano mi sia estraneo, perché vorrei poter parlare anche di chi non ha orecchie per sentire l’altro.
Chi sei? Che cosa sei?
Me lo chiedo ogni volta che vado a votare, alla ricerca di un simbolo e di un nome nel quale riconoscermi. Non ho più un’identità politica: sono diventato tanto liquido da non bere più nessuna promessa.
Chi sei? Che cosa sei?
Sono una delle creature che incontra Alice nel paese delle meraviglie. Se vuoi sapere davvero chi io sia, prendo in prestito le parole che le diceva la Duchessa: non credo di essere altro che ciò che potrebbe sembrare agli altri, non credo di essere altro che ciò che ero o avrei potuto essere non fosse altro che ciò che sono stato sarebbe sembrato loro essere altro. Sono una realtà che ancora non sai immaginare.
Chi sei? Che cosa sei?
Sono stato uomo e sono stato donna, come Tiresia. Se il passaggio da un sesso all’altro era una punizione divina per l’incapacità dell’indovino tebano di riconoscersi nell’altrui condizione, il superamento dell’appartenenza di genere è stata la ricompensa al mio sforzo di narrare ogni punto di vista. Però Zeus non mi ha regalato la dote di prevedere ciò che sarebbe accaduto, finché non ho scritto la parola fine.
Chi sei? Che cosa sei?
Non sono una cosa, sono un essere umano. Al massimo potrei offrirmi come oggetto di studio per le scienze sociali che nel momento stesso in cui analizzano le persone, rischiano di cambiarle. Come accaduto alle operaie dello stabilimento della General Electric di Hawhtorne, sottoposte ad anni di controlli per verificarne la produttività che cresceva proporzionalmente all’interesse dei ricercatori nei loro confronti. La sociologia scopriva l’umanità , ovvero quanto la cura e le attenzioni altrui rendessero migliori, se non addirittura felici. L’oggetto della scoperta diventava soggetto di una storia che meritava di essere ricordata.
Chi sei? Che cosa sei?
Vuoi che mostri la mia carta d’identità , così la finiamo? La mia identità sarà la carta sulla quale scriverò nome, cognome, cittadinanza e residenza dei personaggi che metto in scena. Il mio stato civile varierà sposando uno stile dal quale divorzierò nel lavoro successivo, tornando ad essere libero ma vedovo dei brani che l’editor taglierà prima della pubblicazione. La statura dipenderà dalla profondità che darò al mio racconto, mentre i capelli avranno il colore delle idee che mi cresceranno in testa. Segni particolari? Scrivere, per definizione, è lasciare un segno. Quanto particolare sia, lo lascio giudicare al lettore.
Chi sei? Che cosa sei?
Ancora non hai capito: sono bugia e veritĂ . Sono tutto quello che la creativitĂ permette che io sia.
Alberto Andreoli Barbi
PHILUM
Dario Ghibaudo, Umberto Zampini e Alberto Andreoli Barbi a cura di Patti Campani
Tatler, via Rialto 29/2 Bologna dal 26 maggio al 14 luglio aperto dal lunedi al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 chiuso giovedi pomeriggio e festivi












